Imprenditoria
Varsavia, Tallinn e Praga coltivano l’ambizione di diventare fintech-hub
di James Shotter
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Mateusz Morawiecki, primo ministro della Polonia, non fa mistero delle sue ambizioni in relazione al settore fintech del suo paese. «Non abbiamo potuto prendere parte alla rivoluzione industriale perché all’epoca il nostro paese non aveva un gran peso. Non abbiamo potuto prendere parte alla seconda rivoluzione dell’informazione perché avevamo un pessimo sistema e non eravamo autosufficienti. Ma adesso potremo prendere parte con successo alla rivoluzione digitale», ha detto all’inizio di quest’anno a una conferenza sulle nuove tecnologie svoltasi a Varsavia, durante la quale ha presentato la Polonia come un “fintech hub”.

La Polonia non è l'unico paese a coltivare simili ambizioni. Molte città dell’Europa centrale sono in competizione tra loro per attirare codificatori e imprenditori, nella speranza di potersi presentare come poli e centri nevralgici dei servizi finanziari del futuro. Varsavia, nel cuore del paese più popoloso dell’Europa centrale, ha opportunità migliori rispetto ad altre città. Il governo polacco intende dare la priorità nella sua agenda alla nascita di aziende fintech e la città è avvantaggiata da un settore bancario che non solo è il più grande dell’intera regione, ma anche tra i più innovativi. Gli enti di prestito polacchi in buona parte sono nati dalle macerie rimaste dopo il crollo del Comunismo, e sono molto meno oberati, rispetto ai loro omologhi dei paesi dell’Europa occidentale, da tecnologie obsolete. Spesso mBank e Alior sono citati tra i prestatori europei maggiormente all'avanguardia. BLIK, il servizio di pagamento su telefonia mobile più popolare in Polonia, non è stato creato da una start-up, ma da un consorzio di ben sei delle banche più importanti del paese.

«In Europa orientale, e in modo particolare in Polonia, il settore è stato costruito da zero dieci-quindici anni fa, e ogni cosa è stata concepita a partire dai criteri più importanti» dice Tomasz Czechowicz, direttore esecutivo di MCI, un gruppo di private equity che investe nella regione. «In Polonia all’interno delle banche c’è un’eccellente conoscenza della tecnologia». Le aziende locali cercano ancora spazi e vie di miglioramento, e parlano dei tassi introdotti di recente per complicare la vita alle start-up. Il ministro delle finanze polacco e l’ente di regolamentazione finanziaria sono al lavoro per trovare modalità con le quali esentare le aziende di fintech da alcune delle normative in vigore per le istituzioni finanziarie già affermate, ma devono ancora introdurre un sistema di riferimento di questo tipo. «Le fintech polacche hanno bisogno di una nuova tecnologia sandbox di regolamentazione» dice Kinga Stanislawska, che ha fondato Experior Venture Fund. «Più di ogni altra cosa, ci manca questo per permettere al settore di prosperare».

Anche la capitale dell’Estonia, Tallinn, offre alcuni vantaggi. Da quando ha conquistato l’indipendenza nel 1991, il piccolo stato baltico si è trasformato in uno dei governi più all’avanguardia in Europa dal punto di vista tecnologico e digitale e presta grande attenzione a curare questi aspetti. In tutto il paese il wi-fi è disponibile gratuitamente e le nuove aziende si possono registrare in meno di 20 minuti. «L’Estonia è chiaramente leader in termini di e-technology, e-finance e e-regulation” dice Stanislawska. Sono stati proprio alcuni progettisti estoni a inventare il software di Skype e il primo lavoratore dipendente di Skype, Taavet Hinrikus, poco dopo ha cofondato TransferWise, l’azienda di trasferimento di denaro internazionale peer-to-peer.

Il fatto che l’Estonia sia di così esigue dimensioni, tuttavia, implica che gli imprenditori spesso hanno la tentazione di dirigersi altrove per mettere insieme finanziamenti. Skype ha il suo quartiere generale in Lussemburgo, e TransferWise è stata fondata a Londra. Il governo estone sta facendo tutto il possibile per attirare talenti dall’estero. Nel 2014 ha dato vita a un programma «e-residency» che consente agli imprenditori di qualsiasi parte del mondo di registrare un’azienda in Estonia, effettuare online transazioni bancarie, la dichiarazione dei redditi e firmare documenti.

Nella Repubblica Ceca, anche Praga ha un panorama fintech in forte espansione, soprattutto nell’esoterico mondo delle tecnologie legate alla blockchain. «Tra gli hub, gli spazi di co-working e gli incubatori che iniziano a interessarsi alla tecnologia blockchain e alle criptovalute aumenta l’interesse» dice Alena Vranova, che ha cofondato SatoshiLabs, l’azienda che sta dietro Trezor, il primo portafoglio hardware per bitcoin. «Quando ho lasciato il settore bancario e ho iniziato a lavorare per bitcoin, mi hanno giudicato una persona alquanto avventurosa. Adesso, però, sia gli investitori sia le aziende vi prestano sempre maggiore attenzione». Il settore bancario di Praga è secondo soltanto a quello della capitale polacca, in termini di asset in Europa centrale. Zuzana Nehajova, a capo del centro di innovazione EY a Praga, dice che a pesare a favore della città ci sono anche «un panorama molto business-friendly, un’alta percentuale di specialisti in ITC nella forza lavoro, e infine la posizione strategica della Repubblica Ceca nel cuore dell'Europa».

Pur avendo una popolazione grande il triplo di quella di Tallinn, Praga però è priva di un grande mercato interno. Molti osservatori pensano che in definitiva Varsavia si presti a essere il luogo migliore per diventare un fintech hub. Anna Sieńko, che dirige CEE Technology a PwC, dice invece che secondo le sue previsioni non sarà un’unica città a predominare. «In Europa centrale si parlano molte lingue diverse, e la gente tende a restare nei rispettivi Paesi e a creare qualcosa lì, prima che altrove. Io penso che in definitiva ci sia spazio per più di un hub».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

2 GENNAIO 2018
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