Italia
Ai semafori multe automatiche anche se ci si ferma oltre la riga
di Maurizio Caprino
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Assoluzioni in serie. I processi penali aperti una decina d’anni fa sui controlli automatici del passaggio col rosso ai semafori, si sono chiusi in modo molto meno clamoroso di come erano iniziati. Così ora di questi controlli non si parla più. Eppure c’è ancora abbastanza da dire sui possibili abusi cui si prestano: negli ultimi anni - a causa di una modifica al Codice della strada che forse è “sfuggita di mano” - vengono puniti anche conducenti che in realtà non hanno commesso alcuna infrazione, o ne hanno commessa una ben meno grave di quella contestata.

In sostanza, è diventato possibile punire non solo chi passa col rosso, ma anche chi semplicemente supera la striscia di arresto, senza arrivare ad attraversare l’incrocio. Un’infrazione lieve, che difficilmente causa problemi di sicurezza e a volte è resa addirittura necessaria (si pensi al caso di una lunga coda in cui cerca di farsi largo un’ambulanza, costringendo i primi della fila a superare la striscia per fare largo). Eppure anche per questa il legislatore ha consentito controlli automatici.

Sanzioni automatiche

È accaduto con la legge 120/2010 (la “miniriforma” del Codice della strada), che ha aggiunto al comma 1-bis dell’articolo 201 il comma g-bis, con una serie di articoli la cui violazione è diventata sanzionabile in automatico: l’unica condizione è che il ministero delle Infrastrutture approvi le apparecchiature per rilevarle. Tra questi articoli c’è il 146, che riguarda tutte le violazioni della segnaletica. Tra esse ci sono il passaggio col rosso e il superamento della striscia d’arresto all’incrocio; il primo era già rilevabile in automatico, per cui erano già disponibili apparecchi in grado di funzionare - con lievi modifiche al software - anche per punire chi oltrepassa la striscia, anche se probabilmente il legislatore, quando ha incluso l’articolo 146 nel comma g-bis, aveva in mente altre infrazioni più pericolose.

Così, mentre per queste ultime non sono mai stati possibili controlli automatici, per il superamento della striscia è stato facile iniziare a multare. Fin troppo facile, in alcuni casi.

Quello più delicato è proprio il superamento necessitato dall’arrivo di un mezzo di soccorso a sirene spiegate: non sempre quest’ultimo è visibile sui fotogrammi che documentano l’infrazione e quindi per presentare ricorso con possibilità di vittoria occorrerebbe procurarsi testimoni convincenti. Il problema sarebbe stato pressoché risolto se il ministero delle Infrastrutture avesse imposto per l’approvazione degli apparecchi un requisito minimo più severo rispetto a quello fissato nel 2003-2004 per i rilevatori di passaggio col rosso. All’epoca “ci si accontentò” che lo strumento scattasse due foto dell’infrazione: la prima che cogliesse il veicolo a cavallo della striscia di arresto mentre il semaforo è rosso, la seconda che lo ritraesse quando era all’incirca al centro dell’incrocio. Ma già pochi anni dopo erano arrivati apparecchi in grado di produrre un filmato, che nel caso del superamento della striscia di arresto necessitato da un mezzo di soccorso potrebbe dimostrare proprio il sopraggiungere di quest’ultimo, anche vari secondi dopo.

Meno delicato, ma ugualmente fastidioso, è il caso di chi sbaglia la corsia nella quale incolonnarsi (non necessariamente per furbizia, viste le carenze della segnaletica italiana). Quando il semaforo è verde per la direzione che egli vuol seguire e rosso per quella sulla cui corsia si è invece incanalato, l’apparecchio rileva - giustamente - un transito vietato. Ma ci sono state situazioni in cui il trasgressore, accortosi dell’errore, si è fermato poco dopo la striscia di arresto, poi ha ricevuto un verbale che invece gli contestava il passaggio col rosso. Una violazione incompatibile col comportamento realmente tenuto: si può configurare solo se si attraversa l’incrocio.

In questo caso, persino gli apparecchi che hanno solo il requisito minimo del doppio fotogramma consentono di evitare il problema, dando modo di verificare che la violazione contestata non è avvenuta: basta che gli agenti osservino le immagini che sono chiamati a validare prima di spedire il verbale. Avendo loro omesso verifiche dovute, si potrebbe chiedere un annullamento già in autotutela, per errata valutazione del fatto (prevista dalla circolare n. 66 emanata dal ministero dell’Interno il 17 luglio 1995), senza bisogno di presentare ricorso. Ma i corpi di polizia sono sempre restii a concederla. Si può provare a sbloccare la situazione ricordando che le omesse verifiche potrebbero essere segnalate all’autorità giudiziaria perché potrebbero configurare reati come il falso in atto pubblico e l’abuso d’ufficio.

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