USA
Perché Trump teme più le memorie dell’ex capo dell’Fbi che Fire and Fury
di Marco Valsania
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New York - È il duello dei libri: per un Presidente avverso alla parola scritta - preferisce la tv, anzi una tv, Fox - Donald Trump ha generato un raro fenomeno editoriale: due best seller in rapida successione. Ma è il secondo ad apparire destinato a vincere il particolare premio del volume che più ha mandato sulle furie il suo principale lettore-oggetto, Donald Trump. Una furia misurata, come spesso accade, da una montagna di tweet spedita nel corso di più giorni nonostante l'agenda della Casa Bianca sia piuttosto densa di altre crisi - ad esempio la Siria.

«A Higher Loyalty» è il primo volume di memorie scritto da un ex esponente del governo nell'era Trump, l'ex direttore dell'Fbi James Comey cacciato proprio da Trump. Esce ufficialmente domani martedì 17 aprile. Ha però ormai fatto il giro dei media americani, grazie a stralci, recensioni e interviste inaugurali del suo autore partito in un tour di presentazione. Ed è subito volato in cima alle classifiche degli ordini in un clima che vede oggi Trump più che mai assediato da indagini e scandali, con il suo stesso avvocato personale nel mirino per truffa e corruzione, a cominciare dal fatto d’aver pagato per zittire donne che sostenevano di aver avuto relazioni con Trump.

La tempesta di tweet presidenziali
Il clima di assedio, la virulenza e il carattere personale
della controversia, spiegano perché le sue pagine scottino tanto da scatenare la durissima reazione di Trump. Al contrario del primo volume sui retroscena della sua presidenza - Fire and Fury del giornalista Michael Wolff, basato su fonti raccolte nei corridoi della Casa Bianca quali dall'ex consigliere Steve Bannon - quello di Comey è un racconto in prima persona: un ex alto funzionario di carriera che ha interagito a tu per tu con Trump e che è stato il primo incaricato indagare sulla madre di tutte le polemiche, il Russiagate. Di più: proprio le tensioni sulle indagini attorno alla presidenza Trump, sui tentativi di Mosca di influenzare le elezioni a suo favore, avrebbero giocato un ruolo nel licenziamento di Comey da parte del Presidente - sollevando lo spettro di reati di ostruzione della giustizia ora sotto i riflettori del procuratore speciale Robert Mueller.

A ciò si aggiunge lo scambio di esplicite, pesantissime accuse e insulti tra Trump e Comey, esploso in questi giorni ma culmine di una protratta diatriba pubblica. Trump ha twittato che Comey è un «viscido», «non intelligente», il «peggior direttore dell'Fbi nella storia». Ancora: ha detto che Comey dovrebbe essere in prigione, per menzogne e fughe di notizie.

Trump «come un boss mafioso»
Comey in un'intervista alla rete Abc ha dichiarato che il Presidente è un «bugiardo seriale», non ha alcun rispetto per la verità, tratta le donne «come fossero carne», e «macchia» indelebilmente chiunque lavori con lui. Conclusione: «È moralmente inadeguato a essere Presidente». Comey si è poi augurato apertamente che gli elettori americani lo boccino alle prossime urne, affermando anzi che dovrebbero essere tenuti a farlo dal «senso del dovere».

Nel libro, una delle caratterizzazioni più pesanti di Trump avviene quando Comey paragona la sua cultura di leadership a quella di un boss mafioso - di cui rivendica esperienza per averne indagati. Come loro, Trump domanda lealtà all'organizzazione, alla “famiglia”.

Il primo incontrofra i due
Nel descrivere il suo primo incontro durante la transizione, sulle interferenze russe nelle elezioni americane, rivela che Trump e i suoi stretti collaboratori sembravano interessati unicamente a discutere con lui gli aspetti di pubbliche relazioni, a come volgere il tutto a favore del Presidente, non ai rischi presenti e futuri per il Paese. Un fatto, dice Comey, del tutto inappropriato visto il ruolo indipendente dell'Fbi.

La tesi (senza prove): Trump ricattabile
Comey cita anche il controverso “Steele Dossier”, ordinato durante la campagna elettorale da oppositori prima repubblicani e poi democratici di Trump e rimasto senza prove, compilato da un ex agente segreto britannico. Qui era contenuto il sospetto che i russi potrebbero avere potere di ricatto su Trump, tra l'altro per un'orgia di prostitute in una stanza d'albergo di Mosca. Comey informò Trump dell'esistenza del dossier, lui negò seccamente il suo contenuto come ha sempre fatto anche in seguito.

Nell'intervista sull'uscita del libro, Comey afferma tuttavia di non sapere se quanto indicato nel dossier sia avvenuto o se i russi abbiano comunque qualcosa con cui ricattarlo. «È possibile, non so» ha detto. Aggiungendo che non avrebbe mai immaginato di dire qualcosa di simile su un Presidente americano.

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