Formazione
«Personal coach», la formazione continua ora è fatta su misura
di Marco Ceresa *
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In un mondo del lavoro sempre più flessibile e mutevole, così l’apprendimento continuo è l’unica via per mantenersi competitivi, per comprendere l’evoluzione della propria professione, per adattare con successo i processi alla trasformazione tecnologica. Una sfida che impone alle imprese di aggiornare i programmi di formazione, puntando anche su strumenti personalizzati. Come ci dicono gli stessi manager che oggi sentono l’esigenza di un «personal coach» in grado di offrire consigli utili allo sviluppo della propria carriera.

L’ultimo Randstad Workmonitor, la nostra indagine trimestrale sul mondo del lavoro, mostra come i lavoratori italiani abbiano ben compreso la necessità della formazione continua: la quasi totalità, ben il 96%, ritiene che sia fondamentale per migliorare la propria competitività sul mercato del lavoro, il 94% è convinto che sia una propria responsabilità e oltre due lavoratori su tre sono disposti a pagare per partecipare a programmi di formazione professionale. Ma la maggior parte dei lavoratori avverte oggi la presenza di un gap da colmare.

La realtà è che le imprese italiane stanno facendo la loro parte, ma a volte gli strumenti messi in campo non sono ancora sufficienti a soddisfare i bisogni di aggiornamento delle competenze. Una buona fetta dei lavoratori, il 71%, nell’ultimo anno ha svolto una o più attività di formazione, in maggioranza finanziate dai datori di lavoro. Oggi però si fa ricorso soprattutto ai classici corsi frontali o online, a conferenze o seminari, mentre c’è ancora poco spazio per gli strumenti personalizzati come le sessioni formative individuali o le consulenze di specialisti. In questo campo c’è una strada ancora da esplorare.

Ben il 48% dei lavoratori italiani dice di sentire il bisogno di un personal coach. Un dato molto rilevante, se si pensa che questa modalità di formazione innovativa è di recente introduzione in Italia e solo una ristretta minoranza ne ha già fatto esperienza: solo il 7% si è già rivolto a un professionista di questo tipo. Il trainer individuale cioè attrae già molti, ma lo conoscono ancora in pochi. I più interessati sono i giovani fra i 18 e i 24 anni, mentre all’aumentare dell’età cala l'interesse. Questi dati indicano soprattutto una necessità di cui dobbiamo cogliere l'urgenza.

Le ragioni per cui i manager italiani chiedono una formazione personalizzata sono l’evoluzione rapida delle competenze e il rischio di obsolescenza per effetto della rivoluzione tecnologica, la voglia di comprendere a fondo i percorsi di carriera in un mondo che corre a grande velocità, in cui molti modelli del passato sono stati travolti e certe certezze sembrano vacillare. Il personal coach è un strumento con cui un manager può mettere a fuoco la direzione verso cui rivolgere il suo impegno formativo, in modo da cogliere le trasformazioni del proprio settore, identificare le competenze necessarie a innovare i processi e migliorare le performance aziendali.

Tutti - operatori HR, imprenditori, manager, istituzioni - dobbiamo capire questa necessità e darle seguito. È un’opportunità per rilanciare la formazione e, attraverso l’apprendimento continuo, puntare all’obiettivo della competitività delle imprese. Perché l’investimento in formazione di un’impresa si ripaga due volte: un lavoratore formato esprime meglio il suo potenziale, è più motivato, più produttivo; ma un’azienda che offre formazione di qualità è anche più capace di attrarre e trattenere talenti, come dimostrano da diversi anni le indagini del Randstad Employer Brand. Ancora di più, oggi il successo di un’organizzazione dipende in gran parte dalle competenze dai membri che lo compongono. Senza formazione adeguata il rischio concreto per molte imprese è di condannarsi al declino.

Sia chiaro, non è facile mettere a punto piani formativi adeguati. Servono indagini in grado di misurare i bisogni, l’affiancamento di partner qualificati, un’offerta di strumenti su misura. Come sostiene Andrea Fiorenza nel suo libro «Alte prestazioni», oggi è difficile per le imprese riconoscere le potenzialità delle persone, rilevando talenti, valori, bisogni. Eppure questa comprensione è cruciale per pianificare una formazione di successo. Uno strumento utile può essere quello delle «ancore di carriera» di Edgar Schein, il questionario di autodiagnosi per la valutazione delle competenze professionali che aiuta a comprendere che cosa davvero motivi le persone in un certo ruolo. Attraverso le ancore si possono avvicinare le aspettative dei lavoratori e quelle delle imprese, per migliorare la soddisfazione sul posto di lavoro e di conseguenza le prestazioni delle organizzazioni.

Le strade per una formazione continua innovativa, personalizzata, realmente efficace sono molte e diverse. Ma una cosa è certa, questa sfida è da cogliere, per tutti. E chissà che possa essere d’aiuto anche un personal coach.

* Amministratore Delegato di Randstad Italia

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