Cartech
Auto volante, che favola!
di Mario Cianflone e Alessandro Marchetti Tricamo*
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La favola dell'auto volante, anzi lo storytelling delle macchine con le ali e i rotori, prende quota. Ma non nel senso che diventano reali, ma in quello che ogni giorno (o quasi) industrie di qualunque tipo e settore, prova (e spesso riesce) a far passare come sensazionale, attraverso social e media tradizionali.
La settimana scorsa è toccato all'improbabile servizio UberAir realizzato con velivoli, ovviamente elettrici perché altrimenti non si è abbastanza “green”. In queste ore la notizia arriva invece dalla Cina dove Geely avrebbe comprato la start-up americana Terrafugia, che da anni insegue il sogno di creare un velivolo a decollo verticale (Vtol). Sogno appunto, perché fino ad oggi i progetti di Terrafugia in cielo non si sono visti.

Il fatto che Geely sia un'industria automobilistica affidabile, nelle risorse economiche e nella tecnologia, dimostrato dall'acquisizione e il conseguente rilancio di Volvo e dal recente acquisto di Lotus, sembra dare credibilità all'operazione “auto che vola”, un'accelerazione a quella sognata “fuga dal terreno” (del resto il nome Terrafugia questo vuol dire in latino).

Non è noto l'importo dell'operazione, ma il sospetto che sorge è che sia costata meno di una campagna globale di comunicazione. Del resto Geely ha bisogno di creare brand awareness, costruire un'immagine super tecnologica per affrontare da protagonista la sfida del mercato automobilistico mondiale. Non è un caso che per questo ha creato anche il marchio Lynk & Co, impostato proprio su hi-tech, digitalizzazione e forme innovative di vendita. Ora con l'auto volante Geely si porta in casa un po' di tecnologia e tanta visibilità.

Insomma un'operazione “simpatia tech” analoga a quella di Airbus che in occasione dello scorso salone di Ginevra con l'aiuto di Italdesign ha svelato un prototipo di auto volante composta da una vettura che sembra una cabina da funivia su ruote, con installato sul tetto, in puro stile Transformer, un quadricottero che alla bisogna si stacca e se ne va volando via. Evidentemente siamo in epoca dove le fantasie contano più delle realtà e così ogni tanto ci imbattiamo nei droni di Amazon, persino per ricaricare auto elettriche o addirittura nei suoi ipotetici magazzini volanti che dispiegano droni come farebbe la Morte Nera di Guerre Stellari quando lanciava i caccia imperiali.

Uber e Geely rimettono dunque in moto l'antico tormentone che da decenni alimenta a colpi di fantasia le cronache automotoristiche ed ora sembra tornato tanto di moda. Il copione prevede velivoli elettrici e a guida autonoma (anche se sarebbe meglio dire pilotaggio autonomo), il massimo dell'hype tecnologica di questi mesi che spinge a credere che il futuro stile “i Pronipoti” o quello immaginato da Luc Besson in «Quinto Elemento» sia a portata di mano.

Ma evidentemente non è così. Nessuno spiega come faranno a volare questi futuristici taxi volanti. Non è dato sapere quali batterie usano e per quanto tempo stanno in aria. Con quali autonomie? Fantasia per fantasia, potranno contare sul modulo di energia del cuore di Iron Man, oppure forse il Tesseract degli Avengers? Quante polveri potranno generare questi oggetti al decollo? Come riusciranno a superare i difficili test di omologazione dei veicoli aeronautici? Chi gli consentirà, in questo periodo di rischio terrorismo, di sorvolare le nostre città? E così via.

Dormiamo pure sonni tranquilli e stasera riprendiamo la vecchia e cara auto a quattro ruote.

(*direttore di “l'Automobile”)

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