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Soft drink, made in Italy tra vintage e bio
di Federico De Cesare Viola
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Aperitivi analcolici e bibite gassate, tè freddi e succhi di frutta, energy drink e acque di cocco: in Italia il giro d’affari dell’industria delle bevande analcoliche si attesta sui 3 miliardi di euro. Per essere un Paese cresciuto (anche) a spume e gazzose, si tratta di un volume che in realtà racconta un legame degli italiani con i soft drink non così solido. Beviamo 51 litri all’anno, un valore pro capite che relega il mercato italiano agli ultimi posti nella classifica dei consumi dell’Unione Europea, insieme alla Grecia (sono invece primi i danesi e i tedeschi). Secondo Assobibe il consumo di bevande analcoliche è sceso del 20% dal 2009. La buona notizia è che, nello stesso intervallo di tempo, i produttori hanno ridotto del 22,5% le calorie e del 20% lo zucchero. I consumatori scelgono sempre più bevande wellness, sport drink (che oggi rappresentano il 3% del comparto) e speciality drink.

Quello italiano - ben fotografato dall’annuario 2017-2018 Bevitalia - è un mercato dove operano un centinaio di aziende, ma a grande concentrazione: le prime 4 (Coca-Cola HBC, San Benedetto, Sanpellegrino, Spumador) assorbono il 70%, quota che sale all'89% se si aggiungono le posizioni dalla 5 alla 8 (Pepsico, Ferrero, Sibeg e Campari Soft Drinks). Nel restante 11% si muovono i produttori più piccoli, che si distinguono spesso per una distribuzione vivace sul territorio e per la capacità di intercettare un pubblico di nicchia grazie a un'offerta di qualità e/o biologica, al rispetto delle tradizioni locali, al legame con il mondo della miscelazione e all’estetica dichiaratamente vintage e autarchica.

Insomma, anche al momento di un drink o di un aperitivo al bar, non c’è dubbio che l’Italia sia un Paese che guarda più indietro che avanti. Se il presente è difficile da decifrare, meglio rifugiarsi tra sapori e immagini della memoria. Sugli scaffali, le etichette delle bottiglie offrono caroselli rassicuranti: “vero”, “autentico”, “originale” sono le parole più (ab)usate. Le ricette sono antiche, il gusto è rétro (cosa vorrà dire, poi?), le grafiche old-style. Tra le italianissime leggende del mercato c’è la cedrata Tassoni, fiore all’occhiello della virtuosa azienda di Salò che continua a crescere grazie al totale rispetto per le tradizioni. Niente plastica ma solo bottigliette in vetro, stessa grafica in stile Ventennio, stesso spot (tanto anacronistico quanto efficace) dal 1982. E cedri - da cui ricavare gli oli essenziali - che vengono rigorosamente da Diamante. A proposito di Calabria: è qui che si consuma una vera e propria perversione per le gazzose al caffè, immutabili nelle ricette e nei packaging. La più iconica è probabilmente la Bralisena, bibita quasi sconosciuta fuori regione ma viceversa capace di dar filo da torcere a Coca Cola & Co. dentro i confini.

La guerra dei consumi si combatte a suon di nostalgia e promesse di benessere. Le eccellenti bibite di Lurisia rivendicano in etichetta le provenienza delle materie prime (il chinotto di Savona, presidio Slow Food, o il limone sfusato di Amalfi nella gazzosa). Bevande Futuriste, azienda di Treviso, ha lanciato la linea di sodate premium “Cortese” con ingredienti bio e una veste d’antan. Il nome rimanda non solo alla “gentilezza” della loro tonica ma anche a Isabella Cortese, una nobile veneziana alchimista del XVI secolo. E poi c’è la nuova selezione di tonics, ginger ale e ginger beer di Abbondio, con packaging ispirati all’arte dei tatuaggi old-school, o la pin-up con la classica bandana rossa a pois che caratterizza le “specialità siciliane” di Bona, dall’aranciata amara alla spuma, dal bergamotto all’orzata. La riscossa del Sud è anche all’insegna della sostenibilità e del fiero localismo. BioSmurra è un’azienda tutta al femminile della campagna di Rossano (CS): buonissimo il suo succo biologico, un mix di clementine, mandarini e limoni, con il 100% di frutta, senza conservanti né zuccheri aggiunti. A Modica, invece, l’intraprendente Simone Sabaini (sì, lo stesso dell’ottimo cioccolato Sabadì) si è inventato le Bibite Madre, il modo più naturale e buono possibile per farsi l’aranciata e la limonata gassata al momento, con lo stesso sapore di quelle fatte espresse nel giardino di casa per combattere la canicola.

20 AGOSTO 2018
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