Europa
Olanda sempre più business friendly: meno corporate tax, stop ai prelievi sui dividendi
di Michele Pignatelli
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L’attesa è stata lunga - negoziati che hanno battuto il record del dopoguerra di 208 giorni - ma, ora che il governo olandese sta per vedere la luce, il suo programma appare «ambizioso», come lo ha definito stamattina il premier in carica (e futuro primo ministro), Mark Rutte, ufficializzando l’intesa tra i quattro partiti di maggioranza. Soprattutto sul fronte fiscale, dove si prevedono robusti tagli sia alle imposte societarie che a quelle sulle persone, con il chiaro obiettivo di dare un ulteriore impulso alla competitività dei Paesi Bassi, già quarta migliore location al mondo per il business secondo la Banca mondiale (dietro a Svizzera, Stati Uniti e Singapore).

A guidarlo sarà per la terza volta il leader del Vvd, il partito liberal-conservatore, che è riuscito con fatica a far convergere sull’agenda di governo - un’agenda di centrodestra - i liberali progressisti del D66, i democristiani del Cda e l’Unione cristiana, movimento di ispirazione evangelica. Insieme il quadripartito potrà contare su una maggioranza di un solo seggio (76 su 150) alla Camera bassa, estremamente precaria se si pensa che su alcuni temi etici, come eutanasia e aborto, o politici (il rapporto con la Ue) le differenze sono a volte marcate. Gli elementi del programma filtrati finora sembrano però aver messo tutti d’accordo.

Tagli alla corporate tax e alle imposte sulle persone
L’aliquota dell’imposta societaria, nei piani del governo, scenderà entro il 2021 dal 25 al 21% dei redditi tassabili (tranne i primi 200mila euro, tassati al 16%). In futuro, inoltre, le società non dovranno più pagare tasse sui dividendi, mentre oggi il prelievo è del 15 per cento.

Novità anche per le famiglie, con le aliquote delle imposte sulle persone fisiche che dal 2019 saranno ridotte dalle attuali tre a due: 37% fino a 68mila euro, 49,5% al di sopra di quella soglia. I benefici dovrebbero mediamente arrivare a tutte le fasce, in particolare però ai redditi medio-alti, come già sottolinea polemicamente l’opposizione.

In compenso, anche per bilanciare almeno in parte le ricadute sul gettito fiscale, l’aliquota Iva più bassa salirà dal 6 al 9 per cento. Mentre, anche per respingere le accuse di “paradiso fiscale”, sarà introdotta una tassa sulle royalties.

Stop ai mutui facili

Per scongiurare gli squilibri del mercato immobiliare, già causa di una bolla e di una crisi finanziaria, saranno ridotti gli interessi sui mutui deducibili dalle tasse; da una quota che oggi sfiorava il 50% si arriverà dunque, gradualmente, a un massimo del 37%. Anche questa misura, naturalmente, contribuirà a bilanciare almeno in parte il minore gettito fiscale. Tenendo conto comunque che , grazie alla solidità dei conti pubblici olandesi, L’Aja appare in grado di permettersi un aumento della spesa pari all1,5% del Pil senza clamorosi sbilanciamenti nei parametri chiave.

Più attenzione a scuola, lavoro e valori olandesi
L’istruzione sarà oggetto di particolare attenzione da parte del governo, che proporrà investimenti aggiuntivi in questo campo per 770 milioni, come pure il mercato del lavoro, con l’obiettivo di ridurre la disoccupazione giovanile: si pensa in questo caso a ulteriori sforzi per la formazione. In ambito educativo non mancheranno concessioni alla parte più tradizionalista dell’elettorato: i bambini studieranno a scuola l’inno nazionale e il suo contesto storico, perché - come i quattro partiti hanno sottolineato - «la storia e i valori olandesi sono capisaldi dell’identità del Paese in un’epoca di globalizzazione».

Non ci sarà invece una stretta sull’immigrazione, come la campagna elettorale, influenzata dalla retorica populista del Pvv di Geert Wilders, aveva fatto pensare. Per il momento si prevedono infatti limiti ai sussidi economici per i rifugiati nei primi due anni di permanenza, ma anche un incremento della quota annuale di profughi che il Paese accoglierà.

Un freno all’integrazione europea
In una coalizione in cui convivono partiti europeisti come il D66 e, almeno in parte, euroscettici come l’Unione cristiana, il comune denominatore si poteva ottenere solo abbassando l’asticella. Il prossimo governo olandese, pertanto, pur restando fondamentalmente europeista, difficilmente appoggerà gli ambiziosi progetti di riforma e maggiore integrazione tratteggiati dal presidente francese, Emmanuel Macron, dal bilancio alla difesa comuni. La sintesi dell’atteggiamento prevalente è in una recente dichiarazione del premier Mark Rutte, secondo cui «gli interessi olandesi vengono prima».

I tempi di insediamento del governo
Rutte, che riceverà ora l’incarico di “formatore” del nuovo governo, dovrebbe scegliere i nuovi ministri venerdì, all’indomani del dibattito parlamentare. Il nuovo esecutivo potrebbe così entrare in carica entro la fine del mese.

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