Beauty-Benessere
II nuovi parrucchieri? Sono anche manager esperti di marketing e digitale
di Marika Gervasio
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Da artigiani a imprenditori: questa è la via che i parrucchieri devono intraprendere per sopravvivere e crescere in un settore, quello dei saloni professionali, che, secondo gli ultimi dati di Cosmetica Italia dovrebbe chiudere l’anno con un giro d’affari di oltre 580 milioni di euro in aumento dell’1,8% grazie anche ai prezzi dei servizi che hanno ripreso a salire in media del 3% rispetto al 2017. I listini prezzi aumentano, ma il numero del personale che lavora nei saloni scende a 1,7 persone per negozio in media e il settore si trova a vivere ancora una serie di criticità che penalizzano le realtà incapaci di rinnovarsi in base alle mutate esigenze dei clienti, alla crisi dei consumi e alle nuove tecnologie.

Secondo un’indagine realizzata da Unioncamere ed elaborata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, le imprese in Italia nel primo trimestre del 2018 erano 102.864 contro le 102.506 del 2017 (+0,5%). La regione più affollata è la Lombardia con 16.584 saloni, seguita da Campania (9.639) e Piemonte (8.609). Tuttavia arriva un dato in forte controtendenza dalle imprese straniere (il 7,5% delle attività totali) che nell’ultimo anno sono aumentate del 7% a fronte di uno scarno +0,08% dei colleghi italiani. Il gap è ancora più evidente su base quinquennale, con le straniere in rialzo del 40% contro la flessione del 2% delle italiane.

Un fenomeno, questo, che potrebbe essere indice di una nuova tendenza verso la regolarizzazione e la voglia di entrare nel sistema imprenditoriale nazionale, ma che, quando abusivo - si stima che per ogni esercizio registrato ne esista uno che opera “in nero” -, costituisce un grosso ostacolo allo sviluppo delle attività regolari.

Concorrenza sleale da un lato e scarsa professionalità, o mancanza di evoluzione, dall’altro, il verdetto delle associazioni di categoria - da Cosmetica Italia alla Camera italiana dell’acconciatura - è unanime: la ripresa del comparto passa dalla formazione, non solo tecnica (taglio e colore), ma orientata soprattutto al marketing e alla comunicazione. Se anche gli italiani vogliono tornare a crescere devono abbandonare la guerra degli scontrini: abbassare le tariffe per adeguarsi a quelle ultracompetitive di molti colleghi stranieri, alla lunga, infatti, risulta controproducente. Occorre, invece, puntare su un cambio di mentalità, acquisendo, proprio grazie alla formazione, una visione più imprenditoriale con cui affrontare in modo vincente il proprio business.

Questa è la ricetta proposta da Lelio “Lele” Canavero, trainer d’impresa da vent’anni al fianco di migliaia di acconciatori. «Spazzola e phon non bastano più per far di un parrucchiere un professionista di successo - spiega Canavero -. Su dieci saloni di acconciature sei sono in forte difficoltà, tre sono quelli che vanno avanti e uno è il salone che, a dispetto del periodo, continua a prosperare, a conquistare clienti e a crescere per scontrino medio e profitti. L’85% dei parrucchieri realizza solo il 15% dei profitti, mentre il 15% di essi ne realizza l’85%».

E aggiunge: «È quindi indispensabile porre sullo stesso piano le capacità imprenditoriali e le competenze tecniche: bisogna fare marketing con la stessa sicurezza, la stessa passione, gli stessi risultati con cui si esegue un taglio, una piega, un colore, un trattamento. Finito il tempo del tutto per tutti, oggi è necessario avere una differenza forte, ovvero una specializzazione. Bisogna poi essere bravi a comunicarla, sia internamente sia esternamente, occorre definire e attirare la clientela in target e, infine, occorre gestire il team e il salone con attitudine e capacità imprenditoriali. I parrucchieri devono evolvere da artigiani a imprenditori della bellezza».

Come? «Devono fare pubbliche relazioni e devono essere in grado di individuare e gestire una squadra anche fuori dal salone, composta da professionisti che vanno dal grafico al web marketer, dal social media manager al commercialista» conclude Canavero che ha ideato un programma formativo ad hoc e ha recentemente presentato il suo secondo libro, “Creatori di autostima”.

La mentalità, soprattutto da parte dei più giovani, in effetti sta cambiando. Secondo un’analisi del Centro studi di Cosmetica Italia, sta emergendo una nuova generazione di acconciatori sempre connessi sui social che comunica con i clienti attraverso Facebook (nel 95,2% dei casi), il sito del proprio salone (49,3%), forum e blog (31%), Twitter (25,4%). Il ritrovato ottimismo della categoria li ha spinti a investire soprattutto in formazione del personale per dare servizi migliori e di qualità al pubblico femminile e maschile. Nell’ultimo anno infatti il 46,3% degli acconciatori ha partecipato a un corso di specializzazione sui lavori tecnici, come le colorazioni. Il 32,2% ha seguito corsi sulle tendenze in tema taglio e piega, mentre il 17,5 % ha seguito iniziative di tipo manageriale.

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