Imprenditoria
Talvolta la cosa migliore che può fare il fondatore di un’azienda è... vendere
di Andy Bounds
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Nel 2010 Dean Hoyle ha venduto la sua azienda di biglietti d’auguri per 400 milioni di sterline: oggi quella società è quotata in Borsa e ne vale più di un miliardo. Ha qualche rimpianto? «Niente affatto», dice il cofondatore di Card Factory, la catena di vendite al dettaglio di biglietti d’auguri nel Regno Unito. «Che cosa potrei fare con un miliardo di sterline che non posso già fare con 400 milioni?». Il cinquantenne Hoyle è fortunato a essere così ottimista: per molti imprenditori, infatti, è assai difficile abbandonare la propria “creatura”.

Alcuni sono costretti a restarvi per un certo periodo, se lo prevede il contratto di vendita, perché spesso gli acquirenti vogliono tutelarsi nei confronti del rischio che la società possa crollare senza la forza e il carisma del suo fondatore. Altri, invece, insistono per restare soltanto perché non sono pronti a distaccarsene.
Una ricerca condotta da Coutts, la banca privata, nel 2012 ha scoperto che tra gli imprenditori del Regno Unito che hanno venduto la loro azienda soltanto un quarto è andato in pensione. Il resto ha proseguito a lavorare in varie mansioni: il 74 per cento come consulente per altre aziende, il 65 per cento investendo in un’altra azienda e la metà dedicandosi alla filantropia. Più della metà ha creato un’altra azienda per conto proprio.

La vendita a un private equity di Card Factory, fondata da Hoyle insieme alla moglie Janet nel 1997, gli ha permesso di dedicarsi alle altre sue passioni: i tre figli e la squadra di calcio dell’Huddersfield Town di sua proprietà e che presiede. «Ho portato la mia attività da un prestito di 10mila sterline a un valore ebitda di 60 milioni di sterline. Nel corso di quei 12 anni ho visto pochissimo i miei figli che trascorrevano sempre i fine-settimana dai nonni. Poi ho sentito la necessità di trovare un equilibrio tra vita e lavoro».

Dopo aver venduto a Charterhouse Capital Partners, Hoyle è rimasto presidente non esecutivo dell’azienda e, quando questa è decollata nel 2014, ha rassegnato le dimissioni diventando un direttore non esecutivo. Non ha più quote né alcun ruolo preciso in Card Factory, anche se ammette di provare ancora una fitta di orgoglio quando passa davanti a un negozio. «Ha il medesimo logo semplice di sempre: ricordo benissimo quando l’ho disegnato nel salotto di casa mia».

In alcuni casi i fondatori si rendono conto di aver commesso un errore a prendere strade diverse rispetto alle loro ex aziende. La Silicon Valley è da tempo testimone di una vera e propria abitudine dei fondatori a tornare. Nel 1997 Steve Jobs tornò a salvare la Apple dal fallimento, mentre nel 2004 Michael Dell lasciò l’azienda che portava il suo nome per farvi ritorno tre anni dopo, e nel 2013 se la ricomprò. Invece di uscire del tutto dalle loro aziende, molti imprenditori decidono di mettersi in tasca una bella fetta di azioni e di proseguire restando al timone. Ciò consente loro di disporre di liquidi, di diversificare i rischi, di ricevere capitali per espandersi. Con le private equity che di solito pretendono un rendimento nel giro di cinque-sette anni, però, le pressioni a trovare nuovi investitori o a vendere tutto sono considerevoli.

In ogni caso, la riluttanza ad andare avanti, una volta venduto, potrebbe essere sconsiderata. «I Ceo fondatori in grado di compiere un’analisi delle proprie competenze e abbandonare i ruoli di leader quando più opportuno probabilmente danno alle loro aziende le maggiori possibilità di successo a lungo termine» dice Suren Dutia, fellow presso la Kauffman Foundation negli Usa che effettua ricerche e offre consulenze agli imprenditori.

Hoyle non ha avuto riserve di questo tipo e ha fatto ritorno come presidente della catena The Chain per il settore cartoleria, libri e regalistica. Ora che i suoi figli sono più grandi, ha tempo per un altro lavoro e vuole dimostrare che il commercio al dettaglio ha un futuro. «Le occasioni non arrivano tutti i giorni. Si tratta di un’azienda nella quale posso ripetere ciò che ho già fatto e che si adatta perfettamente alle mie competenze. Io credo che nella vita passiamo attraverso varie fasi: ora che ho denaro in banca, ho comprato la casa per le vacanze e ho tempo da trascorrere in famiglia, sono pronto per lavorare!».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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