Europa
Schäuble, i «falchi» e l’integrazione europea
di Alessandro Merli
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FRANCOFORTE - Una festa di compleanno. Un evento insolito per un partito in piena campagna elettorale, a sei giorni dal voto. Eppure è proprio così: ieri sono arrivati gli inviti. Lunedì mattina, alle 10,30, si festeggiano i 75 anni di Wolfgang Schäuble a Offenburg, nel suo collegio elettorale nel Baden-Württemberg, e per condurre le celebrazioni si scomoderà, interrompendo la campagna, il cancelliere Angela Merkel, che è anche il capo dei democristiani.

A pensarci bene, è anche questo un evento elettorale, anzi un segnale preciso su quello che, se tutto va come deve andare, avverrà dopo il voto: Schäuble, il politico democristiano di più lungo corso, parlamentare dal 1972, ministro delle Finanze dal 2009, è con ogni probabilità destinato a essere confermato nell’incarico di Governo e sarà anche per i prossimi quattro anni la spalla di Angela Merkel. Lui stesso non ha mai fatto mistero di voler continuare. La settimana scorsa, in collegamento con una conferenza bancaria a Francoforte, ha risposto a una domanda sul suo futuro: «Non mi ripresenterei se non mi divertissi ancora». Parlava della ricandidatura al Bundestag, ma è stato chiaro a tutti che si riferiva anche alla guida delle Finanze.

La questione della successione del ministro a se stesso non è di poco conto per la Germania, ma a questo punto, in cui viene discussa la riforma e il rafforzamento dell’Eurozona, anche per il futuro dell’Europa. Nei Paesi della periferia dell’area euro, soprattutto nel Sud, Schäuble è visto come il simbolo di un’austerità fiscale inflessibile e ricordato come il negoziatore durissimo che, nella notte più drammatica della crisi della Grecia, nell’estate 2015, voleva buttar fuori Atene dall’euro, intanto per cinque anni. Ci volle un intervento deciso del cancelliere Merkel, timorosa del contagio, per imporgli lo stop.

Ma il ministro delle Finanze è anche il politico tedesco ad aver articolato più di tutti una visione dell’Europa. E intende essere al tavolo della trattativa ora che si parla della creazione di un ministro delle Finanze per l’Eurozona e di un Fondo monetario europeo (un’idea che preferisce a quella di un semplice bilancio dell’area euro, in quanto consentirebbe di rendere più stringenti i controlli sui Paesi che sgarrano). Come Merkel, sa che dal successo del nuovo presidente francese Emmanuel Macron dipende la tenuta del progetto europeo ed è deciso a incoraggiarlo. Nei giorni scorsi ha detto: «Siamo pronti a stringere la mano tesa da Macron». Anche se è chiaro che Schäuble intende farlo alle proprie condizioni. Se però ci sarà da fare qualche concessione in Europa – e intende farne il meno possibile – ha l’autorevolezza in patria per “vendere” i risultati all’opinione pubblica. La sua popolarità è altissima nella base del partito, tanto che quando il cancelliere si è trovato in serie difficoltà per la sua politica sui rifugiati, la soluzione Schäuble appariva l’unica ragionevole. Lui però, che ha fatto della lealtà il suo marchio di fabbrica, mise fine alle speculazioni, anche se alla cancelleria ha sempre ambito e se il suo rapporto con Angela Merkel, fin da quando la “ragazza” ascese al potere mettendo da parte Kohl e travolgendo, come danno collaterale, lo stesso Schäuble. Poi nel 2004, Merkel gli fece l’altro sgarbo di preferirgli Horst Koehler per la presidenza della Repubblica. Poi però ne respinse le dimissioni nel 2010, quando ebbe seri problemi di salute.

La prossima legislatura gli consentirà anche di godersi, varando un po’ di tagli di imposte, i frutti del suo beneamato Schwarze Null, il deficit zero, ottenuto per la prima volta due anni fa e che il ministro considera il suo vero passaporto per la storia. Dimenticando di ammettere che lo ha raggiunto, come sostiene la Bundesbank, anche grazie a risparmi per 240 miliardi di euro nella spesa per interessi grazie alla politica dei tassi bassi della Bce di Mario Draghi, di cui è critico frequente e a volte feroce.

C’è un’unica ipotesi, che per ora appare non molto probabile, in cui si potrebbe arrivare alla mancata riconferma di Schäuble ed è un risultato elettorale in cui calano i consensi della Cdu e i possibili partner di coalizione (i socialdemocratici della Spd da una parte, i liberali della Fdp dall’altra) ottengano un esito ben al di là delle attese e dei sondaggi e abbiano la forza di chiedere le Finanze in un negoziato per la formazione del Governo che si preannuncia complesso. Ma è proprio la composizione della prossima coalizione che, ancor più del ritorno di Schäuble, detterà la linea europea di Berlino: più aperta con la Spd, chiusa con la Fdp (a meno che, per raggiungere la maggioranza, non debbano essere imbarcati anche i Verdi). In questo secondo caso, anche in Europa ci sarà da augurarsi la riconferma di Schäuble.

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