Industria-Finanza
Settembre, Milano protagonista del mese più fashion dell’anno
di Giulia Crivelli
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«The September Issue»: si intitolava così il documentario del 2009 su Vogue America e la sua direttrice, allora come oggi, Anna Wintour, seguita dalle telecamere durante le settimane di preparazione del numero (issue) più importante dell’anno per una rivista di moda, quello di settembre.

L’inizio del mese che ci porta verso la stagione fredda è vissuto come un Capodanno forse più del 1° gennaio: accade ovunque e in particolare in Italia, dove la maggior parte delle aziende e degli uffici chiude per almeno tre settimane in agosto e le scuole hanno le vacanze più lunghe di qualsiasi altro Paese. Il rientro dalle ferie è vissuto come un nuovo inizio, persino da chi magari non le ha fatte in agosto o le farà in altri periodi.

La moda non fa eccezione, anzi: in estate si è forse meno attenti allo stile e più concentrati sulla praticità di ciò che si indossa. Fatti salvi naturalmente i trend da spiaggia che ci sentiamo obbligati a seguire, ma quasi sempre questi appaiono come sospinti da una brezza estiva e vengono cancellati senza rimpianti dai temporali di fine stagione. Le vetrine che ritroviamo al rientro in città – e quelle che ricominciamo a frequentare con regolarità sul web – sono particolarmente ricche di novità. Da qui l’importanza dei numeri di settembre delle riviste, Vogue Usa in primis.

Fuori da internet, lontano dai negozi e dai centri commerciali e oltre le pagine e i servizi fotografici, nel mondo reale in settembre ricomincia il grand tour delle sfilate, che proietta ancora più avanti: in passerella e negli showroom ci sono le collezioni che fanno già pregustare la primavera-estate 2019. Rispetto al passato non è più un’anteprima riservata agli addetti ai lavori: grazie ai social network e all’accorciarsi esasperato del gap tra fashion week e arrivo nei negozi (reali o virtuali) delle novità, sembra non esserci più soluzione di continuità tra stagioni e relative collezioni. A questi ritmi si sono adattati stilisti e aziende, ma anche le città.

Meglio di tutte lo hanno fatto – sia detto con giustificato orgoglio – Milano e il sistema del tessile-moda-abbigliamento italiano nel suo complesso. La fashion week milanese seguirà quelle di New York e Londra e sarà dal 18 al 24 settembre, per passare poi il testimone a Parigi, che chiuderà la tornata di sfilate e presentazioni dedicate alle collezioni donna (o donna e uomo, vista la quantità di eventi “co-gender”) per la primavera-estate 2019. Milano però si animerà molto prima del 18 settembre: già settimana prossima verranno presentati nel dettaglio, oltre alla settimana organizzata dalla Camera della moda guidata da Carlo Capasa, alcune fiere, come White, e l’evento Milano XL, seconda edizione di un progetto “di filiera” finanziato dal ministero dell Sviluppo economico e organizzato in collaborazione con Ice, Confindustria Moda, Assolombarda e Comune di Milano. In questo caso le date sono 12-23 settembre e, come nel 2017, è un evento aperto a tutti, fatto di installazioni (sei “cubi” di 5 metri per 5 dai quali chiunque può entrare e uscire) pensate per dare un quadro dell’intero sistema moda, del quale le sfilate sono solo la punta, per quanto scintillante. L’iceberg che c’è sotto è la filiera: da qui la decisione di organizzare Milano XL e mettere al centro, per questa seconda edizione, settori, fiere e relative associazioni del “monte”.

Nello specifico: Anfao e Mido (occhiali), Unic e Lineapelle (conceria), Milano Unica (tessuti), Federorafi (gioielli), Cosmetica Italia -Cosmoprof. Riunite dal 1° gennaio sotto l’ombrello di Confindustria Moda, insieme ad Assocalzaturifici, Assopellettieri, Aip (pellicce) e Smi (Sistema moda Italia), le associazioni rappresentano il “sistema allargato”, con un fatturato 2017 di oltre 94 miliardi (+3,2% sul 2016, crescita quasi tripla rispetto al Pil dell’Italia), composto da 67mila aziende e che dà lavoro, direttamente, a circa 600mila persone, forte di un export del 65,6%.

L’esistenza della catena produttiva manifatturiera e artigianale è un punto di forza di Milano quando si confronta con Parigi: in Francia la filiera del tessile-abbigliamento non esiste di fatto più e i grandi marchi del lusso producono quasi tutto in Italia.

Ma c’è un’altra leva che può dare slancio a Milano nell’eterna sfida con Parigi (e in parte con New York e Londra): è l’impegno per la sostenibilità, fil rouge di Milano XL e ben rappresentato dalla seconda edizione dei Green Carpet Fashion Awards che verranno consegnati il 23 settembre durante una serata all a Scala. Organizzati dalla Camera della moda in collaborazione con Eco-Age, sono premi che nessun’altra capitale della moda assegna, ma che incarnano lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, globale. Le scelte di consumo dei Millennials (si veda l’articolo in pagina sulle nozze dei Ferragnez), che già oggi rappresentano oltre metà dei clienti del lusso nel mondo, sono fortemente influenzate dalle scelte ambientali e sociali di un brand. Milano e l’Italia, nella moda, possono già vantarsi di molti primati. Quello della sostenibilità si è appena aggiunto e deve essere per tutti una priorità consolidarlo.

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