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Il design come arma del manager per disegnare nuovi contesti di lavoro
di Andrea Notarnicola *
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Il design è tema di tendenza negli ambienti manageriali. Un tempo dominio di coloro che generano prodotti (designer, ingegneri, esperti di human factor) il design oggi nella sua etimologia si propone di aggiungere significati ai servizi, alle esperienze e alle stesse decisioni manageriali. Il design in un prodotto ha lo scopo di aggiungere significato ad un oggetto la cui forma sarebbe altrimenti definita da una direttrice solo funzionale. Una lampada deve avere una lampadina, un bastone, un filo ma se la lampada è di design, come la Caboche di Foscarini, il prodotto diventa «un bracciale di perle» bello di notte e anche di giorno quando la lampada non ha alcuna funzione cioè è spenta.

Allo stesso modo nel retail il design aggiunge significati all’esperienza di acquisto in un punto vendita, sia che il prodotto sia complesso, sia che il prodotto sia semplice o semplicemente spento, come accade in molte catene fast-fashion. In questi contesti l’arricchimento di senso, oltre alla funzionalità, è possibile solo quando il design è empatico. Negli anni Novanta in molte squadre di ricerca e sviluppo nell’elettrodomestico italiano già si applicava l’empathic design.

Lo stesso arricchimento di significati può riguardare oggi l’interpretazione di un ruolo in azienda. Perché si possa parlare di design vanno aggiunti significati a tutti gli artefatti che definiscono il contesto nella employee experience, ovvero l’esperienza del collaboratore (così come per il cliente è prassi parlare di customer experience). Il job design aggiunge ad esempio significati ad un’esperienza di lavoro che altrimenti sarebbe meramente funzionale. Vado a lavorare per svolgere una funzione o l’esperienza assume un senso complessivo diverso in un contesto capace di cambiare il significato stesso di agire nell’organizzazione attraverso quel ruolo?

In un mondo del lavoro dove la digitalizzazione, la robotica, lo smart working possono contribuire allo svuotamento del significato quotidiano dell’esperienza sociale di lavorare, l’esigenza di rendere i contesti professionali ricchi di nuovo valore diventa un imperativo categorico se riteniamo che siano l’intelligenza e la sensibilità delle persone a dare senso alla tecnocrazia aziendale. Sul piano manageriale il manager può agire in azienda perché le persone svolgano meramente una funzione, come la lampada con il bastone e il filo, oppure può diventare un designer di contesti, nei quali le persone aggiungono significato al loro lavoro oltre la riduzionistica funzionalità operativa. Il benessere organizzativo e il people care svolgono senz’altro queste funzioni simboliche.

L’obiettivo di questa integrazione di significato è sostenere così l'autostima della persona affinché, anche in ruoli operativi routinari, possa arricchire di prospettive la sua quotidianità. Il design è il frutto di una contaminazione di linguaggi che cambia la realtà e appunto la definisce: l’architettura fisica e degli ambienti virtuali fa dunque la differenza. La filosofia, la roboetica e la sostenibilità inoltre aggiungono significati nuovi all’interazione tra uomo e ambiente. Attraverso queste estensioni possiamo consolidare la nostra capacità di progettare e consegnare contesti e oggetti di lavoro fisici (architettura, distribuzione degli spazi, ambienti di scambio, socializzazione, intrattenimento), virtuali (internal social media, da Yammer a Workplace a Slack), manageriali (disegni organizzativi, job description, mansionari da ripensare diventando video o grafica), spazi di apprendimento immersivi e luoghi di socializzazione e relazione con il territorio (l’eredità del “dopolavoro”).

Il design organizzativo può rendere i contesti di lavoro più ingaggianti oppure può diventare occasione di ingaggio: perché non coinvolgere i lavoratori in workshop dedicato al ridisegno del loro open space e delle postazioni di lavoro? L’Italia, madre del design, può esprimere un genius loci nella rigenerazione delle esperienze delle persone nelle imprese, se solo riesce a superare una visione riduzionista e funzionale del lavoro aprendosi alle risorse della creatività che già caratterizzano il design dei prodotti Made in Italy.

* Partner di Newton Management Innovation Spa

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