Attualita
I giornalisti di Report potrebbero essere ascoltati dai pm di Milano
Img Description

Gli inquirenti milanesi, titolari dell’inchiesta con al centro una presunta maxi tangente da 1 miliardo e 92 milioni di dollari che sarebbe stata versata da
Eni e Shell a politici nigeriani, sarebbero intenzionati, da quanto scrive l’Ansa, ad ascoltare i due inviati di Report, Luca Chianca e Paolo Palermo, fermati nei giorni scorsi dai servizi di sicurezza in Congo, rilasciati e arrivati stamani a Roma.

I due giornalisti, infatti, hanno spiegato di aver intervistato nel Paese africano Fabio Ottonello, imprenditore italiano con interessi in Congo e di cui ha parlato a verbale uno degli indagati dell'inchiesta milanese dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, l'ex manager Eni Vincenzo Armanna.

Quest’ultimo ha sostenuto che con un aereo privato di Ottonello potrebbero essere usciti dalla Nigeria 50 milioni di dollari in contanti che dovevano andare, almeno in parte e stando sempre alla versione di Armanna, all’allora ad Eni Paolo Scaroni. Gli inquirenti hanno potuto ricostruire che quei 50 milioni
sarebbero stati consegnati a casa dell'ex manager Roberto Casula in Nigeria.

La puntata di Report
L’inchiesta sulla presunta tangente Eni in Nigeria alla quale stavano lavorando i due inviati di Report, «andrà comunque in onda lunedì 27 marzo in prima serata su Rai3, perché i blackout non sempre riescono a cancellare tutte le memorie», ad assicurarlo Sigfrido Ranucci, che cura il programma dopo averne raccolto il testimone da Milena Gabanelli.

Che cosa è accaduto in Congo
«Report - spiega la nota diffusa sul sito del programma - era a Pointe Noir per seguire una delicata indagine sulla presunta maxi tangente dell'Eni pagata per lo sfruttamento del giacimento “Opl 245” in Nigeria, vicenda su cui sta lavorando la Procura di Milano e dove sono indagati l'ex manager Scaroni e
l’attuale Claudio Descalzi. Chianca e Palermo erano arrivati a Pointe Noir lunedì, hanno organizzato il lavoro e mercoledì mattina, dopo aver realizzato un'intervista con Fabio Ottonello, (l’imprenditore italiano con molteplici affari e con grande influenza per aver sposato Sandrine, una delle figlie di Denis Nguesso, il presidente della Repubblica del Congo), sono stati fermati dai servizi di sicurezza. Ottonello, secondo l’ex dirigente Eni, Vincenzo Armanna, diventato il super teste dell'inchiesta, avrebbe messo a disposizione un suo aereo privato per trasportare due trolley contenenti parte della tangente al sicuro in un caveau in svizzera. Secondo Armanna si sarebbe trattato della parte destinata a Scaroni».

Mercoledì mattina, al termine dell'intervista con Ottonello, Chianca ha scritto un sms a Ranucci, in cui esprimeva il timore di poter ripartire per l’Italia: “Adesso tocca uscire dal Congo'”. Pochi minuti dopo Chianca ha inviato un secondo sms in cui spiegava che “erano arrivati in albergo uomini dell'agenzia di sicurezza in borghese per conoscere la lista dei nomi e nazionalità delle persone. Da quel momento - si legge ancora - si sono interrotte tutte le comunicazioni. Gli inviati di Report hanno cercato di copiare e trasferire i file dell'intervista in Italia, ma non è stato possibile a causa di un improvviso quanto tempestivo blackout delle linee telefoniche che ha riguardato tutta la zona. I due giornalisti sono stati trasportati nel palazzo della Direction de la Surveillance du territoire, dove
sono stati segregati per 3 giorni e due notti, seduti su una sedia di plastica, in una stanza di due metri quadrati invasa da insetti».

«Determinante - fanno sapere ancora da Report - per la liberazione dei giornalisti l'attività diplomatica dell'ambasciatore Andrea Mazzella supportata dal ministero dell'Interno italiano, e quella della Security Rai coordinata
dal direttore Genseric Cantournet e da Ennio Matano che hanno seguito l'evolversi della vicenda. In cambio della liberazione dei giornalisti la sicurezza nazionale congolese ha sequestrato telefoni, schede sim, computer, telecamere e soprattutto il girato con l'intervista a Ottonello».

Il commento di Eni
«Siamo contenti che questa vicenda che ha coinvolto i due giornalisti di Report si sia risolta positivamente e a loro va tutta la nostra solidarietà». È quanto afferma una portavoce del gruppo che aggiunge: «Abbiamo appreso dalla stampa che stavano realizzando un servizio sulla vicenda del blocco OPL 245, in relazione alla quale siamo come sempre a disposizione della redazione per fornire le
informazioni del caso. Teniamo a ribadire l’assoluta correttezza dell'operato di Eni nell’ambito dell'acquisizione del blocco».

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni