Attualita
Morti e tumori: la mappa dei rischi nelle Forze armate
di Marco Ludovico
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Le conclusioni sono sconfortanti. «Si è diffuso un senso d’impunità, l’idea che le regole c’erano e ci sono, ma che si potevano e si possono violare senza incorrere in effettive responsabilità. E si è diffuso tra le vittime e i loro parenti un altrettanto devastante senso di giustizia negata». La relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle forze armate, presieduta da Gian Piero Scanu (Pd), è un’accusa durissima contro l’amministrazione della Difesa.

«I siti militari sono insidiati da molteplici rischi lavorativi e ambientali». Di più: «Il mondo delle Forze Armate è apparso chiuso alle istanze di rinnovamento in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro». E peggio ancora: «Le scelte strategiche di fondo che attualmente ispirano la politica della sicurezza nel mondo delle Forze Armate – si legge nella relazione - umiliano i militari ammalati o morti per la mortificante sproporzione tra la dedizione dimostrata in attività altamente pericolose dal militare e la riluttanza istituzionale al tempestivo riconoscimento di congrui indennizzi».

E anche la magistratura, secondo la commissione d'inchiesta, non fa tutta la sua parte. «Vi sono zone del nostro Paese in cui proprio non si celebrano processi in materia e altre in cui questi processi vengono avviati magari per omicidio colposo o lesioni personali colpose, ma poi le indagini – sottolinea il documento - risultano condotte con una tale lentezza o senza gli indispensabili approfondimenti, con la conseguenza che si chiudono con il proscioglimento nel merito o per prescrizione del reato».

I missili al torio, le risposte mai arrivate
Al Pisq, il poligono di Salto di Quirra in provincia di Nuoro, venivano lanciati missini “Milan” con un sistema di puntamento contenente torio, elemento radioattivo e cancerogeno. Si parla di 1.187 missili lanciati. «Nonostante le ripetute richieste indirizzate all’Amministrazione della Difesa, la Commissione non ha ricevuto risposte esaurienti circa l’attuale disponibilità da parte delle Forze Armate di missili Milan contenenti radionuclidi, o comunque di armamenti che contengono o che possono liberare agenti chimici, fisici, radiologici, biologici, potenzialmente nocivi per la salute umana e/o per l'ambiente».

Il radon, l’amianto, le stime sui tumori
«Per decenni le Forze Armate italiane hanno esposto personale militare e civile ad elevatissime concentrazioni di gas radon, un gas radioattivo noto per la sua cancerogenicità». Non meno grave il pericolo corso per l’amianto. «Secondo quanto comunicato dalla Difesa, nel comparto si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma; dai dati raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1101, di cui 570 mesoteliomi pleurici».

Poligoni, un concentrato di minacce per la salute
Al poligono di Capo Teulada «si calcola che sulla superficie si potrebbero trovare residuati per un peso totale che varia tra 1750 e 2950 tonnellate. Questi residuati contengono quantità rilevanti di materiali inquinanti e sono potenzialmente in grado di determinare la contaminazione dell'ambiente». Sottolinea la relazione: «Sebbene la Commissione abbia prima richiesto e poi sollecitato allo Stato Maggiore della Difesa l’acquisizione dei documenti di valutazione dei rischi di tutti i poligoni, aree esercitative e arsenali militari Italiani, i documenti prodotti alla Commissione non coprono la globalità dei siti interessati».

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