Industria-Finanza
Burberry aggiunge un tocco ambientalista al suo nuovo corso: stop alle pellicce e agli “incendi” dell’invenduto
di Nicol Degli Innocenti
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LONDRA - La nuova Burberry è più verde e più buona. Il brand inglese del lusso ha annunciato oggi due svolte da tempo richieste dagli ambientalisti: non utilizzerà più vera pelliccia per le sue creazioni e riciclerà gli abiti invendibili, invece di bruciarli come ha fatto in passato.
«Il lusso moderno significa essere responsabili verso la società e verso l'ambiente, - ha dichiarato l'amministratore delegato Marco Gobbetti. – Questa è una profonda convinzione per noi a Burberry ed è la chiave per il nostro successo sul lungo termine».

La scelta di Burberry si inserisce nel più ampio programma di rinnovamento del brand, guidato dal punto di vista creativo da Riccardo Tisci, di cui è molto attesa la prima collezione che sarà presntata a Londra il prossimo 16 settembre. All’inizio di agosto anche il logo è cambiato: addio, dunque, al simbolo del cavaliere e al font “vintage”, sostituito da un nuovo logo più minimalista firmato Peter Saville e ispirato a un motivo Burberry del 1908.

A luglio, la rivelazione che per proteggere il brand nel 2017 Burberry aveva distrutto abiti invendibili, accessori e profumi per un valore di 28,6 milioni di sterline, aveva provocato un'ondata di indignazione tra i gruppi ambientalisti. Il gruppo ha ascoltato le critiche e oggi ha fatto sapere che in futuro riciclerà, regalerà o utilizzerà in altro modo i capi invenduti.

Ha già avviato una collaborazione con Elvis & Kresse, specializzata nella moda sostenibile, per trasformare 120 tonnellate di scarti di pelle in nuovi prodotti e ha avviato un progetto di ricerca presso il Royal College of Art per creare nuovi materiali sostenibili.

Il gruppo ambientalista Greenpeace ha accolto con favore l'annuncio, dichiarando che «la decisione di Burberry di non bruciare più le scorte in eccesso è un segnale importante di un cambiamento in atto nel settore della moda. Oltre 100 miliardi di capi sono prodotti ogni anno, ma il problema delle scorte in eccesso va risolto alla radice, rallentando la produzione e ripensando il business».

Burberry negli ultimi anni ha utilizzato solo pelliccia di coniglio, di volpe, di visone e di procione asiatico nelle sue creazioni, ma d'ora in poi non userà più pelliccia di alcun tipo. “Non ci sarà vera pelliccia nella collezione Burberry che segnerà il debutto di Riccardo Tisci questo mese, e i capi con pelliccia esistenti verranno gradualmente eliminati,” ha fatto sapere oggi il gruppo.

Nell’ultimo anno diverse griffe, tra le quali Gucci, Versace, Michael Kors, DKNY, Donna Karan e Jimmy Choo hanno annunciato la decisione di non utilizzare più alcun tipo di pelliccia, mentre brand come Stella McCartney e Vivienne Westwood non l'hanno mai utilizzata.

I gruppi ambientalisti hanno lodato Burberry per l'iniziativa e hanno diretto le loro critiche contro Prada e altri marchi che ancora utilizzano pelliccia vera. Una nuova campagna globale è stata lanciata oggi in vista delle sfilate di settembre a New York, Londra, Parigi e Milano. L'ente di beneficenza animalista Humane Society International assieme alla Fur Free Alliance ha invitato i sostenitori a protestare contro Prada che usa ancora pelliccia di volpe e di visone.

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