Luxury
Servizi hi-tech, Spa e suite le frontiere dei nuovi porti turistici
di Raoul de Forcade
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Scali sempre meno simili a “parcheggi per barche” dedicati esclusivamente all’ormeggio, e sempre più orientati, invece, ad assomigliare a villaggi turistici galleggianti, con servizi di alta qualità per gli ospiti, ricche strutture ricettive, spazi commerciali e interessanti eventi ludici e culturali. Così i porti turistici italiani stanno cambiando, volgendosi sempre più a un’ottica lifestyle, per soddisfare le richieste di armatori ed equipaggi, indirizzate sempre più in quella direzione, ma anche per mettere definitivamente alle spalle i postumi di una lunga crisi.

Un periodo nero iniziato nel 2010, anno in cui è stata introdotta dal governo Monti l’imposta di possesso delle unità nautiche da diporto (che ha portato a una flessione del 35% del giro d’affari degli scali turistici), e che si è attenuato solo a partire dal 2016, con una lenta ripresa che vede, comunque, i fatturati dei porti attestarsi su una media del 20% in meno rispetto al periodo pre-crisi.

Proprio per ricominciare a crescere e in virtù della normativa sui marina resort, che li qualifica come strutture turistico-ricettive, gli scali per il diporto hanno puntato su ospitalità e servizi: se da un lato, dunque, si favoriscono i miglioramenti tecnici, dal’altro si realizzano o estendono spazi leisure per gli ospiti.

A spiegarlo è Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas: «Gli scali, in generale, hanno aumentato la potenza elettrica in banchina per alimentare gli yacht, offrono potenti wi-fi, parcheggi dedicati ai clienti, autovetture e minicar elettriche in porto. E poi si investe sempre di più nella creazione di spazi verdi, in Spa e centri di wellness e massaggi, palestre, aree ricreative dedicate agli equipaggi e ai ragazzi, in clubhouse con suite e piscine. Non mancano, infine, marine con spiagge private».

Un esempio di scalo orientato su questo stile è Marina Capo d’Orlando, in Sicilia, inaugurato un anno fa e creato con un investimento di 50 milioni della Regione grazie a fondi Ue Po-Fesr 2007-2013: «Abbiamo 553 posti barca per yacht fino a 40 metri di lunghezza – spiega la direttrice del porto, Enza Di Raimondo –. Ci siamo dotati di un parcheggio da 800 posti auto, dei quali 150 coperti. Offriamo ai clienti anche una clubhouse da 1.500 metri quadrati, con 700 metri di terrazza che si affaccia sulle Eolie e, alle spalle, ha Capo d’Orlando, con la sua lunghissima spiaggia, e il parco dei Nebrodi. La stiamo completando e potrà usufruire anche di 13 suite di charme. Oltre a questo, un ristorante, dei negozi e un cantiere navale con un travel lift da 110 tonnellate». Il porto ha anche preservato un sito archeologico d’epoca romana rinvenuto al suo interno: «Si tratta – dice Raimondo – di un laghetto che contiene blocchi di pietra circolari che venivano tagliati per ricavarne mole olearie».

A Marina d’Arechi (Salerno) i posti sono mille, per ospitare barche da 7 a 100 metri, le più grandi in una banchina dedicata ai megayacht. Il porto ha terminato da poco le opere a mare ed è dotato, da giugno, di spiaggia privata con ristorante. Al servizio dei diportisti ci sono un punto cambusa on demand, con la possibilità di ricevere la spesa a bordo, e un servizio di tender (gratuito) per i clienti che vogliono visitare il centro storico di Salerno.

Portisco, in Costa Smeralda, invece, ha puntato sull’hi-tech: dispone di una plancia di controllo per le operazioni degli ormeggiatori e per la gestione delle emergenze, con monitoraggio Ais (Automatic identification system) dei movimenti dei superyacht.

Uno dei primi porti turistici d’Italia, il Portoverde Marina Resort di Misano Adriatico, a fianco di Riccione, è stato rilanciato creando una nuova piazza per eventi, appartamenti e ville di lusso, nonché una piscina da 800 metri quadri. Un realtà più raccolta, come Marina di Portopiccolo a Trieste, con 120 posti barca fino a 25 metri, punta invece sull’accoglienza nelle strutture del borgo in cui è incastonato e sul benessere nella Spa by Bakel.

Tuttavia, gli scali italiani devono guardarsi dalla concorrenza di Paesi vicini, dove il livello dei servizi è sempre alto, a fronte di un minore costo del lavoro: Marina Dalmacjia, in Croazia (1.200 posti per barche fino a 80 metri), ad esempio, è dotata di uno stabilimento balneare con lettini sospesi sul filo dell’acqua. Porto Montenegro (a Tivat), con 450 posti barca, ha realizzato un’estensione dello yacht club che arriva alla Pmyc beach, un’oasi di 600 metri quadrati con accesso diretto all’acqua. Altra novità dello scalo è il marina park, affacciato sulla baia di Boka, uno spazio pensato per eventi esclusivi.

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