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Mps, i pm di Milano: manager usavano scudo e conti offshore
di Redazione online
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Alcuni manager del vecchio Monte dei Paschi di Siena avevano operato «un imponente scudo di somme di denaro», che è emerso in seguito a un sequestro da parte delle Procure di Milano e di Siena a carico dei gestori del broker di Enigma, agenzia coinvolta nell'indagine in corso sull'istituto di credito senese. Lo ha spiegato il sostituto procuratore della Repubblica di Milano, Giordano Baggio, nel corso di un'audizione alla commissione di inchiesta sulle banche alla quale ha partecipato anche il collega pm Stefano Civardi. Secondo i due magistrati, che hanno indagato sulla banca tra il 2011 e il 2012 e poi dall'estate 2014, la crisi di Monte Paschi non è da imputare alle operazioni sui derivati Alexandria e Santorini, quanto piuttosto alla crisi economica e del sistema.

Brunetta: obiettivo audire Visco e Vegas prima di Natale
Intanto il vice presidente della Commissione Renato Brunetta ha spiegato che l’obiettivo è di audire il presidente della Consob Giuseppe Vegas e il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco «prima di Natale».

Scudo per 17,8 milioni
Per quanto riguarda Mps, secondo quanto riferito da Baggio, il broker, d'accordo con alcuni manager delle banche, «avevano aperto una serie di conti correnti in giurisdizioni offshore, gestiti attraverso San Marino e approdati in banche di Singapore». Quanto ai nomi, continua il sostituto procuratore, «uno importante è quello di Gianluca Baldassarri, capo dell'area finanza di Mps, il quale è emerso abbia scudato somme per 17,8 milioni di euro».

In giudizi Bankitalia criticità erano evidenti
«Che ci fossero parecchie cose che non andavano leggendo ispezioni di Bankitalia era più che mai evidente», ha detto il pm Civardi rispondendo alle domande della Commissione di inchiesta in merito al Monte dei Paschi di Siena e, in particolare, alla vicenda dell'acquisto di Banca Antonveneta. «La questione Mps - ha precisato - non è certo esplosa l'anno scorso, i segnali di criticità erano sicuramente evidenti per il mercato, e dalla lettura dei verbali ispettivi di Bankitalia, le ispezioni concludevano con giudizi in cui erano evidenziate una serie di criticità». Civardi ha sottolineato inoltre che «l'autorità di vigilanza aveva lanciato molti warning sulla partimonializzazione propedeutica all’acquisto di Antonveneta».

Mai emersi elementi su "stecca" prezzo Antonveneta
La presunta tangente, la "stecca" come la definisce uno dei magistrati milanesi, sui 9 miliardi pagati nel 2008 da Mps per pagare l'acquisto di Antonveneta non è mai stata trovata, ricordano i pm Baggio e Civardi. I due magistrati spiegano che già i colleghi senesi provarono a indagare sul tema del prezzo di acquisto senza trovare riscontri e quando le carte arrivarono per competenza a Milano, nell'estate 2014, era troppo tardi per indagare. «La corruzione tra privati rimane un reato a querela di parte e si prescrive in sei anni - sottolinea Stefano Civardi - e nell'estate del 2014 non poteva essere un tema d'indagine».

Consulente capì collegamento Alexandria senza "mandate"
Nella vicenda del derivato Alexandria del Monte dei Paschi il pm Baggio rivela un particolare. Un consulente della Procura meneghina già nel settembre del 2012, prima che venisse scoperto il famoso mandate agreement nella cassaforte del Monte dei Paschi da parte dei nuovi vertici della banca, in un esame dell'operazione ipotizzò il collegamento tra la ristrutturazione di Alexandria e l'asset swap sui Btp 2034 fatto dal Monte dei Paschi con Nomura. L'occultamento del mandate è la base della condanna in primo grado per ostacolo alla vigilanza degli ex vertici della banca. Il processo d'appello è in corso a Firenze. Baggio nel corso dell'audizione davanti alla Commissione d'inchiesta sulle banche ha riportato il testo delle conclusioni del consulente su Alexandria. «Chiedemmo al consulente tecnico, che allora aveva una visione molto limitata dal materiale probatorio», una valutazione di Alexandria, afferma Baggio. E aggiunge, leggendo le conclusioni consegnate nel settembre 2012: «La concomitanza tra la ristrutturazione del cdo Alexandria e il regolamento della maxi asset swap BTP 2034 risulta particolarmente cruciale; entrambe le operazioni sono curate dalla medesima banca d'affari (Nomura, ndr) e la documentazione raccolta lascia aperte diverse ipotesi che comprendono anche costi occulti o accordi per trasferire perdite da un'operazione all'altra». Un'ipotesi di collegamento che gli ispettori della Banca d'Italia all'epoca non riuscirono ad individuare.

Acquisto Antonveneta a scatola chiusa, fu infelice
Rispondendo alle domande della commissione, Baggio ha detto che per l'Acquisto di Banca Antonveneta «non è stato possibile per Mps effettuare una due diligence completa, è stata comprata una banca a scatola chiusa, è stata una decisione infelice». Il pm ha precisato poi che «quello che è stato fatto è stato occultare le perdite, molte operazioni sono state fatte prima e non dopo» l'acquisto di Antonveneta».

Crisi banca fu strutturale
La crisi del Monte dei Paschi all'inizio del decennio dipese da motivi strutturali e non dalle ristrutturazioni Alexandria e Santorini che servirono ad occultare possibili perdite quindi a risolvere problemi. Le due ristrutturazioni non furono il problema per la banca. Questa la valutazione fatta dai sostituti procuratori di Milano davanti alla commissione d'inchiesta sulle banche. «La crisi di Mps - sostiene Civardi - va incorniciata in una crisi di sistema: Mps aveva tanti titoli di Stato, una quota doppia rispetto alle altre banche ed è chiaro che quando scoppia a fine 2010 il problema del debito sovrano soffre più delle altre. Gli npl sono un altro capitolo importante della crisi del Monte: quando un sistema è in crisi i soggetti che ho finanziato non mi ripagano più. Quindi ci sono con ogni evidenza cause strutturali che con Santorini e Alexandria non c'entrano nulla».

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