Attualita
Uber, i tassisti e il nodo eterno delle licenze da rottamare
di Maurizio Caprino
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Di per sé, l’emendamento che ha scatenato le proteste dei tassisti non cambierebbe nulla: sulla lunga partita della concorrenza tra taxi e noleggi con conducente (tra cui Uber), la sostanza del decreto milleproroghe resta che la politica si è concessa un’ulteriore proroga prima di decidere. Così il nuovo termine è il 31 dicembre prossimo: lo era nella versione originaria del decreto e viene confermato in quella emendata dal Senato. E allora perché le proteste?

Tralasciando i sospetti di una manovra premeditata (ieri sera i posteggi taxi di Roma si sono svuotati di colpo e in quegli stessi minuti era diventato praticamente impossibile prendere la linea con i centralini dei radiotaxi), resta comunque l’idea che i tassisti vogliano cercare di chiudere la partita a loro favore. Hanno i loro motivi.

Infatti, il milleproroghe sospende ancora una volta l’efficacia della norma del 2008 (decreto legge 207, articolo 29, comma 1-quater) che imbriglierebbe i noleggi con conducente (Ncc). Essa dispone che:

- gli Ncc possono operare solo con i clienti che si presentano nella loro rimessa e chiedono di essere trasportati;

- i veicoli Ncc possono stazionare solo «all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco»;

- la sede del noleggiatore (vettore) e la rimessa possono essere situate solo nel territorio del Comune che ha rilasciato l’autorizzazione a svolgere l’attività di Ncc.

Dunque, niente prenotazioni telefoniche come i taxi né app come quella che ha reso possibile l’avvento di Uber.

Queste «garanzie» erano state accordate ai tassisti a seguito di altre proteste, quelle del 2008, che all’epoca misero in ginocchio Roma, creando peraltro seri problemi alla giunta Alemanno, molto vicina al governo dell’epoca. Poi ci si rese conto che erano cappi alla concorrenza fin troppo pesanti e si decise di non decidere, rinviando tutto di volta in volta come si sta facendo con questo milleproroghe. Così arriveremmo al 31 dicembre 2017. Le norme resteranno vaghe e saranno i giudici di volta in volta a decidere a chi andrà sequestrata l’auto e a chi no.

Si può andare avanti così, mentre negli Usa si parla (e talvolta straparla) di sperimentazioni di servizi addirittura senza autista, con le vetture a guida autonoma? Evidentemente no: la tecnologia magari non arriverà nei tempi “rapidi” che oggi tante grandi aziende interessate “soffiano” nelle orecchie dei giornalisti, ma arriverà.

E allora forse il problema va risolto in altro modo. Riconoscendo che i tassisti sono spesso vittime, perché nel sistema chiuso che vige da decenni (e favorisce alcuni di loro che sono diventati potenti anche per rapporti con la politica e che a volte esercitano indirettamente anche da Ncc) hanno dovuto acquistare la licenza pagando anche più di 100mila euro. Un investimento il cui valore non può essere azzerato. Per questo, occorre probabilmente abolire il sistema chiuso. E studiare un modo per indennizzare almeno in parte i titolari di licenza, rendendone morbido l’atterraggio nel mercato libero. Un mercato libero che poi va controllato seriamente.

16 FEBBRAIO 2017
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