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Affrettarsi lentamente: il ritmo come attitudine manageriale
di Gianluca Rizzi *
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Ore 7.00 del mattino. Inizia la giornata dal manager contemporaneo, tra un caffè, la rassegna stampa, qualche mail a cui fornire una risposta tempestiva e magari uno sguardo all’oroscopo, secondo alcuni un indirizzo utile e confortante in un’epoca in cui la complessità sta mettendo in discussione le poche certezze rimaste. L’oroscopo nella fattispecie recita così: «Lavoro: si prospetta un periodo denso di appuntamenti e decisioni strategiche molto importanti ma il tempo a disposizione è poco; affidatevi all’agilità di pensiero di Mercurio e al pragmatismo di Vulcano…».

Nel 1930 l’economista Keynes si lanciò in una previsione sul futuro, divenuta in seguito celeberrima proprio grazie al fatto di essere stata sconfessata dal presente: «Grazie alla crescita economica, entro un secolo, sarà sufficiente lavorare per sole 15 ore a settimana». La spirale (apparentemente senza uscita) di generazione continua di nuovi, presunti bisogni alimentata ad arte dal capitalismo ha configurato un presente nel quale sembra valere tutto il contrario di quanto pronosticato da Keynes: manager e professionisti sono quotidianamente impegnati nella sfida di gestire sempre meglio il proprio tempo affinché possano portare a termine l’innumerevole quantità di task, puntando quasi esclusivamente su velocità ed efficienza.

La disciplina del time management, con la promessa di essere la panacea rispetto alla sistematica mancanza di tempo lamentata dai manager, ha finito per proliferare, alimentando l’illusione di un rimedio al senso di insicurezza attraverso un maggiore controllo sull’impiego del proprio tempo. Ahimè, le tecniche studiate per aumentare la produttività personale sembrano paradossalmente accentuare le ansie che dovrebbero ridurre. Gestire più rapidamente e in modo super efficiente la posta elettronica ha degli effetti collaterali conclamati: rischiate di riceverne di più! Il mito di Sisifo insegna. Forse l'efficienza non è tutto. Talvolta si punta ciecamente sulla velocità correndo il rischio di tralasciare una componente alternativa e complementare alla velocità, ovvero il ritmo. Spesso queste due caratteristiche vengono confuse e le due parole adoperate come sinonimi.

Un abile public speaker sa bene che quello che tiene incollato l’uditorio al discorso è proprio il ritmo, inteso come l’abilità nel gestire i tempi e nel ricorrere ad arte a pause, cambi di passo e di registro. Lo sanno bene anche i registi di teatro che si affidano al ritmo della narrazione e delle scene per catturare l’attenzione del pubblico, così come gli allenatori di calcio, che spesso vincono le partite governando abilmente il ritmo della propria squadra attraverso momenti di possesso palla e improvvise accelerazioni per segnare il gol decisivo.

In che modo il senso del ritmo può soccorrere il manager contemporaneo e affrancarlo (solo temporaneamente, mai del tutto) dall’ossessione della velocità? I leader di questa epoca sono chiamati a prendere sempre più spesso decisioni anche molto importanti. Potrebbe essere utile pertanto sapere alternare fasi divergenti del pensiero, utili per individuare schemi alternativi a quelli ricorrenti, a fasi convergenti in cui la ridondanza di pensiero viene tradotta in una decisione/azione.

Un’altra richiesta ricorrente è l’innovazione. Governare il ritmo di lavoro della propria squadra, alternando momenti di brainstorming creativi a momenti di realizzazione pratica delle idee individuate può rappresentare un’altra possibilità. I collaboratori chiedono maggiore attenzione e spazi di autonomia e creatività? Alternate alle sessioni di duro lavoro che pretendete da loro momenti dedicati all’ascolto da una parte e qualche ora a settimana da gestire in autonomia per dedicarsi allo sviluppo di una iniziativa personale, naturalmente inerente al business dell’azienda.

Nelle sue Lezioni Americane, Italo Calvino aveva profeticamente intravisto il valore del ritmo a discapito della velocità. Lui lo aveva fatto pensando al futuro della letteratura nel nuovo millennio. Incidentalmente ha fornito una chiave di lettura ulteriore ai manager di questa epoca, sempre più spesso chiamati a sfide nuove ed esigenti sotto il profilo della risorsa in assoluto più scarsa: il tempo. Il ritmo è l’attitudine giusta per affrontarle.

Ed è proprio Calvino che ci fornisce la chiave di decodifica dell’oroscopo di quest’oggi del nostro manager: «Il lavoro dello scrittore (e anche del manager, ndr) deve tener conto di tempi diversi: il tempo di Mercurio e il tempo di Vulcano, un messaggio di immediatezza ottenuto a forza di aggiustamenti pazienti e meticolosi; un’intuizione istantanea che appena formulata assume la definitività di ciò che non poteva essere altrimenti […]».

* Senior Consultant Newton Management Innovation Spa

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