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Vendite all’estero al record storico Made in Italy pronto a replicare nel 2018
di Luca Orlando

Un rallentamento «drammatico», spiegava Roberto de Azevedo, che dovrebbe suonare come un allarme per tutti. È passato poco più di un anno, ma il grido di dolore lanciato dal direttore generale della Wto pare appartenere quasi ad una diversa era geologica. Lo scatto del commercio globale è forse la sorpresa migliore del 2017, anno che nasceva sotto pessimi auspici non solo per le previsioni ancora incerte sulle economie dei Brics ma anche e forse soprattutto per l’incognita Trump e i possibili effetti collaterali di un irrigidimento delle regole degli scambi. Timori per ora rientrati, che consegnano all’Italia il miglior anno della storia in termini di vendite correnti oltreconfine, lanciate verso quota 450 miliardi di euro. Rapporto di cambio meno penalizzante rispetto al passato, crescita globale sostenuta, sviluppo numerico di una classe media “affamata” di qualità rappresentano le condizioni di contesto ideali per sostenere il made in Italy. Che in effetti, aiutato anche da risorse aggiuntive stanziate dal Governo in termini di promozione, ha reagito di conseguenza.

Nei primi dieci mesi la crescita (+7,7%) è ampiamente superiore rispetto alle previsioni dello scorso anno, risultato di un progresso corale che riguarda praticamente tutti i mercati. Ad eccezione del Medio Oriente non si registra alcun arretramento nelle principali macroaree e anche l’analisi puntuale è nettamente favorevole.

Lo scorso anno a presentare acquisti di made in Italy in frenata rispetto al 2015 erano infatti 104 nazioni, scese ora a 69: tra i primi dieci paesi in “rosso” per controvalore del 2016, in terreno negativo ne rimangono soltanto due, Algeria ed Arabia Saudita. Inversione di rotta guidata anzitutto dai Brics, che per l’intero 2017 hanno sostenuto il made in Italy piazzando acquisti crescenti, in più di un caso con progressi a doppia cifra.

Dei 26,5 miliardi di vendite aggiuntive realizzate nel corso dei primi dieci mesi, quasi la metà proviene dall’area extra-Ue, con incrementi rilevanti per Russia (+1,2 miliardi), Cina (+2,1 miliardi) e soprattutto Stati Uniti, in grado di incrementare gli acquisti di prodotti italiani di quasi tre miliardi di euro, portando ovviamente il totale al nuovo record storico. Risultati, quelli ottenuti dalle nostre imprese, positivi in termini assoluti ma anche nel confronto globale. Diversamente da quanto accade per la produzione industriale, infatti, le nostre performance nell’export sono in media superiori rispetto a quelle dei nostri principali concorrenti europei, Germania e Francia in primis. Un guadagno di quote di mercato che è evidente ad esempio negli Stati Uniti, con l’Italia in grado di arrampicarsi al nono posto tra i maggiori fornitori di Washington (eravamo decimi lo scorso anno), superando per la prima volta nella storia la Francia. Un quadro analogo è visibile rispetto ai principali mercati di sbocco extra-Ue, con i risultati dell’Italia, in termini di crescita, sistematicamente superiori rispetto alla media della Ue a 28. Accade per gli Stati Uniti ma anche in Cina, Russia, India e Giappone.

Una “festa”, quella dell’export, a cui seppure con forza diversa partecipano tutti i settori (in rosso solo i mezzi di trasporto diversi dalle auto). Decisiva, anche in questo caso, la spinta della filiera meccanica, con vendite oltreconfine di auto lievitate in dieci mesi di 2,4 miliardi, di oltre 4 per i macchinari.

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