Imprenditoria
Berlino, cresce il fascino della capitale tedesca delle start-up
di Jonathan Moules
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Quando si è trasferito a Berlino da Parigi per completare il suo master in management, Jerome Feys non immaginava che vi sarebbe rimasto per fondare una sua azienda. In parte, Feys aveva traslocato per affinare le sue competenze linguistiche in tedesco frequentando il campus di Berlino dell’ESCP, l’Europe Business School, e credendo che in ogni caso sarebbe tornato a Parigi o eventualmente di nuovo a Londra. Alla fine, però, ha deciso di restare nella capitale tedesca perché si è reso conto che era un luogo migliore nel quale concretizzare il suo sogno: lanciare una start-up tecnologica. «Le idee mi erano venute a Parigi, ma come trasformarle in realtà l’ho capito a Berlino».

Descritta da un suo ex sindaco come una notoria città «povera ma affascinante», Berlino da tempo attira imprenditori del mondo digitale grazie ai suoi affitti a prezzo contenuto, al suo sistema dei visti relativamente generoso e alla sua vivace cultura. Anche l’arrivo di private equity ha giovato: secondo la società di consulenze EY, nella prima metà del 2017 i venture capitalist hanno investito 2,16 miliardi di euro in 264 contratti complessivi tra equity e start-up con sede in Germania. Nella prima metà dell’anno scorso tale cifra aveva raggiunto soltanto i 972 milioni di euro per 248 contratti. Al centro di questa crescita c'è Berlino, una città cosmopolita dove si parla inglese un po’ dappertutto e che attira dall’estero un gran numero di imprenditori.

Secondo l’edizione 2016 del Deutscher Startup Monitor, un rapporto annuale sull’andamento del settore redatto dalla società di consulenze KPMG, il 30 per cento dei dipendenti di tutte le start-up in Germania arrivano dall’estero. Ma a Berlino tale tasso balza al 42 per cento. L’acquisizione nel 2015 di Here, la divisione cartine geografiche del gruppo tech finlandese Nokia, da parte delle case automobilistiche tedesche BMW, Daimler e Audi per 2,8 miliardi di euro è stata un primo segnale che ha fatto capire a tutto il mondo che Berlino può effettivamente contribuire a dare risultati significativi.

La tendenza al rialzo nell'attività del venture capital in Germania quest’anno in buona parte è stata il risultato di due grandi round di finanziamento da parte delle start-up con sede a Berlino. A maggio il servizio di consegna di pasti Delivery Hero ha ricevuto un investimento di 387 milioni di euro dal gruppo sudafricano online Naspers (ed è decollata il mese seguente a Francoforte raccogliendone altri per un miliardo di euro). Sempre a maggio, la piattaforma per auto usate Auto 1 Group ha messo insieme 360 milioni di euro dagli investitori tra i quali Baillie Gifford e Target Global in una raccolta fondi che ha portato il valore dell’azienda a 2,5 miliardi di euro. Gli studenti che frequentano i master in management presso l’ESCP sono sempre più interessati a lanciare nuove imprese: lo afferma Andreas Kaplan, docente di marketing e rettore del campus a Berlino dell’ESCP. Dieci anni fa, soltanto l’uno per cento degli studenti di questo corso fondava un’azienda dopo aver conseguito il diploma, ma l’anno scorso ci è riuscito il 14 per cento di loro.

Uno dei problemi di Berlino è la mancanza di un’industria locale a supporto delle nuove tech-ventures. A differenza di Londra, che è la capitale globale per ciò che concerne banche, istituti scolastici, media e moda, la principale fonte di occupazione a Berlino è quella dei posti di lavoro collegati al governo. E proprio questo spiega perché la scena imprenditoriale sia così importante per la città, dice il professor Kaplan: «Le start-up offrono moltissimi nuovi posti di lavoro».

L’azienda fondata da Jerome Feys con l’amico francese dai tempi dell’infanzia Jean-Baptiste Molle si chiama Vescape ed è un’app per il fitness che trasforma una normale cyclette da camera in una sorta di telecomando per videogiochi. Mentre Feys studiava a Berlino, Molle ha frequentato nel Regno Unito un master presso la London School of Economics. Per decidere quale città si prestasse meglio alla loro impresa nascente, i due hanno poi messo a confronto Londra e Berlino e alla fine hanno scelto la seconda perché gli affitti sono da tre a quattro volte inferiori a quelli della prima, ma anche perché, secondo quanto afferma Feys, hanno avuto la sensazione che il governo tedesco e la comunità locale potesse offrire loro maggiore sostegno. Poche settimane dopo il lancio della loro start-up, i due hanno vinto un premio di 100mila euro in un concorso patrocinato dal governo tedesco a supporto delle nuove imprese nelle prime fasi di attività.

La crescita di Berlino come nuovo centro per start-up ha ricevuto un forte incentivo l’anno scorso dagli eventi che hanno colpito il più importante centro concorrente in Europa per le start up: la città di Londra. A giugno, il giorno dopo il referendum indetto nel Regno Unito per decidere se uscire dall’Unione europea, un camion ha attraversato l’intero centro di Londra. Sulle sue fiancate compariva lo slogan: «Dear start-ups, keep calm and move to Berlin» («Care start-up, state calme e trasferitevi a Berlino»). Il camion è passato anche nei quartieri a est della città dove sorgono molte start-up tecnologiche.

Le business school berlinesi hanno cercato di sfruttare e rendere proficuo il fervido clima imprenditoriale che si è venuto a creare nella capitale tedesca. Alla ESMT Berlin, un istituto privato che sorge nel cuore della città, gli studenti del master in management si sono visti assegnare il compito di escogitare qualcosa di nuovo da lanciare nel mondo del business, che poi hanno dovuto presentare durante una sfida tra start-up inserita a pieno titolo nel loro curriculum di studi.

Lisa Makarova e Ruben Portz si sono incontrati a quel corso: lì hanno messo a punto il business plan di JetEight, un sistema automatizzato di prenotazione e noleggio di jet privati che hanno poi lanciato ufficialmente ad aprile. Makarova era arrivata a Berlino da Mosca cinque anni prima, con l’intenzione iniziale di restare soltanto un semestre nell’ambito del suo corso di studi russo. Ma la vita studentesca nella capitale tedesca le è piaciuta al punto che ha deciso di rimanervi, trasferendosi in un’università tedesca per completare gli studi e laurearsi. Tra gli altri fattori che l’hanno convinta a restare, Makarova parla in particolare del basso costo della vita: per un appartamento in periferia, migliore di qualsiasi altro potesse sperare di trovare a Mosca, paga solo 200 euro al mese. In ogni caso, ammette che anche altre città europee offrono diversi vantaggi per le start-up.

Benché Makarova and Portz siano intenzionati a mantenere a Berlino la sede centrale della loro start-up, stanno prendendo in considerazione l’idea di aprire un secondo ufficio a Londra, perché la capitale inglese è il cuore globale degli agenti che noleggiano jet privati. «A Berlino è facile avere il sostegno degli altri imprenditori e investitori per la propria start-up», dice Portz. «Ma tutti i nostri contatti nel settore dell’aeronautica e tutte le nostre relazioni con i partner sono a Londra».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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