Epoca
Mercedes W114 «Strichacht», un’auto indistruttibile che ancora oggi regala soddisfazioni e comodità
di Vittorio Falzoni Gallerani
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Per due anni abbondanti successivi la presentazione, nel 1965, della Mercedes Benz W 108 e 109 (a seconda che le sospensioni avessero molle convenzionali oppure ad aria) la gamma inferiore, con motori per lo più a quattro cilindri, a benzina ed a gasolio, rimase dotata della vecchia carrozzeria con le codine che si differenziava da quella delle ammiraglie a sei cilindri «Sonderclasse» W111 e W112 essenzialmente per la fanaleria semplificata e le molto minori cromature.

Fu all'alba del 1968 che la Mercedes si ritrovò pronta la nuova serie più accessibile (negli anni sarà questa a diventare la Classe E) con la nuova carrozzeria rimodernata sulla falsariga delle serie S del 1965 prima citate: niente più codine e linea molto più pulita e moderna frutto della geniale matita di Paul Bracq; nella tradizionale terminologia della Casa si deve parlare di W114 se con motore a sei cilindri e W115 se i cilindri sono solo quattro ma, nel gergo degli appassionati è conosciuta da molti anni come «barra otto» («Strichacht» nella sua lingua madre) dall’anno 1968 della presentazione al Salone di Ginevra.

I motori, invece, erano presi pari pari dalla vecchia «codine» tranne un nuovo 2,2 litri a gasolio, che aggiungeva 5 CV alla risicatissima dotazione di 55 del motore due litri (che rimaneva disponibile) ed il 2,5 litri a sei cilindri preso dalla Serie S e capace di 130 CV; gli altri erano tutti a benzina: il due litri da 95 CV, il 2,2 litri da 105 ed il 2,3 litri a sei cilindri da 120. Al Salone di Francoforte di quell’anno, in Ottobre, la Mercedes non poteva deludere la clientela di casa abituata alle novità e riservò così per quella occasione il lancio della C114 a due porte; chiamarla coupé è, infatti, quasi azzardato, visto che la parte di carrozzeria sotto la cintura rimane del tutto invariata; la linea risultante, pur elegantissima nella sua sobrietà, non ha mai convinto completamente il pubblico ed è opinione comune che sia la responsabile della lentissima rivalutazione di questo modello, a suo tempo protagonista di un confortante successo di vendite, sul mercato amatoriale.

Un vero peccato, o magari no per chi fosse così raffinato da comprarsela oggi, poiché i motori che la equipaggiano rappresentano la quintessenza dei sei cilindri Mercedes Benz: setosi, elastici ed indistruttibili; alle prime 250 C e CE, se alimentata ad iniezione, si aggiunse, nel Luglio 1969, la 250 CE con il nuovo motore M130 da 2,8 litri e 140 CV che andrà poi ad equipaggiare anche le berline. Le 2,8 litri con il motore monoalbero non si chiamarono mai 280; la nuova denominazione scattò nel 1972 quando le W (berline) e le C (coupé) 114 adottarono il nuovissimo sei in linea bialbero M110 a carburatori (due) per 160 CV e ad iniezione (185 CV) per quasi 200 km/h.

Restyling piuttosto importante nell’autunno 1973 con calandra e cofano motore abbassati, grondaie e fanalini posteriori scalinati antisporco ispirati da quelli delle nuove ammiraglie W 116; novità anche all’interno con console sul tunnel centrale, nuovo volante antiurto ed appoggiatesta. Novità anche tra i motori: un nuovo 2,3 litri a quattro cilindri che si affianca al sei di analoga cilindrata ed il 2,4 a gasolio da 65 CV che amplia verso l’alto la gamma mossa da questo tipo di motore; anticipo della clamorosa novità del 1974: il cinque cilindri da tre litri e 80 CV, il primo motore che schiuderà al Diesel la porta del Lusso; tanto è vero che, una volta sovralimentato, andrà ad equipaggiare anche una versione della W116, la 300 SD, destinata al mercato USA.

Questi modelli, depositari in estremo grado di tutte le doti Mercedes Benz in termini di qualità costruttiva, durata, comfort, eleganza e sicurezza, cedettero il testimone alle successive W 123 nel 1976, le berline, e nel 1977 le coupé dopo oltre 1.900.000 esemplari costruiti, molti dei quali sono ancora in giro dopo qualche milione di chilometri. La rarità, quindi, non è una prerogativa di questo modello, anche se, limitandoci a quelle motorizzate a sei cilindri ed in ottimo stato di conservazione, il numero si riduce parecchio; la versione da preferire è, indubbiamente la Coupé, a prescindere dal motore visto che sono tutti nella inimitabile configurazione a sei cilindri in linea prima raccomandata; la quale, al di là degli incomprensibili umori del mercato amatoriale, rimane una signora automobile da godere in una infinità di occasioni, compreso qualsiasi viaggio autostradale senza complessi di sorta.

Da cercare il tetto apribile e l’interno in pelle, da evitare il condizionatore d’aria (tanto non funziona più) ed il cambio automatico; vietato spendere oltre quindicimila Euro per una Coupé, che ci pare abbia un rapporto prezzo/qualità difficilmente battibile; ed i diecimila per una berlina, da acquistare solo se si è collezionisti Mercedes e se ci si imbatte in un’esemplare in condizioni da concorso.

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