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Medio Oriente e Africa
Al primo posto Yenetics (Cagliari)
Alb.Ma.
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Identificare fino a 100 malattie genetiche con un test prenatale non invasivo, disponibile in sette giorni e con un grado di precisione del 99 per cento. È il progetto alla base di Yenetics, la startup cagliaritana che si è aggiudicata ieri la posizione numero uno nell'edizione italiana di Start Tel Aviv 2016: il contest lanciato da ministero degli Affari esteri israeliano e la municipalità di Tel Aviv per selezionare imprese innovative da un totale di 23 paesi al mondo. Il premio? Un bootcamp di cinque giorni (25-29 settembre) nello stesso hub israeliano della tecnologia, in concomitanza con la vetrina del Dld: Digital Life Design Festival Tel Aviv, evento di settore che riunirà imprese, gruppi di ventur capitalist e una lista di colossi internazionali che va da Microsoft a Facebook.

Del resto sono i requisiti di selezione per Start Tel Aviv, concluso ieri alla sede milanese di Talent Garden, a rispecchiare le esigenze di un sistema che si alimenta con i talenti più giovani. Tra i criteri: almeno una presenza femminile fra Ceo e fondatori, età media tra i 25 e i 35 anni e un ambito di applicazione compreso tra Ict e internet of things, il cosiddetto internet delle cose. Un ritratto che si applica bene a Yenetics, capitanata dal Ceo Chiara Saba e operativa dallo scorso aprile tra Italia, Germania e Stati Uniti. Il suo prodotto, vendibile sotto forma di un “kit test” da 2.500 euro, si rivolge agli operatori della sanità (cliniche private, laboratori, ospedali) ed è stato sviluppato con una raccolta di finanziamenti da 350mila euro. Il quartier generale resta in Sardegna, anche se l'espansione è appena iniziata. E gli altri finalisti? Sul podio di Start Tel Aviv sono salite anche una app per le famiglie (Le Cicogne) e un'impresa che coniuga tessile e sostenibilità (Orange Fiber). Le Cicogne, cresciuta con 300mila euro di finanziamenti in tre round, funziona come un motore di ricerca per baby sitter qualificati: gli utenti possono scegliere chi fa al caso proprio su una base di 4mila “sitters”, 3mila famiglia e 80 città, con tanto di feedback degli utenti. Orange Fiber, nata nel 2014 con sedi tra Catania e Trento, ha messo a punto un tessuto prodotto con gli scarti di agrumi. L’obiettivo è fabbricare entro il 2019 l’equivalente di 7 milioni di metri di forniture sostenibili, firmati poi da 50 brand nell’orbita della Greenpeace Detox Campaign.

12 LUGLIO 2016
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