Auto
Mini, sua maestà l’utilitaria che «inventò» il marketing vintage
di Mario Cianflone
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Mini è un vero casa di scuola di rilancio di un modello che per di più diventa un vero e proprio marchio. Con un’operazione che ha portato dal 1994 Bmw , allora neo proprietaria che l’aveva rilevata dal disastro della British Leyland, a ricreare un mito. Investendo in design (iconico), tecnologie e soprattutto tanto marketing con azioni che facevano leva sulla britisheness, la creazione di un effetto moda. Nessuno è riuscito a fare altrettanto (certaamente non Vw con il Maggiolino) e ora la Mini è ancora un’icona, una gamma di auto e un modo ddi vivere la guida con il suo stile e il go-kart feeling.

Nel nome di Sir Alec
Che la Mini sia da considerarsi un’icona lo si intuisce dal fatto che anche il modello di oggi trae ispirazione da quello storico del 1959, progettato da Sir Alec Issigonis. Infatti gli stessi concetti espressi 59 anni fa dall’utilitaria britannica «guidano» ancora oggi i progettisti delle citycar: il motore è sempre trasversale, la trazione è anteriore e le ruote sono agli angoli della carrozzeria, con l’obiettivo di ottenere un abitacolo il più spazioso possibile in una carrozzeria che resta sempre minuscola o quasi.

2001, Odissea della seconda generazione
Entrata a far parte del Gruppo Bmw nel 1994, la Mini è stata completamente riprogettata nel 2001 quando a debuttare fu la seconda generazione. Il marchio di Oxford in poco meno di venti anni ha dato vita a tre generazioni di modelli, la prima come detto del 2001, la seconda del 2007 e la terza del 2013 offerte in diverse varianti: dalla classica tre porte, alla versione familiare Clubman, passando per la Cabrio e per le crossover Countryman e Paceman. Negli anni successive le dimensioni sono cresciute, e le lunghezze hanno superato in molti casi la soglia dei quattro metri. Hanno debuttato i motori a 3 cilindri e uno stile evolutosi ulteriormente. Ma l’agilità, ad esempio, resta sempre uno dei fiori all’occhiello delle «piccole» inglesi. Gli stessi concetti «made in Mini» sono alla base anche della futura Mini Vision Next 100 l’auto che guideremo domani sia pure non prima del 2035 e che ci porterà a spasso perché sarà offerta con guida autonoma.

Cronaca di un grande successo commerciale
Oltre che un’icona, la Mini è anche un grande successo commerciale. Dal 2001 a oggi sono stati oltre 5 milioni gli esemplari venduti a livello mondiale di cui 3,7 nelle varianti a 5 porte e Cabrio. Nel 2017, Mini ha raggiunto il suo terzo anno record consecutivo per volume di vendite. Il lancio sul mercato della nuova Mini Countryman, nel primo trimestre del 2017, ha sicuramente contributo a questo traguardo. La seconda generazione di Mini Countryman è stata anche il primo modello venduto, a partire dall'estate 2017, anche in versione ibrida plug-in. Lo scorso anno, le Mini consegnate nel mondo sono state oltre 370mila, con una crescita del 3,2%, di cui 220 mila uscite dallo stabilimento di Oxford, dove nello specifico sono prodotte Mini 3 e 5 porte e la Clubman. Sempre nel 2017, best seller del marchio a livello globale si conferma Mini 3 e 5 porte con quasi 195 mila vetture consegnate, pesando il 52,2% sui volumi di vendita dei modelli del Brand.

L’exploit della nuova Countryman
Importante anche il contributo e il successo della nuova Mini Countryman, con quasi 85mila vetture consegnate (+24.3% rispetto al 2016). In Italia, dal 2001 ad oggi, sono state oltre 330 mila le Mini vendute sul territorio italiano, di cui oltre 220 mila Mini 3 e 5 porte e Cabrio. Il mercato italiano è al 4 posto posto nel ranking delle vendite globali dopo Gran Bretagna, Usa e Germania. Il 2017 in Italia è stato l’anno record assoluto di vendite per Mini, con 24.720 unità e un incremento del 1,7% con la Mini 3 e 5 porte confermatasi best seller del marchio con 11.729 vetture consegnate. Importante il contributo garantito dalla nuova Mini Countryman, con ben 8.493 unità vendute.

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