Attualita
Licata, parla Maria Grazia Brandara, il commissario anti-abusivismo: «Minacciata di morte»
di Roberto Galullo
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«Rischiati a toccare le nostre case e sei morta, ti sgozziamo via, fai una sola cosa contro di noi e ti scanniamo. Ti seguiamo e ti controlliamo a vista». È solo l'inizio di un messaggio intimidatorio, che si chiude con la foto di una cassa da morto vuota, arrivato a Maria Grazia Brandara, 61 anni, commissario straordinario a Licata (Agrigento) dopo la sfiducia votata al sindaco antiabusivismo Angelo Cambiano. Brandara aveva già guidato il Comune, sempre da commissario, dal dicembre 2014 al giugno 2015.

La minaccia è seria, come spiega al Sole24ore.com una Brandara molto scossa, al punto da chiedere perfino scusa al cronista per la sua scarsa lucidità, «perché la missiva, giunta mercoledì ma della quale ho preso conoscenza solo ieri sera di ritorno da Roma, è stata indirizzata al mio domicilio privato di Palermo, che conoscono in pochissimi. Sono infatti ospite di un conoscente ma questo lo sanno davvero in pochi».

Il riferimento al controllo a vista è dunque da prendere assolutamente sul serio e Brandara, che finora vive senza scorta nonostante una catena di attentati e minacce in 40 anni di attività politica e amministrativa, aspetta di approfondire la questione con capo della Procura, prefetto e questore. Intanto, nei suoi movimenti fino ad Agrigento, nella cui provincia vive il fine-settimana, chiederà ai vigili di accompagnarla.

Nella lettera, però, c'è anche un riferimento proprio alla sua vita e alla sua casa di Naro, dove abita, e del cui Comune è stata anche sindaco. Attualmente Brandara ricopre anche la carica di capo della segreteria particolare del vicepresidente della Regione Siciliana Maria Lo Bello e presidente dello Ias (Industria acque siracusane). Per diventare ancora commissario di Licata, città nel quale l'abusivismo è una piaga devastante che ha condotto all'addio dell'ultimo

sindaco che aveva tenuto la barra dritta sulle demolizioni disposte dalla Procura, Brandara ha abbandonato il ruolo di commissario straordinario dell'Irsap (l'Istituto regionale che governa le aree produttive industriali).
«L'ho fatto come atto di amore per la città - continua a spiegare al sole24ore.com - perché non sopportavo l'idea che fosse definita come una città di mafiosi. Ora basta un cretino per riportare tutti a pensare alle sole demolizioni. Ma io ho la schiena dritta».

La sua forza non le impedisce però di riflettere sul futuro. «La mia tentazione primaria è di lasciare tutto - continua a dichiarare - . Non ho figli né marito e in vita mi è rimasto un solo fratello che ora vive nella paura per questa ulteriore minaccia alla mia vita». La spugna gettata sarebbe un'ulteriore sconfitta dello Stato. Non certo di Brandara.
r.galullo@ilsole24ore.com

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