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Scuola, Fedeli: «Al lavoro per sbloccare gli scatti dei docenti»
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“Stiamo lavorando per trovare le risorse, pur in questa fase stretta, per sbloccare gli scatti stipendiali” dei docenti universitari. Lo ha ribadito la ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ai microfoni di Luca Telese su Radio24, nella prima puntata della trasmissione 24 Mattino.

«Dobbiamo trovare le risorse per il rinnovo dei contratti di tutto il personale della scuola e dell'università», ha precisato Fedeli. L’uscita dalla crisi e la creazione di nuove opportunità di lavoro per i giovani sono «collegate alla migliore formazione possibile: questa la fanno i docenti all'interno del percorso formativo, compreso quello dell'università». «Quindi il rinnovo dei contratti per il comparto non contrattualizzato, come quello dei docenti universitari, significa lo sblocco degli scatti su cui stiamo lavorando: trovare risorse è all'attenzione del governo e certamente alla mia attenzione».

Ridurre media da 3 a 2 anni? È fake news
Ridurre la scuola media da tre a due anni? «È una fake news», ha ribadito la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli. «Non sono d'accordo nel merito - ha sottolineato - e poi, sapendo che abbiamo 5 mesi di legislatura, quello su cui sono impegnata è l'attuazione al meglio delle innovazioni che sono state introdotte dalle deleghe, ora decreti attuativi, della legge 107 e il rinnovo dei contratti di tutte le figure professionali della filiera del sapere, dalla scuola all'università».

Università,occorre allargarla mantenendo qualità
«Dobbiamo allargare la possibilità di partecipare» all'istruzione universitaria, «mantenendo la qualità e innovando la didattica, per far corrispondere sempre più le lauree agli sbocchi effettivi richiesti da un'economia della conoscenza» e per far fronte alle «innovazioni del mondo e della nostra società», ha detto la ministra parlando di accesso programmato alle facoltà universitarie.

«Questo significa in qualche modo non di dire di no oggi alle ragioni per cui esiste il numero chiuso, perché le due cose non sono in contraddizione: mantenere la qualità e le valutazioni sui corsi non è in contraddizione con l'allargamento. Servono investimenti e su questo dobbiamo puntare». La ministra ha ricordato che restiamo il Paese con il minor numero di diplomati e laureati e ha sottolineato che «dobbiamo tornare a investire sull'università, oltre che sui percorsi formativi come l'istruzione professionale». Servono dunque maglie più larghe per il numero chiuso? “Ci dobbiamo porre il tema, dobbiamo allargare il numero di laureati e non solo di iscritti, sapendo che non deve andare a discapito della qualità formativa. Questo è a tutela degli studenti oltre che del Paese».

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