Formazione
Skill digitali, le carenze universitare pesano sul mondo del lavoro
di Gianni Rusconi
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Il tema delle competenze, e di quelle legate alle nuove tecnologie, è quanto mai di stretta attualità e diventa (giustamente) oggetto di dibattito anche in sedi istituzionali. Ma quanto sono diffuse le conoscenze digitali e imprenditoriali degli studenti universitari italiani? E come la pensano gli Hr Manager in fatto di digital soft skill e di capacità di management dei talenti del futuro? A che punto è, inoltre, l’offerta formativa delle principali università della Penisola sui temi della trasformazione digitale?

La ricerca condotta da University2Business (società del Gruppo Digital360) in collaborazione con Enel Foundation ha provato a rispondere a queste domande e ne è emerso il seguente quadro di sintesi: solo il 30% (rispetto al 25% di due anni fa) degli oltre 2.160 studenti esaminati conferma conoscenze teoriche avanzate sul digitale applicato al business (mobile advertising, cloud, fatturazione elettronica e Big Data) e il 16% assicura di saper sviluppare software (il 29% sta imparando a farlo). Il dato più interessante e al tempo stesso preoccupante, anche se noto, è però un altro, e cioè quello che vede tre responsabili delle risorse umane su quattro (il 76% per la precisione, su un campione di 250 manager delle Hr intervistati) rimarcare come sia difficile individuare laureati con competenze digitali adeguate.

L’assunto che emerge dallo studio è quindi coerente con la dialettica che da mesi (o per meglio dire anni) accende la discussione sul tema dello skill gap in materia tecnologica. C’è un buco di competenze digitali da colmare e neppure la maggiore attenzione del Governo alla questione (vedi i progetti di formazione contenuti nel piano Industria 4.0) ha per il momento risolto il problema. Ben il 60% degli universitari, infatti, non ha sentito nominare alcune delle principali fenomeni dell’innovazione - come blockchain, Internet of Things e anche Industry 4.0 - e solo uno su cinque (il 21,5% in media, contro il 18,6% del 2015) vanta esperienza concreta nella gestione di progetti relativi a blog, social network o siti di e-commerce.

Fra gli universitari inizia per contro a manifestarsi un’attitudine al fare impresa (il 27% ha avuto almeno un’idea di business, anche se poi non sa cosa fare concretamente per avviarla) ma permane nella maggior parte dei casi un’incertezza di fondo circa l’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro: solo il 19% del campione esaminato crede, in proposito, che il digitale favorisca lo sviluppo di modelli di business innovativi e discontinui rispetto al passato. Dove sta la causa di questa scarsa affezione al tema? Forse nel numero di corsi universitari dedicati a questi temi? La ricerca ne ha riscontrati complessivamente 2.140 (su 4.200 corsi di laurea di 556 facoltà); quelli a indirizzo digitale sono diffusi in larga parte nelle facoltà informatiche e scarsi in quelle scientifiche, mentre i programmi di studio a indirizzo “imprenditoriale” sono ben presenti nelle facoltà economiche ma rari in quelle scientifiche e informatiche.

L’ultimo miglio di questa catena del valore, lo ribadiamo, è affetto da vizi e difetti che gli autori della ricerca sintetizzano in modo esplicito: le lacune digitali degli studenti rischiano di ritardarne l’ingresso nel mondo del lavoro. E questo perché oltre due imprese su tre considerano le competenze in questione requisiti molto importanti per assumere. Per contro non passa certo inosservato il fatto che siano ancora poche le imprese che investono nello sviluppo di competenze digitali (sono il 38% del totale) e imprenditoriali (il 28%) dei propri dipendenti e che soltanto un Hr Manager su quattro abbia effettuato una verifica delle skill presenti in azienda.

«Il gap di competenze degli studenti si sta riducendo – osserva comunque Andrea Rangone, Ceo di Digital360 – e lo prova il fatto che è raddoppiata la percentuale di coloro che hanno sviluppato progetti digitali, mentre è calata sensibilmente la quota di coloro prive di conoscenze teoriche e concrete. Ma non è sufficiente: una fetta ancora troppo grande degli universitari è ancora inconsapevole di quanto il digitale stia trasformando la cultura aziendale, i processi e i modelli di business, con una scarsa preparazione teorica e un’ancora più lacunosa competenza pratica».

La responsabilità, a detta ancora di Rangone, non è però solo dei giovani che stanno avvicinandosi al mondo del lavoro o dell’effettiva carenza e/o inadeguatezza dell’offerta formativa degli atenei italiani. È anche delle stesse imprese che lamentano un importante deficit a livello di disponibilità di giovani qualificati: «Le aziende devono fare la loro parte, aumentando gli investimenti in piani di formazione che mettano al centro competenze digitali e imprenditoriali». Il messaggio rimarca ulteriormente quale sia la strada maestra da seguire. E subito. Se tre aziende su quattro faticano a trovare laureati digitalmente preparati non c’è più tempo da perdere per invertire la tendenza.

07 FEBBRAIO 2018 | 09:53
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