Industria-Finanza
L’americana J2 acquisisce Pratesi
di Silvia Pieraccini
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È uno dei marchi storici dell’eccellenza made in Italy nella biancheria per la casa: i lenzuoli e le spugne Pratesi arredano le residenze di magnati e stelle del cinema, gli yacht di emiri e regnanti, i grandi alberghi del mondo. Ora l’azienda di lusso nata nel 1906 in Toscana – prima a Vinci, poi trasferita a Pistoia – passa di mano: a comprare il brand e la rete commerciale è una società americana, J2 Brands Group, che fa capo a due famiglie statunitensi interessate al retail di lusso. La famiglia fondatrice Pratesi, alla quarta generazione, rimarrà coinvolta nella ideazione e realizzazione delle collezioni.

«La produzione continuerà a essere fatta in Italia, con materie prime italiane – spiega Federico Pratesi – perché il lusso di Pratesi non ha senso fatto altrove. La filiera sarà al 100% italiana ma verrà gestita in outsourcing anche perché oggi, grazie all’evoluzione tecnologica, ci sono macchine che fanno prodotti perfetti dal sapore artigianale». Lo stabilimento pistoiese (l’azienda si chiama Defi), che occupa una sessantina di addetti tra interni e lavoranti a domicilio (26), si avvia alla chiusura. Pratesi metterà in mobilità i dipendenti, quasi tutte donne addette al cucito e al ricamo, che in questi giorni hanno manifestato in piazza rabbia e sconcerto. L’ipotesi che i dipendenti potessero dar vita a una cooperativa di produzione, avanzata da Pratesi ai sindacati, sembra difficile da realizzare anche se la trattativa va avanti.

All’origine della crisi del marchio c’è il tentativo di accrescere le dimensioni. «Negli ultimi due anni abbiamo investito sul management – spiega Federico Pratesi – strutturando l’azienda per espandere i numeri, il fatturato, il mercato e per attrarre investitori. Purtroppo la direzione non era quella giusta». Da qui la decisione di riprendere in mano la gestione e di avviare una «riorganizzazione dolorosa» che ha portato alla presentazione di un concordato in bianco e ora all’accordo con la società americana. Oggi Federico Pratesi è convinto che «bisogna tornare alle origini del mio bisnonno», ripartendo dai 10 milioni di fatturato attuale, per l’85% realizzato all’estero dopo che i negozi in Italia sono stati chiusi. Il rilancio, promette, si affiderà a «tessuti che faranno sognare per la bellezza», come accadeva quando a comprare lenzuoli e tovaglie Pratesi erano Elizabeth Taylor e Andy Warhol.

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