Europa
Il viaggio inglese di Benedetto XVI nel segno di Newman. Obiettivi e ostacoli di una visita inedita
di Massimo Donaddio
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Sono giorni di grande attesa quelli che precedono il viaggio del papa in Gran Bretagna, dal 16 al 19 settembre. Attesa e trepidazione, condite di polemiche sui casi di pedofilia che hanno investito il clero e che, c'è da credere, aumenteranno di intensità nei giorni della visita papale. Ma al di là delle possibili critiche e contestazioni, la visita di Benedetto XVI a Londra, Edimburgo e Birmingham ha tutti i contorni di un viaggio di portata storica, poiché si tratta del primo invito ufficiale del governo di Londra a un pontefice dai tempi della riforma di Enrico VIII (sedicesimo secolo) e dello sganciamento della Chiesa d'Inghilterra dal papa di Roma. Giovanni Paolo II visitò il Regno Unito nel 1982, ma la sua fu una visita prettamente pastorale, rivolta al popolo dei cattolici inglesi, e non su esplicito invito della Corona.

Accanto a questo elemento "politico" di indubbia importanza, nella mente e nel cuore di papa Ratzinger il viaggio in Gran Bretagna è ricco di suggestioni e di obiettivi. Benedetto XVI si rivolgerà ai cattolici inglesi - circa il 10% del totale, una comunità vivace e fedele alla pratica religiosa, sempre più influente nel paese (come testimonia il caso del convertito al cattolicesimo Tony Blair, che firma un articolo sulla visita del papa sull'Osservatore Romano) - ma soprattutto a una nazione chiave del mondo occidentale, altamente secolarizzata e multietnica, nella quale la stessa Chiesa d'Inghilterra (a capo della quale vi è ufficialmente la regina) si trova in stato di sofferenza, attraversata da lacerazioni interne in tema di dottrina morale. Nella comunione anglicana sono state infatti riconosciute le ordinazioni episcopali femminili e benedette le nozze omosessuali, decisioni che hanno causato la ribellione di intere parrocchie e diocesi, soprattutto nei paesi del Commowealth (Australia prima di tutti), passate in blocco alla Chiesa cattolica grazie a una contestata costituzione apostolica vaticana che creava delle condizioni ad hoc per integrare gli ex anglicani nella comunità cattolica. Un gesto che, tra l'altro, provocò tensioni ecumeniche piuttosto forti con l'arcivescovo anglicano di Canterbury, Rowan Williams.

Il papa troverà in Gran Bretagna il paese del famoso scienziato non credente Stephen Hawking e la culla della campagna atea organizzata dall'Associazione umanista e da Richard Dawkins sui bus di Londra («Probabilmente Dio non esiste. Ora smettila di preoccuparti e goditi la vita»). Lo stesso professore oxfordiano Dawkins, con il giornalista Christopher Hitchens, aveva anche lanciato l'idea provocatoria di arrestare Benedetto XVI per lo scandalo pedofilia proprio in occasione del viaggio in Gran Bretagna. D'altra parte l'Inghilterra è un paese altamente multiculturale, dove la presenza islamica è forte, dove il nome più diffuso per i neonati è Mohammed - non più Paul, John o Andrew - e dove il capo dei servizi religiosi della tv di stato è il musulmano Aaquil Ahmed. Ve lo immaginate un musulmano a capo dei programmi religiosi Rai? In ogni caso proprio la vecchia zia Bbc ha preparato una copertura dell'evento papale in grande stile, e non può certo essere accusata di ignorare o boicottare l'evento.

Per Benedetto XVI, quello inglese, sarà un altro pulpito dal quale predicare il messaggio cristiano e la necessità che l'Europa non dimentichi le sue radici bibliche, le sue tradizioni di fede e i valori etici che ne hanno plasmato la storia. Lo farà servendosi di una grande figura di pensatore inglese, che egli stesso beatificherà domenica 19 a Birmingham: John Henry Newman, intellettuale e teologo formatosi a Oxford, convertitosi al cattolicesimo e diventato cardinale. Poeta, scrittore, pensatore vissuto nel XIX secolo, è considerato uno dei più grandi apologisti della fede cristiana che la Gran Bretagna abbia prodotto, ritenuto tra i precursori del Concilio Vaticano II, studioso dei padri della Chiesa proprio come Ratzinger, cultore del rinnovamento spirituale inglese. Una figura in cui Benedetto XVI si ritrova molto e un altro degli intellettuali europei in grado di legare insieme fede e ragione, fedeltà alla Chiesa cattolica - alla quale ha aderito dopo lunghe riflessioni e approfondimenti interiori - e rispetto della libertà e della coscienza del singolo.

Un messaggio che papa Ratzinger intende rilanciare in una nazione che è stata nella storia fiera avversaria della Chiesa di Roma - tanto che per molti pensatori inglesi dell'età moderna era impossibile essere contemporaneamente cattolici e buoni sudditi della Corona - ma che riveste ancora un ruolo unico nel Vecchio Continente come punta avanzata della modernità europea e finestra sul mondo globalizzato, multirazziale e multireligioso con il quale il cattolicesimo si deve inevitabilmente confrontare.

14 SETTEMBRE 2010
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