Attualita
In nome della privacy niente controlli su mail e telefonini aziendali
di Antonello Cherchi
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È vero che l’azienda può verificare come vengono utilizzati gli strumenti di lavoro forniti ai dipendenti, ma questo non può tradursi in un controllo indiscriminato, con accessi anche ai contenuti custoditi nelle dotazioni messe a disposizione del lavoratore. Per questo il Garante della privacy ha richiamato all’ordine una multinazionale, la quale aveva posto “sotto osservazione” in maniera sistematica le mail e il telefonino forniti ai dipendenti.

Il reclamo
A far scattare l’intervento dell’Autorità è stato il reclamo di un lavoratore , il quale ha lamentato un controllo invasivo da parte dell’azienda, tanto durante il rapporto di lavoro quanto dopo il licenziamento, dei contenuti della posta elettronica e dell’uso dello smartphone aziendale. Le verifiche del Garante hanno effettivamente riscontrato diverse irregolarità compiute dalla multinazionale nel trattamento dei dati personali.

Mail sotto osservazione
Intanto, la società non aveva adeguatamente informato i dipendenti sulle modalità e sulle finalità di uso degli strumenti aziendali che metteva a loro disposizione e sull’utilizzo delle informazioni personali che transitavano su quei dispositivi. Inoltre, il sistema di posta elettronica era stato configurato in modo che una copia delle mail venisse conservata per dieci anni e, per di più, era possibile accedere al contenuto dei messaggi, i quali - così come consentiva la policy aziendale - potevano anche avere carattere privato. In caso di cessazione del contratto, la multinazionale aveva poi previsto che le caselle di posta elettronica rimanessero attive per sei mesi dopo l’uscita del dipendente dall’azienda, impedendo, tuttavia, a quest’ultimo di poterle visionare e permettendo, invece, ad altre persone interne alla società di leggerle.

Telefonini controllati da remoto
Anche gli smartphone aziendali erano tenuti sotto controllo dal datore di lavoro, che da remoto poteva accedere a tutte le informazioni custodite sui telefonini (anche quelle di carattere privato), che potevano essere copiate, cancellate e anche comunicate a terzi. Comportamenti che - ha sottolineato il Garante - ledono la libertà e la dignità del lavoratore. Per questo, la multinazionale deve astenersi dall’usare ulteriormente i dati personali dei dipendenti acquisiti con le procedure ritenute illegittime (potrà conservare quelle informazioni solo per farle eventualmente valere in sede giudiziaria) e il Garante si è riservato di valutare l’applicazione di sanzioni amministrative, possibilità per la quale ha aperto un procedimento autonomo.

17 FEBBRAIO 2017
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