Diritto
Per ottenere il risarcimento non spetta al passeggero dimostrare che l’aereo è arrivato in ritardo
di Matteo Prioschi
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Per chiedere il risarcimento in caso di volo aereo in ritardo, un passeggero è tenuto ad allegare alla domanda solo il biglietto, senza essere obbligato a dimostrare a che ora è arrivato a destinazione. È onere della compagnia aerea dimostrare eventualmente che non si è verificata la situazione oggetto del reclamo.

Questa la posizione espressa dalla Corte di cassazione nella sentenza 1584/2018 depositata ieri in cui viene espresso questo principio di diritto: «il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell’inadempimento del vettore. Spetta a quest’ultimo, convenuto in giudizio, dimostrare l'avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissate dall’articolo 6, comma 1, del regolamento Ce 261/2004».

Per arrivare a tale conclusione i giudici prendono in considerazione il regolamento Ce 261/2004 e la Convenzione di Montreal che regolano i rapporti tra compagnie aeree e passeggeri, la prima a livello europeo e la seconda a livello internazionale. Tali documenti contengono un principio di presunzione di responsabilità del vettore a cui quindi spetta “discolparsi”.

Inoltre, è a vantaggio del passeggero anche il principio di “prossimità della prova” in quanto costui non «ha disponibilità di una prova diretta del ritardo dell’aeromobile su cui viaggiava (tranne, in ipotesi, la riproduzione fotografica dei tabelloni informativi dell'aeroporto)» mentre la compagnia può accedere facilmente alla prova ufficiale dell'orario di arrivo, dato che tutti i voli sono tracciati anche dalle autorità aeroportuali.

Bocciata pure la tesi, sostenuta dal vettore, che nelle condizioni generali di vendita del biglietto gli orari non sono garantiti e non costituiscono parte del contratto di trasporto. Secondo i giudici «una simile clausola di esonero del vettore dalla responsabilità prevista dalle convenzioni internazionali» (nel fatto specifico ritenuta non acquisita nel processo) «sarebbe nulla, in quanto in costrato con norme imperative, o quantomeno vessatoria, sicché occorrerebbe la dimostrazione della prova della specifica approvazione per iscritto».

24 GENNAIO 2018
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