Americhe
Venezuela in fiamme, 3 morti e rischio default. Gm chiude dopo esproprio
di Roberto Da Rin
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Azione e reazione. In Venezuela la tensione è altissima. Una grande manifestazione dell'opposizione, con scontri e proteste; il bilancio è di 3 morti, due giovani di 17 e 23 anni e una guardia nazionale. Decine i fermati.
La manifestazione è stata organizzata in risposta a quella del governo di Nicolas Maduro, pochi giorni fa, una parata militare interpretata come una esibizione di forza. Maduro, in serata, ha dichiarato in televisione che «ancora una volta, le forze dell'ordine sono riuscite a bloccare un tentativo di golpe».

Gm chiude dopo l’esproprio
Non solo, ma il gigante automobilistico americano General Motors ha annunciato la sospensione di tutte le sue operazioni nel Paese dopo che le autorità di Caracas hanno «inaspettatamente sequestrato» il suo stabilimento. Gm parla di una «misura arbitraria e di una confisca illegittima dei suoi asset in totale disprezzo della legalità». Il mercato auto venezuelano è collassato del 92% in marzo poiché la scarsità di dollari ha spinto i prezzi alle stelle. Gm impiega 2678 persone nel Paese e ha accordi con 79 concessionari. Non è la prima volta che cio' succede: stando ai dati di Conindustria, l'amministrazione di Nicolas Maduro e quella del suo predecessore Hugo Chavez hanno espropriato oltre 1.400 fabbriche e asset privati dal 1999 in poi.

Maduro sempre più in difficoltà
Il presidente intanto respinge al mittente le accuse di golpismo e individua nel presidente del Parlamento, Julio Borges, il regista dell'insurrezione anti-governativa. La Casa Bianca esprime grande preoccupazione e accusa il capo di Stato venezuelano di soffocare la voce degli esponenti più critici.
Maduro è stato eletto nel 2013 e il suo mandato scade nel 2019. L'opposizione ha raccolto le firme, nel 2016, per ottenere un referendum “revocatorio” che avrebbe potuto consentire un ritorno alle urne già nel 2017. Ma la Corte suprema ne ha contestato la legittimità e ha rilevato procedure irregolari nella raccolta.

Il rischio default
La situazione economica del Venezuela è pesantemente compromessa da una crisi che si perpetua da anni. Il calo dei prezzi del petrolio (di cui il Paese è forte produttore) ne ha aggravato il quadro. Lo spettro del default è tutt'altro che scongiurato e l'eventualità di un crack provocherebbe una pericolosa instabilità a livello regionale. Molti analisti ritengono insostenibile il quadro macrofinanziario ed esplosiva l’inflazione superiore al 500% annuo.

Enzo Farulla, analista economico-finanziario indipendente, già Raymond James, esperto di temi latinoamericani, ritiene poco probabile il default: «Se Maduro dovesse cadere nei prossimi mesi, verrà eletto un governo market friendly e quindi ci sarà un rifinanziamento del debito. Se invece la presidenza reggerà a questi scossoni, non si verificheranno emergenze finanziarie. Le scadenze sono infatti nei prossimi 18 mesi».

20 APRILE 2017
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