Politica Economica
Rivoluzione 4.0, più occupati ma mancano 62mila «specializzati»
di Marta Paris
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La spinta all’innovazione della rivoluzione 4.0 ha aperto nuove opportunità alle imprese generando l’offerta di prodotti e servizi inediti e decretando la nascita di nuovi profili professionali in grado di interpretare i potenziali di sviluppo e di cambiamento. Ma nonostante gli occupati nel settore Ict siano 755mila con una crescita di 82mila lavoratori negli ultimi 6 anni, restano scoperti 62mila posti per mancanza di figure professionali formate e specializzate. Un dato in aumento del 30% rispetto al 2015. Questi i principali risultati del focus Censis Confcooperative «4.0 la scelta di chi già lavora nel futuro» presentato oggi a Roma.

I profili mancanti, imprese a caccia di developer e analisti
Sulle 62mila richieste di figure specializzate da parte delle imprese – spiega lo studio Censis Confcooperative – la maggiore concentrazione si osserva per la figura del developer, lo sviluppatore di applicazioni web, «con oltre 26 mila vacancies presentate, un incremento del 23,8% fra il 2015 e il 2016 e una quota sul totale dei profili più richiesti del 42,5%. Segue a distanza la figura dell’analista di sistemi informativi con 8.800 richieste e un differenziale del 29,6% sul 2015».

Il «peso» dell’Ict sull’occupazione
In termini di peso relativo, oggi in Italia, il focus evidenzia come su 100 occupati 3,3 sono riconducibili alle professioni Ict, mentre solo 1 su 100 è un professionista Ict ad elevata qualificazione. In termini assoluti, invece, l’occupazione nelle professioni Ict ha raggiunto nel 2016 «le 755mila unità, con un incremento di 82mila addetti rispetto al 2011». In sei anni, mentre l’occupazione totale rimaneva pressoché stazionaria, nel perimetro delle professioni Ict gli addetti sono aumentati del 12,2%. Gli specialisti di questo settore «sono oggi 234 mila, con un incremento di circa 80 mila nei sei anni considerati: fra il 2011 e il 2016, sono cresciuti del 52%».

Sud batte Nord per crescita di imprese digitali
Campania, Sicilia e Puglia «sono tra le prime quattro regioni italiane dove negli ultimi 6 anni c’è stata la maggiore crescita di imprese digitali. In Campania, le imprese digitali sono cresciute del triplo rispetto al Piemonte. Staccate del 10% Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia». Il primato del Mezzogiorno sul Nord è messo in evidenza dallo studio Censis Confcooperative che spiega come a guidare la classifica per aumento di aziende Ict tra il 2011 e il 2017 sono Campania con un incremento del 26,3%, Sicilia con il 25,3%, Lazio con il 25,1% Puglia, 24,2%. Confermando come i processi di sviluppo basati sul digitale trovano terreno fertile anche in aree spesso ai margini della dinamica economica e produttiva intesa in senso tradizionale. Spostando il confronto dalle regioni alle macro aree il risultato non cambia, nello stesso periodo, «il Mezzogiorno è quello con il più alto tasso di crescita di imprese digitali,+21,9%; seguito dal Centro con un incremento del 20,7%, mentre al Nord si osserva un'estensione della base produttiva del 14%».

Il digitale spinge le vacanze, 57% prenotate online
Nel 2016, evidenzia lo studio, «su 100 prenotazioni di viaggi con pernottamento in esercizi ricettivi in Italia, 54 sono stati “intermediati” dal web, ma la percentuale sale al 57% nel caso dei viaggi prenotati per vacanza, con 7 punti in più rispetto al 2015». L’effetto traino del digitale, dunque anche sui consumi. A fronte di un aumento del potere d’acquisto delle famiglie italiane «che nel 2016 è cresciuto dell'1,6% rispetto al 2015» e del valore dei consumi «che segna un ulteriore aumento dell'1,5%, se confrontato con l'anno precedente», l’ammontare degli acquisti on line «si è progressivamente esteso con incrementi a due cifre fra il 2014 e il 2017. In quest'ultimo anno l’incremento è statodel 16,9% e ha portato il valore dell’e-Commerce a 23,6 miliardi di euro, il 38% dei quali è riconducibile ad acquisti on line collegati al turismo che sono stimati in crescita dell'8,5% nel 2017 rispetto al 2016».

Formazione strategica per cogliere opportunità 4.0
«Le persone più qualificate – sottolinea Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – saranno quelle che potranno cogliere le opportunità della rivoluzione 4.0. Questo ci deve portare a un investimento straordinario in formazione e innovazione perché tutti siano in condizione di capitalizzare le opportunità. Siamo per un 4.0 dal volto umano che non lasci indietro nessuno». In Italia, spiega Gardini solo l'8,3% dei lavoratori sono impegnati in programmi di formazione permanente (Lifelong learning ndr), al di sotto della media europea che è del 10,8%. Occorre dunque fare molto di più perché, aggiunge «formare non è una spesa, ma un investimento sul futuro del paese».

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