Carriere
I top manager della finanza e del farmaceutico i più pagati in Italia
di Gianni Rusconi
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Dopo un 2017 in cui i compensi in busta paga sono cresciuti mediamente del 2,5%, anche il 2018 sarà un anno favorevole per le tasche dei lavoratori italiani, con un ulteriore incremento stimato al 2,7% per dirigenti, quadri ed impiegati e al 2,6% per gli operai. La fotografia emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio annuale di Willis Towers Watson sulle retribuzioni (500 le aziende che compongono il panel) che individua nel settore dei media il comparto che dovrebbe registrare il tasso di sviluppo più consistente (2,9%). Per contro sono gli addetti impiegati nei servizi finanziari a segnare l’indice di aumento più basso, e segnatamente al 2,3%, rispetto al 2,8% consolidato l’anno passato. In linea generale, si legge in una nota che accompagna il rapporto, le retribuzioni italiane viaggiano alla stessa velocità di quelle di Francia, Germania e Olanda e a un ritmo superiore rispetto a Spagna e Regno Unito.

Se guardiamo alle singole posizioni professionali, spicca - in relazione alla cura dimagrante che sta interessando molte banche italiane sul fronte dei costi e la conseguente revisione del contratto collettivo di settore al ribasso - la retribuzione annua lorda dei dirigenti del settore financial services, arrivata nel 2017 a 150mila euro rispetto alla media globale di 138mila. A giustificare questa apparente “dicotomia”, spiegano gli autori dello studio, è la struttura retributiva di cui beneficiano i direttori del settore finanziario (banche e assicurazioni), che negli ultimi anni può aver subito revisioni al ribasso per quel che concerne la componente fissa, ma hanno una componente variabile legata ai risultati che può pesare nell’ordine del 50%.

Praticamente allineati sono i compensi relativi agli ultimi dodici mesi per i top manager dell’industria farmaceutica, con una media di 149mila euro, mentre poco sotto figurano le figure di comando del settore media (139mila euro), energia (135mila), retail (125mila) e hi-tech (120mila).

La differenza di genere a livello retributivo è fra le evidenze più significative dell’indagine. Confrontando i livelli dei compensi su base annua di uomini e donne, infatti, emerge come il differenziale medio si attesti intorno al 5% e come vi siano una serie di specificità che meritano attenzione: le differenze sono quasi nulle al momento dell’ingresso in azienda per il personale neo-laureato ma crescono al 5-6% per la fascia “professional” (generalmente impiegati direttivi e quadri) e dei manager di prima fascia e arrivano al 10% per i ruoli più importati dell'organigramma aziendale. Nelle aziende italiane, questo il dato che amplifica la questione, l’85% dei ruoli di top management sono coperti da uomini e solo il 15% rimanente da donne.

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