Europa
La Ue, gli Usa e il silenzio sui rapporti con il malato d’Oriente
di Alberto Negri
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La Turchia è uscita di fatto dal campo occidentale e in Europa e negli Stati Uniti non possono più ignorarlo. Si paga, con crisi diplomatiche quotidiane, la deriva autoritaria di un leader con le spalle al muro, una deriva che è il risultato del più imponente rivolgimento geopolitico degli ultimi anni sul fianco sud orientale della Nato, di cui la Turchia è un membro storico.

Ankara ormai è solo formalmente un alleato occidentale, nonostante i forti legami economici con l'Unione, come si era già per altro notato con il fallito colpo di stato del luglio scorso: per fronteggiare la sconfitta nella guerra siriana ha dovuto allearsi con la Russia di Putin e venire a patti con l'Iran sciita degli ayatollah, per il momento il vero vincitore dei conflitti mediorientali.

Una svolta epocale dovuta ai calcoli sbagliati di un leader che per salvarsi deve vincere a tutti i costi il 16 aprile il referendum costituzionale sui poteri presidenziali. Erdogan ha commesso il grave errore di voler abbattere il regime di Assad aprendo l'”autostrada della jihad” che ha calamitato in Medio Oriente nel Mediterraneo decine di migliaia di militanti radicali islamici molti dei quali poi affluiti nell'Isis.

La mossa del “reis” turco venne incoraggiata e sostenuta dagli Usa e dall'ex segretario di Stato Hillary Clinton che il 6 luglio del 2011 spedì l'ambasciatore Ford a passeggiare in mezzo ai ribelli di Hama. In quel momento Erdogan pensò di avere le spalle coperte dagli occidentali, contando anche sul sostegno finanziario delle monarchie del Golfo.

Gli europei si allinearono alla politica americana, in particolare la Gran Bretagna e la Francia. Nel settembre 2013 i francesi avevano già fatto decollare i caccia per bombardare Damasco: fu Obama a fare marcia indietro. Allora Erdogan capì che avrebbe dovuto fare da solo ma la Turchia ha fallito nonostante fosse venuta a patti anche con il Califfato. Non solo. Il jihadismo si è poi propagato con gli attentati nel cuore dell'Europa e i francesi, dopo i massacri di Parigi, invertirono la rotta mettendosi d'accordo con Damasco per colpire l'Isis.

Il risultato di questa politica spericolata di Erdogan e irresponsabile degli europei è che non solo la Turchia e i suoi alleati arabi hanno subito la vittoria della Russia ma Ankara ha importato in casa il terrorismo dell'Isis e adesso confina, oltre che con Mosca e Assad, con i curdi siriani dell'Ypg _ considerati dai turchi terroristi al pari del Pkk _ e appoggiati sia da Washington che da Mosca. La Turchia inoltre verrà tenuta ai margini dell'offensiva contro Raqqa, capitale siriana del Califfato, e ha già dovuto ritirare le sue truppe anche da Mosul in Iraq.

Un'umiliazione per chi come Erdogan puntava a diventare il leader di riferimento del mondo mediorientale. Erdogan è stato abbandonato dagli alleati occidentali è si è gettato nella braccia di Putin. Ma di fatto appare isolato, perché neppure i russi si fidano di lui. Inoltre Ankara aveva firmato accordo sui migranti spinta più da calcoli politici che economici e ottenere l'esenzione dai visti in Europa. La concessione ai cittadini turchi doveva compensare il mancato ingresso nella Ue: costretto a venire a patti con gli avversari _ Russia e Iran e Assad _ per Erdogan i visti dovevano bilanciare lo spostamento dell'asse turco verso Oriente e dimostrare ai suoi elettori il suo peso in Occidente.

Ma la diplomazia del “pendolo” tra Est e Ovest non ha funzionato e adesso tutte le occasioni sono buone per attaccare l'Europa, questione curda compresa. Troppo a lungo l'Europa ha reagito debolmente alla repressione dell'Anatolia del Sud Est, lasciando che Erdogan dopo il golpe mandasse in carcere migliaia di persone, mettendo la museruola alla stampa e cancellando la leadership del partito curdo legale Hpd (per altro con l'appoggio dell'opposizione laica del Chp). L'errore più grande però è stato quello di sottovalutare che la Turchia stava uscendo dal suo storico asse geopolitico: oltre all'Europa anche gli Stati Uniti non potranno più restare in silenzio sulla crisi nei rapporti con il grande malato d'Oriente.

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