Fisco
Tetto al contante, il valzer delle modifiche da Monti a Renzi (fino a Salvini)
di Giovanni Parente
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Un’altalena, o meglio un ottovolante. In meno di dieci anni la soglia sull’utilizzo del contante è cambiata per ben sei volte. E addirittura sia nel 2008 e nel 2011 è variata per ben due volte.Ora sono le dichiarazioni del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, all’assemblea di Confesercenti («Per me non ci dovrebbe essere nessun limite alla spesa per denaro contante: ognuno è libero di pagare come vuole e quanto vuole») a rilanciare di nuovo il dibattito sull’utilità o meno di mantenere un tetto al contante. Con un interrogativo di fondo: la limitazione all’uso del contante è davvero un deterrente in chiave antievasione o chi fa il «nero» aggira anche questo limite?

Ora il tetto è a 2.999,99 euro

Dal 1° gennaio 2016 i pagamenti in contante sono consentiti fino a 2.999,99 euro. È stato il presidente del Consiglio all’epoca, Matteo Renzi, a voler riportare in alto la soglia: una volontà che si è poi materializzata all’interno della legge di Bilancio. Un’iniziativa in cui in molti avevano visto il tentativo di ridare fiato ai consumi e quindi di incentivare la ripresa della domanda interna.

Per i money transfer, invece, è rimasta inalterata la soglia di 999,99 euro. Anche perché - e questo non può essere sottovalutato - i limiti sull’impiego del contante sono contenuti all’interno del decreto antiriciclaggio (decreto legislativo 231 del 2007), che è stato oggetto di un aggiornamento appena un anno fa a causa del recepimento della quarta direttiva comunitaria in materia.

La stretta dei mille euro

L’innalzamento della soglia è arrivato dopo che il contante aveva “toccato” il suo minimo storico. Era il dicembre 2011 e l’Italia era in piena tempesta degli spread. Il Governo Monti appena insediatosi fece un ulteriore passo indietro all’interno del decreto salva-Italia, consentendo il contante fino a 999,99 euro. Ulteriore perché già ad agosto la soglia era stata portata (in carica c’era il Governo Berlusconi con Giulio Tremonti al ministero dell’Economia) a 2.499,99 euro.

Gli altri vincoli su assegni e libretti al portatore
Ma non bisogna solo ricordarsi dei limiti al denaro contante. Anche assegni e libretti al portatore soggiacciono a specifiche restrizioni. Nel primo caso l’emissione di assegni senza la clausola «Non trasferibile» a partire da mille euro è sanzionata dal 4 luglio 2017 con importi che vanno da 3mila a 50mila euro. Sanzioni per cui si è generato un movimento di opinione, sottolineandone l’eccessività. Una linea fatta propria anche dal Parlamento che proprio sul filo di lana della scorsa legislatura aveva espressamente chiesto al Governo in un parere della commissione Finanze di rivedere il sistema in un’ottica di proporzionalità rispetto alla violazione commessa.

Sul secondo fronte, quello dei libretti, dal 4 luglio 2017 è consentita, infatti, esclusivamente l'emissione di libretti di deposito, bancari o postali, nominativi. Allo stesso tempo è vietato il trasferimento dei libretti al portatore esistenti. Inoltre il termine ultimo di estinzione è stato fissato al 31 dicembre 2018. Per i libretti al portatore trasferiti o non estinti, infatti, si va da un minimo di 250 euro a un massimo di 500 euro.

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