Gestione Aziendale
Le tecnologie per le risorse umane in Italia valgono 500 milioni di euro
di Gianni Rusconi
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La stima è di 500 milioni di euro. Tanto vale, in Italia, il mercato di tutte le soluzioni software o hardware dedicate alla funzione Hr: dagli strumenti che supportano la ricerca e la selezione dei talenti (Applicant tracking system, job board, servizi di recruiting online) fino alle piattaforme digitali per il training e la valutazione delle performance e dei benefit passando per le classiche applicazioni di gestione e formazione del personale (Human resources management e Learning management system).

Un fenomeno che si conosce ancora relativamente poco, quello dell’Hr tech, e il cui valore complessivo in termini di fatturato potrebbe essere ancora più alto, rimanendo pur sempre una minima porzione degli oltre 2,4 miliardi di dollari che costituiscono gli investimenti a livello mondiale nelle tecnologie per la trasformazione tecnologica delle Hr. A fornire questa indicazione è il primo Osservatorio italiano delle tecnologie per il settore delle risorse umane promosso e curato da In-recruiting, azienda del Gruppo torinese Intervieweb attiva proprio nel campo delle soluzioni software per la ricerca e la selezione del personale.

L’indagine ha messo in evidenza come il 55% dei provider di tecnologie per le risorse umane (la mappatura ha censito la metà dei vendor in attività, comprese le aziende internazionali che hanno una sede in Italia oppure un referente commerciale dedicato al nostro Paese) siano basati tra Milano e Torino e come il 60% circa sia nato dopo il 2011 (il 18% riporta come anno di costituzione il 2017). Secondo Matteo Cocciardo, founder e Ceo di In-recruiting, che guidato il gruppo di lavoro che ha realizzato l’Osservatorio, si tratta di segnali che confermano come vi sia nella Penisola una certa propensione ad innovare in materia di risorse umane, per quanto il livello degli investimenti raccolti dalle startup attive in questo settore resti per il momento una nota dolente. Solo una su quattro, infatti, ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti da fondi di venture capital e nel 60% dei casi l’iniezione di nuovi capitali non ha comunque superato i 500mila euro.

«La trasformazione digitale - ha spiegato Cocciardo - sta mutando profondamente la gestione delle risorse umane in azienda e per rispondere alle nuove sfide sono necessarie sia nuove competenze che, per l’appunto, anche nuove tecnologie dedicate. Quello dell'Hr tech è uno dei settori che sta crescendo più rapidamente a livello globale, in particolare negli Stati Uniti, nel Nord Europa e in Asia. Si stima che solo nel 2016 siano stati raccolti circa due miliardi di investimenti da società che lavorano in questo comparto e moltissime delle imprese che lo animano solo 3-4 anni fa non esistevano: è un mercato che sta evolvendo molto velocemente, sia in verticale, in considerazione dell’aumento del numero di player nelle nicchie di mercato già esistenti, sia in orizzontale, con l’emergere di nuove tecnologie specificatamente studiate per gestire nuove parti del processo Hr o complementari ai processi strettamente afferenti alle risorse umane».

L’Italia, rispetto a questa dinamica di sviluppo, sta lentamente cercando di recuperare terreno. In questi ultimi due anni, osserva in proposito ancora il Ceo di In-recruiting, la situazione è cambiata profondamente. C’è molta più attenzione alla componente tecnologica delle Hr e questo cambiamento di approccio è stato influenzato anche in termini regolatori, vedi per esempio l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy (il cosiddetto Gdpr) normativa che impatta anche sul trattamento dei dati personali di candidati e dipendenti, obbligando tutte le aziende (anche quelle piccole e medie) ad aggiornare le loro procedure.

Siamo in una fase più matura di adozione degli strumenti digitali a supporto delle Hr, insomma, e secondo Cocciardo il fatto che chatbot e assistenti virtuali siano una reale minaccia per i recruiter va molto ridimensionato. «Non credo - conclude - che le nuove tecnologie andranno a sostituire il lavoro dei responsabili delle risorse umane, perché nella maggior parte dei casi vanno considerate soluzioni che consentiranno agli umani di dedicarsi ad attività a valore aggiunto e di prendere decisioni migliori e in minor tempo. Per quanto gli strumenti di digital Hr possano essere sofisticati, sfruttando l’intelligenza artificiale, il machine learning e modelli predittivi, il loro compito essenziale rimane quello velocizzare e automatizzare alcune attività che richiederebbero molto tempo, ma la scelta finale sulle persone da far entrare in azienda spetta ancora alla figura umana».

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