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Il nostro tempo è prezioso e gli altri devono imparare a rispettarlo
di Francesca Contardi *
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Quanto vale il nostro tempo? Tanto. Anzi, tantissimo! Abbiamo pochissima disponibilità di tempo per lavorare, per viaggiare, per divertirci o per imparare cose nuove. Di solito dopo il caldo, il freddo o i mali di stagione, la mancanza di tempo è la lamentela più frequente. Questo significa che il poco tempo che abbiamo ha un valore inestimabile. E in questo tempo dobbiamo far quadrare tutto. Dobbiamo essere produttivi ed economicamente profittevoli. Eppure, spesso e volentieri, tendiamo a non dare valore al tempo degli altri. Anche di coloro che non conosciamo personalmente.

Sabato scorso, intorno alle 13, ho ricevuto una telefonata da un numero che non conoscevo. Avendo famiglia di origine e alcuni dipendenti lontani, tendo a rispondere sempre quando posso. Dall’altra parte c’era un candidato che voleva parlarmi. Dopo aver capito che non si trattava di un’emergenza e che nessuno era in pericolo, ho dovuto interrompere la conversazione, rimandando tutto al lunedì successivo. E lo stesso vale per i messaggi WhatsApp o per le mail inviati a qualunque ora del giorno e della notte. Tanto, chi legge, può rispondere quando lo desidera. Ma non è vero: le notifiche che arrivano o i telefoni che suonano distolgono l’attenzione da qualunque attività. Senza contare che creano preoccupazione e tensione perché nessuno scrive o chiama fuori orario d’ufficio per dare una buona notizia. In teoria, almeno. Perché, lo sappiamo, per molti mostrare che si è sempre operativi è motivo di vanto.

Molte persone incominciano ad avere due telefoni. Uno personale e uno per il lavoro che, una volta usciti dall’ufficio, spengono. Perché? Sempre per lo stesso motivo: il tempo degli altri non ha valore e le persone ne approfittano spudoratamente. Quanti «solo 5 minuti, il tempo di un consiglio» si sono trasformati in una chiacchierata di 20 minuti? E quanti «un consiglio solo» si sono trasformati in consulenze complete?

Io mi occupo di risorse umane e mi sono sempre detta, fin dall’inizio della mia carriera, che avrei voluto aiutare gli altri il più possibile. E lo faccio sempre. Ma questo non vuol dire che non si debba tenere conto di semplici regole sociali di rispetto degli spazi e dei tempi. Per questo ho deciso che ogni volta che qualcuno mi chiederà il famoso consiglio di carriera, lo inviterò a fare una donazione ad una onlus che aiuta i bambini. Così anche il mio tempo avrà, finalmente, un valore tangibile.

* Managing Director di EasyHunters

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