Europa
Caso Selmayr, la nomina del fedelissimo di Juncker inguaia la Commissione
dal nostro corrispondente Beda Romano
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BRUXELLES – Martin Selmayr, la cui nomina al vertice dell’amministrazione della Commissione europea ha provocato perplessità e polemiche, è stato criticato da praticamente tutti i gruppi politici ieri sera in un dibattito in plenaria al Parlamento europeo. Il futuro del giurista tedesco di 47 anni, ex capo di gabinetto del presidente Jean-Claude Juncker, appare in bilico. C’è chi si chiede se la Commissione Juncker farà la fine della Commissione Santer, costretta a dimettersi prima della fine del mandato, ma le differenze tra i due casi sono evidenti.

«Le istituzioni europee non appartengono agli alti funzionari, ma ai cittadini europei», ha detto la parlamentare popolare francese Françoise Grossetête il cui intervento in aula ha sorpreso non poche persone, poiché lo stesso Selmayr è ritenuto vicino ai popolari. Sul fronte opposto dello scacchiere parlamentare, il deputato olandese della sinistra radicale, Dennis De Jong, ha ricordato la caduta della Commissione Santer del 1999: «Tutto puzza in questa nomina, tutto è avvenuto a porte chiuse».

Il pasticcio della nomina di Selmayr
Martin Selmayr è stato nominato prima vice segretario generale, attraverso una selezione-lampo a cui ha concorso solo la vice capo di gabinetto del presidente Juncker, prima di farsi da parte all’ultimo momento (e diventare il nuovo capo di gabinetto del presidente). Nel giro di poche ore lo stesso Selmayr è stato designato segretario generale ex articolo 7 del regolamento interno che consente al collegio dei commissari di nominare direttamente al vertice dell’amministrazione «nell’interesse del servizio».
Non sembra che le regole siano state violate, ma la mancanza di trasparenza in un momento di crescente euroscetticismo ha urtato non poco, anche se non è la prima volta nella storia della Commissione europea che la nomina del segretario generale avviene per scelta personale. Il commissario responsabile delle risorse umane, Günther Oettinger, ha esortato ieri i parlamentari in aula a giudicare il nuovo segretario generale in base al suo lavoro, e non al modo in cui è stato nominato.

Le possibili vie d’uscita
La palla ora passa alla commissione parlamentare incaricata del controllo del bilancio che dovrà decidere se e come seguire la vicenda. Lo sguardo corre alla caduta della Commissione Santer vent’anni fa. Spiega un alto funzionario parlamentare: «Difficile immaginare una mozione di sfiducia nei confronti della Commissione Juncker. Ai tempi di Jacques Santer, la mozione fu più semplice da organizzare perché vi erano casi di frode da parte dell’esecutivo comunitario».
Il Parlamento europeo, pur di rimettere in discussione la nomina del nuovo segretario generale, può bloccare il via libera al bilancio dell’anno scorso. Il voto è previsto in aprile. «Al di là delle considerazioni di opportunità politica, è difficile legare il caso Selmayr, che è scoppiata nel 2018, a un bilancio annuale dell’anno precedente», fa notare sempre l’alto funzionario parlamentare. L’Ombudsman europeo, l’irlandese Emily O’Relly ha ricevuto due denunce relative al caso Selmayr.
La vicenda è segnata da una buona dose di Schadenfreude, tanto il giurista tedesco è riuscito in questi anni a crearsi non pochi nemici. C’è anche il desiderio del Parlamento europeo di darsi un ruolo a un anno dalla sua scadenza. Una possibilità è che lo stesso Selmayr decida di dimettersi, ma molti osservatori a Bruxelles notano che per carattere Martin Selmayr sembra poco disposto a una tale evenienza, a meno che lo stesso Jean-Claude Juncker non glielo chieda per evitare una mozione di censura.

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