Politica20
La distanza «europeista» di Mattarella e il caso Libia
di Lina Palmerini
Img Description

Quando al termine di un incontro ufficiale si diffonde un comunicato in cui si parla di colloquio «franco e rispettoso» vuol dire che in quella franchezza è stata espressa una certa distanza nelle posizioni e che tale è rimasta anche alla fine. Ed è quello che è accaduto ieri al Quirinale in occasione del pranzo offerto da Sergio Mattarella a Erdogan. Mentre fuori infuriavano le manifestazioni oltre che le polemiche politiche, il suo staff ha dettato alcune righe di commento alle agenzie in cui trapelava - con quei due aggettivi – la conferma di un grande distacco di vedute. Il fatto è che il capo dello Stato non aveva alcuna intenzione di tacere l’aspetto più scottante nella visita del presidente turco, nonostante alcune convergenze di natura economica e una sintonia – non secondaria – sulla questione libica. E dunque non c’era alcun bisogno che gli esponenti dei vari partiti gli ricordassero il grande “buco nero” dei diritti umani perché è stato in cima ai colloqui e ampiamente trattato e non solo come posizione italiana ma come posizione di chi si riconosce nelle scelte dell’Europa.

In particolare, la versione di Erdogan di bollare come “terrorismo” qualsiasi atto di dissenso e aver preso di mira quasi tutte le categorie – dai magistrati ai giornalisti – è quella che viene respinta con maggiore decisione sia in chiave interna che esterna quando coinvolge la Siria e la questione curda. Anche qui, al Colle non è stata fatta valere solo l’impostazione dell’Italia ma quella di un Paese che si riconosce nei valori, nella linea e nella strategia dell’Europa. Nessuno dei due interlocutori ha taciuto le rispettive obiezioni, o come dicono i collaboratori di Sergio Mattarella, «nessuno dei due è stato morbido» ma non per questo è stata negata una collaborazione su altri fronti. E infatti i rapporti bilaterali con Ankara restano buoni sul fronte degli scambi commerciali.

Ma, più importante e vitale per l’Italia, è la questione Libia. Qui c’è un primo dato da sottolineare che le uniche due ambasciate ad aver riaperto sul territorio libico sono proprio quella italiana e poi quella turca e che il modo su come gestire le prossime tappe è simile. È chiaro che non è al Quirinale che spetta la politica estera ma, al pranzo, si è molto discusso di pacificazione libica, del coinvolgimento di tutte le fazioni e della necessità di creare una nuova classe dirigente e su questi argomenti si è trovata un'unità di vedute. E nemmeno è stato sottovalutato l’aiuto arrivato da Ankara sul fronte dell’immigrazione: i tre milioni e mezzo di siriani accolti nei confini turchi sarebbero stati una “bomba” per un’Europa dilaniata dalle polemiche politiche sull’immigrazione. Polemiche ed episodi di violenza, come quello accaduto a Macerata che solo ieri Mattarella ha voluto commentare per tenersi più lontano possibile dal fuoco incrociato delle dichiarazioni tra sfidanti della campagna elettorale.

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni