Europa
Ministro greco Mouzalas:«Sui migranti la soluzione è europea»
di Vittorio Da Rold
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«È ridicolo pensare che un problema globale ed europeo come quello dei migranti possa essere risolto al livello di un singolo paese. La soluzione deve essere europea». Lo dice in un'intervista al Sole 24 ore il ministro greco per le migrazioni, Ioannis Mouzalas, per il quale«la solidarietà europea non è una questione sentimentale o etica, è un obbligo legale». Dunque sintonia di vedute con quanto detto dal ministro degli Interni italiano Marco Minniti al recente vertice europeo a Tallinn, che «non può essere che il salvataggio sia internazionale, ma l'accoglienza nazionale». Mouzalas, che è appena stato in Italia per uno scambio di esperienze sull'integrazione, che lo ha portato a Riace in Calabria, e che ha visto incontri con il presidente della Camera, Laura Boldrini e con il sottosegretario all'Interno, Domenico Manzione, sottolinea che «nessuno meglio della Grecia capisce l'Italia». Mouzalas è medico, ha studiato medicina ad Atene, poi a Milano e a Londra. E' membro di Doctors of the Words.
Lei ha detto nel 2016 al quotidiano britannico The Guardian che non avrebbe permesso che la Grecia diventasse una sorta di “Libano d'Europa” con milioni di migranti e rifugiati nei suoi centri di accoglienza. Come è la situazione attuale nel suo Paese?
È chiaro che non permetteremo mai che la Grecia diventi il centro di accoglienza dei migranti per tutta l'Europa. Anche se la situazione rimane difficile, fino adesso siamo riusciti, attraverso l'accordo tra Ue e Turchia, di diminuire i flussi migratori da una media di 8mila persone al giorno a 80 persone al giorno, che sono i numeri attuali. È assurdo aspettare che un paese di primo approdo può affrontare o risolvere un fenomeno di tali dimensioni da solo. Noi combatteremo contro questo atteggiamento, insieme all'Italia. Dunque, la situazione rimane difficile, però è notevolmente migliorata. Certo che non siamo diventati il centro di accoglienza dei migranti dell'Europa, e non lo diventeremo mai. D' ora in poi ci impegniamo a migliorare ed accelerare la procedura per esaminare le richieste di asilo, ed ad accelerare lo spostamento nella terra ferma o il ritorno in Turchia.
Funziona l'intesa con la Turchia? Sono diminuiti gli sbarchi sulle isole greche?

Come ho già accennato precedentemente, con l'accordo tra l'Ue e la Turchia, siamo riusciti a diminuire gli sbarchi da una media di 8mila al giorno a 80 persone al giorno. Quindi sì, l'accordo tra l'Ue e la Turchia funziona. Gli sbarchi sulle isole greche sono fortemente diminuiti. Prima, abbiamo avuto giorni in cui 10.000 persone sono sbarcate in un solo giorno. Adesso gli sbarchi si sono limitati da 60 a 80 persone a giorno. Le difficolta nell'implementazione dell'accordo riguardano principalmente i rimpatri. Questo succede perché il nostro Paese continua ad esaminare le domande di asilo individualmente e ad hoc, in rispetto a tutte le regole internazionali che riguardano l'immigrazione e il diritto di asilo, nonostante il costo che questo comporta per il paese. Con un'eventuale aumento della assistenza dalla parte dell'EASO, l’agenzia per l'asilo europea, e rafforzando il nostro servizio di asilo, crediamo che anche questo problema, pur con grande sforzo, sarà risolto.
Cosa funziona o non funziona nella ricollocazione di profughi nel resto dell'Unione europea? Che fare per quei paesi che rifiutano la loro quota?
La questione della ricollocazione di profughi nel resto dell'Unione europea, secondo i parametri previsti e gli impegni assunti dagli accordi, abbiamo quasi raggiunto la fine. Abbiamo già completato la ricollocazione di 15mila persone e stiamo per procedere alla ricollocazione di altre 7mila persone. È chiaro, però, che quello che è già stato fatto, non è sufficiente. La richiesta dell'Italia di abbassare il tasso di riconoscimento di protezione, che oggi è al 75%, è giusta. Per esempio, la Grecia ha posto la domanda all'Unione europea sulla sorte di persone provenienti da zone di guerra in Afghanistan, che sono in evidente necessità di protezione, che però non sono accettate nel programma di ricollocazione. Questa è una questione che va affrontata e discussa. Per quanto riguarda i paesi che rifiutano di implementare la loro quota, vorrei ricordare che la solidarietà, nell'ambito dell'Ue, non è un concetto sentimentale ma legale. Chi non rispetta i sui obblighi legali, deve subire delle sanzioni. Dover imporre delle sanzioni non è gradevole, ma è indispensabile.
Grecia e Italia rischiano di essere isolati in questa crisi europea dei migranti? Cosa bisognerebbe fare?
Mi permetta di dire che chi davvero rischia l'isolamento in questa crisi europea dei migranti non sono l'Italia e la Grecia, ma la stessa Europa nei confronti della sua storia. La Grecia ha mostrato di saper gestire la crisi migratoria, e continuerà a gestirla. Nessuno può capire meglio di noi i problemi che affronta l'Italia. È ridicolo pensare che un problema globale ed europeo possa essere risolto al livello di un singolo paese. La soluzione deve essere europea. Noi crediamo che è necessario creare dei corridoi umanitari per i profughi e i migranti, prima che loro entrino nei barconi, perché dopo il problema si aggrava. L'Europa deve creare le condizioni e le strutture, dalla Nigeria fino a Libia, che garantiscono corridoi sicuri previsti dalla Convenzione di Ginevra, e che permetteranno l'arrivo in tutti i paesi europei dopo i necessari controlli e l'equa distribuzione. È sicuramente difficile, nel caso della Grecia ci è voluto un anno per arrivare all'accordo tra Ue e Turchia. È tempo per l'Europa di reagire più velocemente e di saper usar e l'esperienza maturata in Grecia.

14 LUGLIO 2017
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