Gestione Aziendale
Così la Corea si prepara alla riforma dei conglomerati societari
dal nostro corrispondente Stefano Carrer
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Dopo che la Corea del Sud ha eletto un presidente - Moon Jae-in - che ha promesso di promuovere ampie riforme presso i grandi conglomerati (chaebol), si sono rafforzate le attese di cambiamenti nella loro struttura e nel loro management strategico. In attesa di verificare quanto la mano pubblica inciderà o meno con pressioni legislative e amministrative, già si profilano due modelli alternativi di riforma nella struttura dei grandi conglomerati sudcoreani, tra forti sollecitazioni per una maggiore trasparenza gestionale dopo un’intera epoca di management opaco - e collusivo con la politica - che ha consentito a singole famiglie di dominare in ogni singola società affiliata anche con quote minime di capitale: un modello Samsung e un modello Lotte.

Samsung Electronics ha chiarito che non intende adottare una struttura di holding, sostenendo che i possibili benefici non compenserebbero ostacoli e svantaggi e la modifica non apporterebbe maggior valore agli azionisti ne' sosterrebbe meglio una crescita a lungo termine, tanto più in vista della introduzione di nuove leggi che renderebbe la struttura di holding ancora meno vantaggiosa. Lotte, invece, ha ceduto alle pressioni del pubblico e degli azionisti annunciando la volontà di creare una holding che semplificherà la sue rete di incroci azionari: il numero di cross-shareholding interno al gruppo scenderà da 67 a 18.

Sia Samsung sia Lotte hanno visto calare sui loro vertici una mannaia giudiziaria a causa delle loro relazioni pericolose con la politica, nel quadro di una atmosfera da «Mani pulite» che ha portato all’impeachment e alla rimozione della presidente Park. Il vicepresidente e leader di fatto di Samsung, Jay Y. Lee, è finito in carcere con l’accusa di favori alla presidente in cambio dell’approvazione di enti pubblici a una controversa fusione infragruppo da cui l’influenza della sua famiglia è uscita rafforzata. Il chairman di Lotte, Shin Dong-bin, invece è stato incriminato (senza arresto) sia per il sospetto di tangenti alla Park (come Lee) sia per separate accuse di appropriazioni indebite.

Anche se in apparenza la scelta di Samsung è meno favorevole alle richieste degli azionisti di minoranza, il gruppo è nella posizione migliore per soddisfare molte richieste dei soci: il titolo viaggia a gonfie vele in Borsa e gli utili sono a livelli record; può quindi gratificare gli azionisti con aumenti del dividendo e riacquisto di azioni proprie (il board ha approvato un piano per cancellare azioni nella tesoreria del gruppo fino a un ammontare di 40mila miliardi di won (oltre 35 miliardi di dollari). Lotte, invece, tuttora invischiata in una faida tra membri della famiglia dominante, deve affrontare numerosi venti contrari, da ultimo le conseguenze di un semiboicottaggio economico cinese in quanto ha venduto allo Stato il terreno su cui è stato installato il sistema antimissilistico americano THAAD (che Pechino vede come una minaccia alla sua stessa sicurezza nazionale più che come un deterrente contro le minacce nordcoreane).

Quattro società quotate facenti capo al gruppo – Lotte Confectionery, Lotte Chilsung Beverage, Lotte Food e Lotte Shopping – si divideranno ciascuna tra casa madre e operatività in modo che le quattro holding possano poi confluire in una singola entità che dovrebbe detenere almeno il 20% delle aziende operative. Il presidente Shin dovrebbe risultare il maggiore azionista della superholding – che finirà per essere quotata - con una quota tra il 20 e il 30 per cento. C’è peraltro chi ha criticato il piano in quanto esclude dal riassetto Hotel Lotte, che parrebbe il candidato naturale come nucleo di una struttura di holding. Di sicuro, l’opinione pubblica è stanca di uno stile ereditario e familista di controllo sulle aziende, mentre gli investitori istituzionali stranieri hanno moltiplicato le pressioni per sostanziali cambiamenti.

«Temo che una rivoluzione nella corporate governance dei chaebol non avverrà - afferma il professor Jung Kyu-Chul del Korea Development Institute-. Le famiglie proprietarie detengono troppo potere. Ma una certa evoluzione è nell’aria e su questo punto non guastano le pressioni del fondi di investimenti stranieri, il cui ruolo da noi resta comunque un po’ controverso».

Alcuni giorni fa c’è stato un segnale di attivismo delle autorità contro un chaebol automobilistico: le autorità hanno imposto per la prima volta a Hyundai Motor e Kia Motor di richiamare in officina 240mila veicoli in Corea del Sud, in seguito a difetti che potrebbe concernere la sicurezza, che erano stati inizialmente resi pubblici da un giovane ingegnere che aveva fatto la soffiata. Il Ministero ha anche inviato un esposto alla magistratura perché indaghi su presunti tentativi di insabbiamento del problema da parte del management.

Il nuovo presidente ha anche ventilato altre ipotesi finalizzate a introdurre maggiore trasparenza e controlli nel management dei grandi gruppi e per eliminare le loro collusioni con la politica. Da un lato, il governo potrebbe introdurre la possibilità di voto elettronico nelle assemblee societarie, favorendo quindi la partecipazione degli azionisti minoranza. Dall’altro, si darà da fare per rendere più trasparenti le decisioni del gigantesco Fondo pensioni pubblico, che ha quote significative in parecchie grandi aziende del Paese e che è stato coinvolto nello scandalo che ha portato in carcere sia l’ex presidente Park sia il leader di fatto di Samsung, Jay Y. Lee.

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