Europa
Piano Ue: corte multilaterale per gli investimenti, libero scambio con Australia e Nuova Zelanda
di Beda Romano
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BRUXELLES – All’indomani del discorso del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, l’esecutivo comunitario ha presentato oggi un pacchetto per completare la politica commerciale dell’Unione. Le misure includono il previsto meccanismo di monitoraggio degli investimenti stranieri, una bozza di mandato per negoziare intese di libero scambio con l’Australia e la Nuova Zelanda, e soprattutto una proposta in vista della nascita di una corte multilaterale dedicata agli investimenti.

Il controllo degli investimenti
«Proponiamo in questa occasione la creazione di una corte multilaterale e permanente dedicata agli investimenti che sia giusta e imparziale – ha detto in un comunicato il vice presidente della Commissione Frans Timmermans -. Questa corte ci permetterà di trovare un giusto equilibrio tra gli interessi dei governi e gli interessi degli investitori, garantendo la necessaria legittimità democratica attraverso l’indipendenza, la responsabilità e la trasparenza».

La questione del controllo degli investimenti è diventata negli ultimi anni un ostacolo sulla strada dell’entrata in vigore dei trattati commerciali. L’accordo di libero scambio con il Canada – che entrerà in vigore in via provvisoria il 21 settembre – è stato bloccato per mesi dalla regione belga della Vallonia proprio perché a molti dirigenti regionali l’accordo non sembrava proteggere sufficientemente gli europei dinanzi alle grandi multinazionali.

L’apertura al libero mercato
In un contesto nel quale gli Stati Uniti sembrano optare per nuove forme di isolazionismo e protezionismo, l’Europa vuole difendere il libero mercato, purché sia equo e rispetti la reciprocità. Il progetto di tribunale multilaterale è un nuovo esempio del tentativo di gestire le sfide provocate dalla mondializzazione dell’economia. In questo contesto, la Commissione ha anche presentato una bozza di mandato con il quale negoziare nuove intese commerciali con l’Australia e la Nuova Zelanda.

Sempre oggi, l’esecutivo comunitario ha finalmente pubblicato l’ormai nota proposta di regolamento che prevede la nascita di meccanismi nazionali di selezione degli investimenti (si veda Il Sole 24 Ore di martedì). Come detto, il progetto legislativo non prevede alcun trasferimento di potere dalla periferia al centro. Il potere di bloccare un investimento proveniente da un Paese terzo che minaccia settori ritenuti strategici rimane nelle mani del governo nazionale.
L’iniziativa comunitaria giunge dopo che in febbraio Francia, Italia e Germania avevano chiesto a Bruxelles di legiferare in materia. Diplomatici qui a Bruxelles notano che il testo legittima il poteere sovrano di bloccare investimenti dall’estero. Secondo una recente ricerca del centro-studi Bruegel, nel 2016 l’Europa ha attirato investimenti da paesi terzi per un totale di 30 miliardi di dollari. Il timore è legato alla Cina, e a imprese pubbliche o parapubbliche che acquistano a man bassa tecnologia europea.

Il rapporto futuro con Londra
In una conferenza stampa, il vice presidente della Commissione europea Jyrki Katainen ha smentito che un accordo commerciale con la Gran Bretagna, una volta che il Paese sarà uscito dall’Unione, sia l’ultima delle priorità di Bruxelles: «Ho letto qua e là che il Regno Unito sarebbe l’ultimo partner con il quale vorremmo negoziare un’intesa. Non è proprio così». L’ex premier finlandese ha ribadito che Bruxelles negozierà con Londra un accordo di partenariato non appena saranno terminate le trattative sul divorzio.

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