Formazione
Una grammatica zoppicante preclude l’accesso a posizioni di vertice?
di Michael Skapinker
Img Description

Il Financial Times ha redatto una versione aggiornata del suo manuale di stile, che ne delinea regole e consuetudini. FT preferisce che si scrivano “pochi” nomi plurali (come bambini o libri) e “meno” sostantivi senza plurale, come aria e impegno. Quando il presidente Donald Trump si definisce «un genio molto stabile» è importante riportare il tempo giusto nel discorso indiretto, e dunque scrivere che «Trump ha detto che era un genio molto stabile», non che «è un genio molto stabile». Non era indispensabile che il manuale di stile mettesse in guardia i giornalisti dalle doppie negazioni, perché in inglese non le si può usare e chi lo fa non riceverebbe mai un’offerta di lavoro dal FT né da altri datori di lavoro di prima categoria.

Questo è il motivo per il quale, nel 2013, la direttrice della scuola elementare di Middlesbrough, nel nord-est dell’Inghilterra, ha insegnato ai suoi alunni a non usare un linguaggio familiare, regionalismi o abbreviazioni non contemplate dallo standard English. «Desidero che i nostri bambini non partano svantaggiati. Quando si risponde a un’inserzione di lavoro o si partecipa a un colloquio, è importante utilizzare un inglese corretto», ha detto al Telegraph la direttrice Carol Walker. Con gli amici i bambini possono utilizzare espressioni locali, ma in classe no. La direttrice ha aggiunto che, in generale, i bambini non parlano male, ma in modo diverso.

È vero: le varianti grammaticali e lessicali di per sé non sono scorrette. Altre lingue, comprese francese e africano, usano la doppia negazione, per esempio, e anche Chaucer e Shakespeare ne fecero uso. Oggi, in ogni caso, la doppia negazione è per lo più scomparsa dallo standard English, quello parlato dalle classi britanniche istruite. Non vi è nulla di intrinsecamente superiore nel cosiddetto standard English, a esclusione della presunta superiorità di chi lo parla. Come disse Max Weinreich, il linguista Yiddish, «una lingua è un dialetto con un esercito e una flotta», e la forma “standard” di una lingua è soltanto la varietà di chi ha una cattedra all’università, dirige giornali e siede alla Corte suprema.

Coloro che parlano la variante prestigiosa della lingua non soltanto ottengono i migliori posti di lavoro, ma sono anche vigili nei confronti di chi parla in modo diverso, motivo per il quale la direttrice di Middlesbrough aveva proprio ragione a preoccuparsi per il futuro dei suoi alunni. Nel Regno Unito oggi prevale molta tolleranza nei confronti di accenti diversi (che si sentono spesso alla Bbc, per esempio) ma ce n’è molta meno per le varianti grammaticali.

Questa non è un’ossessione soltanto britannica. Una ricerca dell’Università di Yale ha dimostrato che negli Stati Uniti, quando si sono mostrate alcune frasi scritte in inglese non standard, molti hanno detto che l’autore delle frasi appariva «sciatto o poco istruito o appartenente a comunità ritenute stigmatizzate dal punto di vista socio-economico». Molti linguisti, compresi Steven Pinker e Peter Trudgill, hanno fatto notare che le varianti grammaticali in definitiva sono proprio questo: varianti, non errori. Colpisce, in ogni caso, il fatto che tutti loro scrivano invariabilmente in standard English. Se facessero altrimenti, i loro libri non sarebbero nemmeno pubblicati.

Chi parla un inglese non corretto dovrebbe affrancarsi delle varianti? Come ha scritto Trudgill nel suo libro intitolato Sociolinguistics, c’è un arduo prezzo da pagare se lo si vuole fare. Una lingua non «è soltanto un mezzo per comunicare messaggi: è anche un simbolo molto importante dell’identità personale e dell’appartenenza a un gruppo». Un’altra opzione è quella della “diglossia”: parlare la variante locale in famiglia e con gli amici e la lingua standard al lavoro. Alcuni ci riescono, ma padroneggiare due dialetti è in ogni caso difficile, soprattutto una volta superati i primi anni dell’adolescenza (motivo che ha indotto la direttrice di Middlesbrough a iniziare dagli anni delle elementari). Sia Trudgill sia i ricercatori di Yale dicono che apprendere un’altra variante della propria lingua può essere molto più difficile che apprendere una lingua straniera, perché le varianti sono molto simili tra loro. I ricercatori di Yale hanno detto che spesso «perfino gli attori professionisti, abituati a interpretare personaggi che parlano un dialetto diverso, incontrano difficoltà nel corso di una scena lunga».

Esiste anche una terza alternativa: che la gente che decide chi fa strada nella vita capisca e accetti le varianti grammaticali. I datori di lavoro hanno iniziato a promuovere la diversità in altri campi, non soltanto quella etnica, ma anche quelle dell’orientamento sessuale e di genere, e sempre più spesso non esiste una scelta sola tra maschio e femmina. La diversità grammaticale potrebbe essere la prossima grande causa per la quale battersi? Stiamo iniziando a vederla combattere da chi parla inglese e in molti casi non è di madre lingua inglese e sostiene che l’inglese non sia proprietà esclusiva di britannici e americani. Non è verosimile supporre che gli anglofoni madrelingua che si allontanano dallo standard English non siano disposti ad accettare il loro status di inferiorità linguistica per sempre.

Copyright The Financial Times Limited 2018
(Traduzione di Anna Bissanti )

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni