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«Generazione Z» e lavoro: i nativi digitali si presentano alle aziende
di Gianni Rusconi
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I giovani talenti italiani sono sempre più preparati a un ambiente di lavoro digitale e sono una risorsa fondamentale per contribuire al processo di trasformazione delle grandi aziende, a patto che queste siano in grado di diventare partner della loro crescita professionale. Un assunto che sta diventando una sorta di ritornello e che una nuova ricerca di Accenture Strategy dedicata alle aspettative della Generazione Z (i nati tra il 1993 e il 1999) e dei Millennials (nati fra il 1980 e il 1992) nei confronti del mondo del lavoro conferma con il supporto dei numeri.

L’87% degli oltre duemila studenti che si laureeranno nel 2017 e che si sono laureati nel biennio precedente intervistati in Italia (l’indagine è stata condotta tra gennaio e febbraio anche in Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti) considera infatti le opportunità occupazionali prima di scegliere il percorso universitario; un’indicazione importante, che trova sponda nel fatto che la maggioranza dei giovani, nell’ottica di trovare il primo impiego, ritiene più importante acquisire competenze pratiche attraverso un’esperienza lavorativa durante il percorso universitario che non il conseguimento stesso della laurea.

Gli aspiranti nuovi manager, insomma, vogliono entrare nel mondo delle professioni preparati e i laureati di quest’anno, in particolare, i primi della Generazione Z ad affacciarsi alle aziende, dimostrano di avere un approccio pragmatico e innovativo al tempo stesso. Tre su quattro concordano in proposito su come la loro formazione durante gli studi sia stata utile per prepararli al mercato del lavoro, ma c’è una consapevolezza diffusa che il percorso di apprendimento sia solo un punto di partenza: i laureati guardano infatti al datore di lavoro come a un partner per la loro crescita professionale e l’86% si aspetta in tal senso che la prima azienda pronta ad impiegarli offra training formativi.

Nei sogni lavorativi della Generazione Z c’è soprattutto la grande organizzazione, meta preferita dopo l’università per il 29% dei nuovi laureati italiani. Una percentuale, si legge nello studio, in linea con le evidenze emerse anche negli altri Paesi oggetto di indagine (il dato medio è del 23%) e che conferma indirettamente una tendenza che si sta consolidando negli Stati Uniti, dove la ricerca è stata condotta per il quinto anno consecutivo. Oltreoceano si è arrestato infatti il fenomeno che vedeva le generazioni precedenti scegliere di avviare la propria esperienza lavorativa in realtà più piccole e con una «cultura da startup».

In cambio di un percorso lavorativo stimolante, caratterizzato da formazione ed esperienza internazionale, i giovani laureati offrono capacità di portare ai loro futuri datori di lavoro un potenziale salto in avanti in termini di competenze e mindset digitali.

Un “baratto” che Stefano Trombetta, Managing Director Accenture Strategy, Talent & Organization per Italia, Europa Centrale e Grecia, ha inquadrato così: «I giovani talenti rappresentano il principale motore del cambiamento e dell’innovazione, per questo sono fondamentali per le aziende e per quelle grandi in particolare, verso le quali i nuovi laureati hanno elevate aspettative in termini di formazione e sviluppo personale, ben prima di concludere gli studi».

Da questo presupposto ecco scaturire un invito a procedere molto esplicito, un obbligo se vogliamo, a tutte le organizzazioni che intendono essere attrattive per i talenti. Quale? Quello di saper offrire opportunità di lavoro stimolanti e impostare esperienze di crescita personalizzate, rafforzando, come spiega ancora Trombetta, «la collaborazione con le università e attivando modalità innovative per entrare in contatto con loro anche prima della laurea». Da parte loro i nuovi laureati, almeno quelli del campione italiano, si presentano all’appuntamento con il primo impiego con la dote della flessibilità: l’83% considera di accettare tirocinio non retribuito dopo la laurea in caso non sia disponibile un lavoro a pagamento e l’82% è disposto a trasferirsi per un’offerta di lavoro.

La Generazione Z che bussa al mondo del lavoro si dichiara inoltre anche fedele, visto e considerato che il 59% di chi ha completato l’iter universitario assicura di voler rimanere con il primo datore di lavoro per tre o più anni. Quanto alle loro principali attitudini, lo studio di Accenture ha rilevato come oltre i due terzi dei nuovi laureati della Penisola abbia intrapreso corsi di formazione dedicati al digitale, alla programmazione e all’informatica più in generale. La conoscenza delle tecnologie non è però tutto. I nativi digitali ritengono la comunicazione (nel 39% dei casi), il problem solving (nel 36%) e le capacità organizzative (nel 31%) le prime skill per essere attrattivi nei confronti dei datori di lavoro.

31 LUGLIO 2017 | 06:31
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