USA
Trump e il rischio di una instabilità politica Usa
di Mario Platero
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WASHINGTON - Impeachment? Siamo dunque arrivati alla possibilità di un impeachment del Presidente “bambino” Donald Trump, come lo ha definito David Brooks sul New York Times? Dopo appena quattro mesi di presidenza? Tutto è possibile. Eppure, nonostante la situazione sia catastrofica per la Casa Bianca, nonostante la caduta di fiducia dei mercati, e' il caso di dire: “not so fast”, “andiamoci piano”.

Proprio ieri il Presidente he negato in una conferenza stampa ogni responsabilità o collusione per il Russia Gate, ha definito una pessima cosa la nomina di un procuratore speciale, Robert Mueller, ex capo dell'FBI per le possibili interferenze russe nelle elezioni americane e ha definito gli attacchi e l'inchiesta “divisivi”.

Resta il fatto che il tema impeachment è caldissimo. Ma la partita è molto complessa, di difficile lettura finale, anche per le profonde mutazioni sociologiche che abbiamo visto in questo paese e per l'inevitabile, imprevedibile fattore Trump: questo Presidente è abilissimo nel procurarsi danni da solo, ma è anche bravissimo nel ribaltare situazioni impossibili. Come l'attuale, dopo che una serie di notizie, rivelazioni, e possibili ostruzioni della giustizia hanno aperto un buco nero per la sua presidenza.

Qui a Washington, dove sono venuto per vivere in diretta questa straordinaria crisi istituzionale americana, si respira un'aria molto molto pesante. Intanto si dà per scontato che l'agenda politica, le proposte di riforma fiscale, il progetto per abolire Obamacare (che deve passare al Senato), l'atteso stanziamento per investimenti infrastrutturali e addirittura il muro al confine messicano sianno in questa fase congelati. Ed e' per questo che il mercato ha reagito come ha reagito.

Ma sul piano politico il termine impeachment è ormai discusso apertemente persino in campo repubblicano: il Senatore McCain ha detto: «Posso solo dire di aver gia' visto questo film, mi ricorda per dimensione e portata lo scandalo Watergate». E almeno cinque deputati repubblicani, fra questi Justin Amash del Michigan e Robert Jones della Carolina del Nord hanno detto che il memoriale scritto di Jim Comey, ex capo dell'FBI, in cui si dice che Trump gli aveva chiesto di “lasciar perdere” l'inchiesta sul suo fedelissimo Mike Flynn, e sui suoi rapporti con la Russia, presenta le caratteristiche di ostruzione della Giustizia. Di questo ne parlano apertamente osservatori della destra come David Brooks o Ross Douthat sul New York Times o Maureen Dowd che simpatizzava per Trump. E Douthat chiede di passare a metodi più spicci di usare il 25esimo emendamento che prevede la destituzione di un Presidente se questi non fosse in grado di amministrare il suo mandato. Ma ci vorrebbe l'Alzheimer che chiaramente Trump l'irriducibile non ha.

Ed è questo il primo punto chiave. Al di là delle implicazioni legali, delle possibilità di impeachment (che, ricordiamolo, è un processo al Presidente che puo' chiudersi con un nulla di fatto come capito' per Bill Clinton) al centro delle nostre considerazioni c'è una domanda ricorrente: Trump e' in grado di fare il Presidente. La conclusione convenzionale è semplice, no, non lo è. Ha dato segreti di stato ai russi per l'irrestibile tentazione di far vedere quanto sia bravo; ha prima detto che il licenziamento di Comey non aveva nulla a che fare con l'inchiesta russa per poi dire di si che c'era anche quell'elemento; ha creato imbarazzo al suo vice Presidente smentendolo più volte nel momento in cui Mike Pence sostenava la linea ufficiale; ha deragliato dai fatti, lui che accusa i media di fake news, in modo plateale; in una straordinaria intervista all'Economist di qualche giorno fa ha dimostrato di non capire molto di economia e ha persino minacciato in diretta Jim Comey consigliandolo di non «rendere pubblici eventuali nastri delle loro conversazioni». Cosa che ha immediatamente fatto pensare al fatto che i nastri di nixoniana memoria li avesse lui.

Ma è questo il punto: Trump non è Nixon. E non è neppure Clinton, maestri della politica. Le sue gaffe sono cadute di stile, incapacità di gestire il suo ufficio, non machiavelliche manipolazioni del potere presidenziale. Per questo Brooks lo chiama il Presidente bambino: sembra essersi fermato a una fase infantile nel processo di crescita che contraddistingue le persone normali. È irrequieto, irascibile, impulsivo, ama essere adulato ed è dunque insicuro. Se Comey non gli va, lo licenzia senza pensare alle conseguenze. Trump in sostanza commette le sue gaffe per ingenuità infantili, per impulsività. Ma tutto ciò, per quanto preoccupante, non è materiale per un impeachment. Trump, nella sua evidente impreparazione, ha istinti chiarissimi ed efficaci, ha conquistato con il suo anticonformismo e la sua aggressività non politicamente corretta decine di milioni di americani. E dunque vien fatto di chiedersi: quanto è scollata l'opinione dei politici e intellettuali che lavorano nella cintura di Washington dal resto del paese? Siamo a una ripetizione delle sottovalutazioni della campagna elettorale? Forse. Ma ora i termini dell'equazione sono cambiati, c'è un Presidente che deve rispondere delle sue azioni e delle inchieste. Non ci sarà un voto popolare. E il fatto più grave oggi è l'ostruzione di giustizia, lo stesso capo che porto' all'impeachment Clinton e alle dimissioni Nixon. Le inchieste faranno il loro corso. Lentamente, perché anche un passaggio all'impeachment richiedera' due anni. Intanto al di là dei risultati, il paese soffrira' una paralisi politica di cui non aveva certo bisogno.

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