La Sentenza
Diffamazione, sì al sequestro preventivo della pagina Facebook
di Patrizia Maciocchi
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La libertà di esprimere il proprio pensiero sui social network, trova un limite nella diffamazione, in presenza della quale scatta il sequestro preventivo della pagina “incriminata”. Con la sentenza 21521, la Cassazione definisce “originale” la tesi dei ricorrenti, che avevano affidato a Facebook le loro considerazioni infamanti nei confronti di terze persone. Secondo gli autori i loro sproloqui non potevano essere oscurati, senza che prima venisse accertata in giudizio la potenziale lesività. Ancora una lamentela riguardava la disparità di trattamento tra siti web e testate giornalistiche on line.

Ad essere “sgradito” era stato il preventivo oscuramento delle pagine Facebook, ordinato dal giudice delle indagini preliminari, che aveva prescritto al fornitore del servizio di renderle inaccessibili agli utenti. La Suprema corte ricorda la possibilità di adottare la misura preventiva, imponendo al fornitore Internet di intervenire anche in via d’urgenza. La possibilità di equiparare i dati informatici alle cose, in senso giuridico, consente, infatti, di inibire la disponibilità delle informazioni in rete impedendo così il protrarsi delle conseguenze del reato. Obiettivo che, ovviamente, non sarebbe raggiunto, se si dovesse aspettare l’accertamento giudiziario del “crimine”.

Bizzarra anche la pretesa di avere la stessa tutela di un giornale on line. La Cassazione non mette in dubbio il fatto che i blog, i social network, le mailing list o le newsletter, siano degli strumenti attraverso i quali manifestare liberamente il proprio pensiero, come garantito dalla Costituzione, non possono però avere la stessa tutela, in tema di sequestro, di cui gode la stampa, anche nella forma on line. La differenza, piuttosto intuitiva, sta nel fatto che i generici siti non sono soggetti agli stessi obblighi e alle stesse garanzie previste dalla normativa sulla stampa. Nel grande calderone del web chiunque può dire la sua spaziando dalla religione all’astrofisica, dall’etica, alla politica, innescando con altrettanta libertà repliche e controrepliche da parte del popolo “virtuale”.

I giudici non hanno difficoltà a spiegare il motivo della lamentata disuguaglianza nella tutela. Un quotidiano o un periodico telematico, strutturato come un vero e proprio giornale tradizionale con una sua redazione e un direttore responsabile, non si può certamente paragonare ad un qualunque sito web “aperto” ad ogni genere di contributi. A volte interessanti, a volte ininfluenti e, qualche volta, diffamatori.

16 MAGGIO 2018
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