Epoca
Aston Martin Virage, un scelta di successo per chi ha 70mila euro da investire
di Vittorio Falzoni Gallerani
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Dopo ventuno travagliatissimi anni, l'Aston Martin, finalmente giunta, nel 1986, nel porto sicuro della Ford, è finalmente in grado di presentare un modello nuovo; fu un grande atto di fede, determinato molto probabilmente dalla fiducia nella nuova proprietà, poiché, guardandosi indietro c'era poco da stare allegri: cinquemila macchine in tutto erano state costruite nel ventennio 1968-88.
Protagonista dell'intero periodo la leggendaria DBS, nata con il sei cilindri da quattro litri della DB6 e poi, nella ineludibile necessità di maggiore potenza, dotata di un nuovo V8 tutto in alluminio messo a disposizione dal valente motorista della Casa Tadek Marek, a partire dal 1970; arrivata alle soglie degli anni '90, la macchina, pur elegantissima e divenuta molto potente, mostrava già da un certo tempo la sua datatissima impostazione.

Non che la nuova arrivata, la Aston Martin Virage (da pronunciare alla francese), fosse un prodigio di modernità, se paragonata alla concorrenza; tuttavia alcune buone nuove rispetto alle ultime V8 erano presenti: bracci triangolari al retrotreno con freni sulle ruote al riparo da surriscaldamenti, e testate a quattro valvole (progettate dalla statunitense Callaway), importanti alleate dell'impianto di alimentazione ad iniezione elettronica nella lotta alle esagerate emissioni di questo assetatissimo motore da 5,3 litri; meno nell'ottenimento di elevate prestazioni poiché i 330 CV risultanti poco potevano contro i quasi diciannove quintali della signora.

Tra l'altro non particolarmente bella; è vero: l'auto, disegnata a quattro mani da John Heffernan e Ken Greenley (non due stilisti di primissimo piano) è più moderna della V8 che andava a sostituire ma presenta uno stile meno armonioso nel quale risalta anche un po' troppo la fanaleria del Gruppo VW; meno male che, complice l'aristocrazia del blasone ed il fulminante prezzo di listino, 414 milioni di Lire contro i 240 della Ferrari Testarossa nel 1990, l'esclusività non le ha mai fatto difetto, con la distinzione che ne consegue.
Entrando in macchina, poi, ci si accorge che il buon sangue non mente, in quanto la Aston Martin è riuscita a creare un'atmosfera estremamente lussuosa pur attingendo in toto dalla componentistica di grande serie di mamma Ford per la maggior parte dei comandi.

Tornando alla linea vagamente sgraziata, occorre dire che è stata però una base straordinaria per ottenere la impressionante aggressività emanata dalle evoluzioni più potenti della Virage che infatti, gradatamente, prenderanno sembianze tali da intimidire chiunque ancor prima di lasciare udire i loro ruggiti belluini una volta accesi i motori.

La accennata scarsità di potenza della versione del debutto non poteva, infatti, essere tollerata a lungo dalla clientela e così a Newport Pagnell ci si mise con lena a sviluppare la consueta versione potenziata denominata Vantage (questa volta da pronunciare all'inglese), presente nei listini Aston Martin fin dai tempi della DB4 nel 1961; e se la cacofonia tra i nomi Virage e Vantage raggiunse in quella occasione livelli senza precedenti, anche l'incremento di potenza fu della stessa misura.

Non si andò infatti per il sottile e nel 1992, per raggiungere lo scopo, si aggiunse al V8 un compressore volumetrico Eaton per ogni fila di cilindri ottenendo 550 CV per prestazioni al fulmicotone; non paghi, alla Aston Martin, verso la fine della produzione nel 1998, girarono ancora un pochino la vite ai compressori fino ad ottenere i 600 CV della versione V600 che fece poco dopo da base alla selvaggia serie celebrativa LeMans del 1999: tirata in quaranta esemplari, è stata l'ultima a servirsi del venerabile V8 che chiude in bellezza sviluppando 612 CV.

Nel frattempo, durante questa corsa ininterrotta verso le maggiori potenze, accaddero due fatti che è necessario ricordare; primo: a partire dal 1992, fu offerta anche la 'tranquilla' versione decapottabile due posti più due della Virage denominata, secondo tradizione, Volante; ancora più costosa della sorella chiusa, e ancora più costosa della Rolls-Royce Corniche, a 464 milioni di Lire contribuì molto a consolidare l'alone di leggenda che circonda questo Marchio; secondo: nel 1996, il passaggio di consegne tra la Virage e la V8 che, rispolverando il semplice e tradizionale nome, si sottopone ad un 'face lifting' piuttosto riuscito.

Incredibilmente, oggi, una di queste ultime Aston Martin del periodo classico, se in versione meno potente, può essere acquistata attorno ai settantamila Euro: una cifra che ci pare irrisoria, paragonata alle prerogative dell'auto, pur nella sua importanza in termini assoluti; non è un acquisto per tutti neppure pensando alla frequente e specialistica manutenzione che queste macchine richiedono, tuttavia non possiamo fare a meno di portarci con la mente a tra un decennio quando, facile profezia, chi avrebbe potuto rimpiangerà di non averne presa una.

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