Politica
Cybercrime, garante privacy: nel 2016 danni ad aziende per 9 miliardi
di Andrea Gagliardi
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«Nel 2016 gli attacchi informatici avrebbero causato alle imprese italiane danni per nove miliardi di euro, ma meno del 20 per cento delle aziende farebbe
investimenti adeguati per la protezione del proprio patrimonio informativo». È l’allarme lanciato dal Garante privacy, Antonello Soro, nella Relazione annuale al Parlamento. Citando il recente caso Wanna Cry , che ha generato allarme in tutto il mondo, il Garante ha ricordato che «secondo stime recenti, nello scorso anno le infrastrutture critiche sarebbero state oggetto del 15 per cento di attacchi in più rispetto al precedente e sarebbero cresciuti del 117 per cento quelli riconducibili ad attività di cyberwarfare, volte a utilizzare canali telematici per esercitare pressione su scelte geopoliticamente rilevanti».

Per Soro, «per garantire davvero la cybersecurity - componente strategica della sicurezza nazionale e pubblica - è necessario evitare il rischio della parcellizzazione dei centri di responsabilità, con una centralizzazione di competenze e un’organica razionalizzazione del patrimonio informativo,
anzitutto pubblico».

Soro: monopolisti web condizionano intera umanità Attenzione ai «tanti “grandi fratelli” che governano la rete». È l’altro monito del Garante privacy, che nella Relazione annuale al Parlamento ha sottolineato come «un numero esiguo di aziende», cioè i monopolisti del web, possieda «un patrimonio di conoscenza gigantesco» e disponga «di tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi, con la conseguenza che,
un numero sempre più grande di persone - tendenzialmente l’umanità intera - potrà subire condizionamenti decisivi».

Fake news, no «tribunali verità», sì a responsabilità
Per Soro la risposta alle fake news non va cercata né nella «via esclusivamente tecnologica», né in quella «penale, che finirebbe con l’assegnare alla magistratura il ruolo di Tribunale della Verità». Il fenomeno delle fake news e l’uso distorto del web che ne è alla base «vanno invece contrastati con una strategia complessa e articolata, a partire da un forte impegno pubblico e privato nell'educazione civica alla società digitale, dalla sistematica verifica delle fonti e da una forte assunzione di responsabilità da parte di ciascuno: dal singolo utente alle redazioni e, certo, ai grandi gestori della rete». Il garante ha poi ridefinito «illegittima l’ipotizzata costituzione di una banca dati per la misurazione del “rating reputazionale”».

Scudo privacy anche con la Cina
Il Garante per la privacy ha sottolineato inoltre la necessità di estendere il rigore «doverosamente utilizzato dalle autorità di protezione dei dati europee per valutare il sistema di garanzie statunitensi». Come? Utilizzando «gli stessi parametri in tutti i contesti, a partire dalla valutazione dei trasferimenti con la Cina, conseguenti alla crescente presenza nel mercato europeo degli operatori di tale Paese». Di qui l’appello a «batterci per promuovere uno scudo privacy anche con la Cina»

Telemarketing, controlli anche in Paesi Ue e extra Ue
Uno dei fronti aperti nell'attività del Garante privacy è il telemarketing, settore in cui nel 2016 sono arrivate all'Autorità circa 6000 segnalazioni e in cui «con
crescente frequenza dovrà richiedersi la collaborazione di altre autorità di controllo, sia nel territorio dell'Unione (Romania e Bulgaria), sia al di fuori di esso (Albania e Svizzera)». In questo ambito - ha ricordato Soro - «abbiamo suggerito al legislatore modifiche normative tali da rafforzare le garanzie dei cittadini e contrastare, in particolare, le condotte elusive della disciplina fondata sul consenso. Il disegno di legge di riforma di tale disciplina, all’esame del Senato, ha raccolto alcune di queste indicazioni e, ove superati gl effetti contraddittori di una norma contenuta nel ddl concorrenza , potrebbe condurre verso un governo più efficiente del settore».

Intercettazioni, mettere in sicurezza intera filiera indagini
Soro è tornato poi sul tema intercettazioni, sottolineando la necessità di mettere in sicurezza tutta la filiera investigativa, perché «solo l’adozione di adeguate misure di sicurezza, da parte di ciascun soggetto coinvolto in ogni fase dell’indagine, può contribuire a minimizzare i rischi inevitabilmente connessi alla frammentazione dei centri di responsabilità, derivanti dal coinvolgimento di soggetti diversi nella catena delle attività investigative.

Foto figli sui social, è allarme pedopornografia
Il garante ha infine lanciato l’allarme sulla «crescita vertiginosa» della
«pedopornografia in rete e, particolarmente nel dark web». Nel 2016 «due milioni le immagini censite, quasi il doppio rispetto all'anno precedente». E «fonte involontaria - ha sottolineato - sarebbero i social network in cui genitori postano le immagini dei figli»

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