Europa
Ue deferisce l’Italia per «ritardi sistematici pagamenti» della Pa alle imprese
di Beda Romano
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE DA BRUXELLES - L'annosa questione dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione italiana è tornata improvvisamente d'attualità. La Commissione europea ha annunciato oggi di rinviare il governo italiano davanti alla Corte europea di Giustizia per violazione di una direttiva che stabilisce un termine massimo di 60 giorni per il pagamento di beni e servizi da parte della mani pubblica. La decisione giunge dopo che l'apertura tre anni fa di una procedura di infrazione.

“Secondo la direttiva sui ritardi di pagamento, le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura”, nota l'esecutivo comunitario in un comunicato. “A più di tre anni dall'avvio della procedura di infrazione, tuttavia, le amministrazioni pubbliche italiane necessitano ancora in media di 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che possono essere nettamente superiori”.

La direttiva era stata presentata dalla Commissione nel 2011 e doveva essere recepita nei diritti nazionali entro marzo 2013. Il testo prevede non poche misure. Oltre a quella già citata, ve ne sono altre due importanti: le imprese sono tenute a saldare le fatture entro 60 giorni, a meno che non sia stato esplicitamente concordato altrimenti e purché ciò non sia iniquo; ogni ritardo di pagamento conferisce il diritto agli interessi di mora e a un minimo di 40 euro quale risarcimento delle spese di recupero.

Negli ultimi anni, l'esecutivo comunitario ha preso atto degli sforzi della pubblica amministrazione nel pagare le fatture, ma evidentemente l'Italia non ha fatto abbastanza per rispettare le regole comunitarie. Nel 2014, Bruxelles aveva inviato una lettera di messa in mora e poi successivamente nel febbraio scorso un parere motivato, che ha portato oggi alla decisione di rinviare la questione alla Corte europea di Giustizia (si veda Il Sole/24 Ore del 16 febbraio scorso).
È da ricordare che nel 2013, il governo italiano e la Commissione europea avevano trovato un accordo sul pagamento di molte fatture arretrate, in concomitanza con l'uscita del paese dalla procedura per deficit eccessivo. “La puntualità dei pagamenti è particolarmente importante per le piccole e medie imprese, che confidano in un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza”, spiega ancora la Commissione.

Un recente rapporto della società di consulenza Intrum Justitia, con sede a Stoccolma, osserva che il ritardo dei pagamenti non riguarda solo la pubblica amministrazione, ma anche le imprese private. In un sondaggio, il 40% delle aziende ammette di pagare in ritardo i propri fornitori. Sempre secondo il rapporto 2017 di Intrum Justitia, il 60% delle piccole e medie imprese dice di accettare termini di pagamento più lunghi delle attese, rispetto a una quota del 40% l'anno scorso.

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